Quando il mimo Marcel Marceau salvò decine di orfani dai nazisti

Quando il mimo Marcel Marceau salvò decine di orfani dai nazisti

Se cammino contro il vento e creo la tempesta, il pubblico non deve indovinare che c’è il vento. Bisogna che veda, che senta il peso e il volume del vento […]. Questa è l’arte del mimo: riuscire a far scaturire dal nulla la lotta dell’uomo tra sogno e realtà. Tra il comico e il tragico. La pantomima è veramente ‘l’ora della verità’.

Così Marcel Marceau, il più grande e celebre mimo della storia dello spettacolo, erede di Charlie Chaplin, Buster Keaton, Jacques Tati, e allievo per la mimica di Étienne Decroux, commentava una delle sue pantomime più note, quella dell’uomo che cammina controvento. Una pantomima che lo ha reso di fatto l’inventore del moonwalk popolarizzato da Michael Jackson.

Aggiungeva che la sua arte era simile alla musica. Poiché i caratteri del mimo, poetico, ellittico, comico (con esito tragico o assurdo), sono subordinati alla concretezza e all’universalità del sentimento che viene comunicato.

Marcel Marceau, soprattutto con il dolce e malinconico personaggio Bip—un fratello minore di Charlot: volto bianco di biacca, bocca rossa come il fiore che tiene in mano, tuba, pantaloni bianchi e maglia a righe—ha inventato mille piccole parabole esistenziali. Talvolta comiche come Il domatore di leoni (video sotto). Talvolta “astratte” e amare, come il Fabbricante di maschere. Di fronte a tutte ancora oggi è possibile riconoscersi e commuoversi. Ha “mimato” in calzamaglia capolavori della letteratura, come “Il cappotto” di Gogol. Ha recitato in opere di musica moderna come “Histoire du soldat” di Stravinskij. È stato anche pittore raffinato, ispirato da Ensor e Chagall.

Come ha detto Elisa Guzzo Vaccarino in una puntata di Wikiradio dedicata all’artista, tutta la carriera di Marceau ruotava sull’illusione del gesto che fa vedere l’invisibile. L’episodio di cui oggi parliamo ruota proprio attorno a uno di quei gesti miracolosi. In un contesto in cui, per di più, in gioco non c’era lo spettacolo, ma la vita.

Quando Marcel Marceau salvò dalla deportazione decine di orfani facendogli credere di portarli in gita

Marcel Marceau, nato nel 1923, si chiamava in realtà Marcel Mongel e proveniva da una famiglia ebraica francese. Il padre era un macellaio Kosher. Da ragazzo studiò recitazione con Charles Dullin, maestro di Antonin Artaud, e avrebbe debuttato come mimo solo vari anni dopo: prima ci fu la guerra, che gli portò via il padre, deportato e ucciso ad Auschwitz. Membro della Resistenza francese, Marcel adolescente si impegnò a portare clandestinamente fino al confine svizzero molti bambini ebrei nascosti in orfanotrofi parigini. Lo fece diverse volte all’inizio degli anni ’40. Questo video di “Great Big Story” ti racconta la vicenda.

A Philippe Mora, autore di un controverso documentario sulla vita privata di Hitler—Swastika (1973)—Marceau, che militava nella resistenza assieme al padre del regista, ha raccontato che, poiché i nazisti non ispezionavano mai sandwich che contenevano maionese per evitare di macchiarsi l’uniforme, i documenti di identità dei bambini venivano nascosti proprio dentro ai sandwich: inseriti in carta anti-unto e poi ricoperti di maionese.

Ma non fu questo il gesto che faceva vedere l’invisibile. Bensì il fatto che Marceau fece vestire i bambini da campeggiatori, da boy scout, e li intrattenne mimando, al punto da fargli credere che stessero facendo una gita di piacere. Ha ricordato Georges Loinger:

Ai bambini Marcel piaceva, si sentivano al sicuro con lui. Doveva sembrare che i bambini stessero semplicemente andando a trascorrere le vacanze in una casa vicino il confine con la Svizzera. Marcel seppe metterli davvero a proprio agio.

E ancora Philippe Mora:

Marceau iniziò a mimare, per far stare tranquilli i bambini mentre fuggivano. Tutto questo non aveva nulla a che fare con lo spettacolo. Stava mimando per la vita.

Un umile grande uomo

L’aneddoto è stato confermato—con l’umiltà sincera che distingueva l’artista, attento a non “gonfiare” i propri meriti—dallo stesso Marcel Marceau nel 2001, durante il discorso di accettazione della Medaglia Wallenberg per la filantropia.

Nella stessa occasione Marceau ha confermato che la sua prima performance come mimo fu a guerra conclusa, a Francoforte, per l’esercito statunitense. Dunque, di fronte a quei bambini che stava salvando, il giovane attivista della Resistenza francese Marcel Mongel potrebbe aver vissuto, senza esserne pienamente consapevole, la sua “ora della verità”. Che l’avrebbe portato non molto tempo dopo a diventare il mimo Marcel Marceau. Il quale una volta ha detto, riferendosi al silenzio del mimo:

Le persone che sono tornate dai campi di concentramento non sono mai state in grado di parlarne.

Immagine: Copertina