Marcel Proust: guida a uno degli scrittori più talentuosi di sempre

Marcel Proust: guida a uno degli scrittori più talentuosi di sempre

Quando si tratta di annoverare gli scrittori che hanno dimostrato più talento e sensibilità nella prosa, non si può non menzionare Marcel Proust. Fondamentalmente lo scrittore francese è noto per un’opera in particolare—Alla Ricerca Del Tempo Perduto—a cui dedicò buona parte del suo tempo, ma i sette volumi che la compongono testimoniano un virtuosismo stilistico da vero e proprio maestro.

Le vicissitudini letterarie precedenti di Proust, infatti, sembrano quasi esclusivamente mirare al raggiungimento di una maestria nella scrittura, che gli sarebbe servita poi per portare a termine il romanzo della sua vita nel miglior modo possibile. Gli altri lavori dello scrittore—pochi a dire il vero—rappresentano insomma una sorta di apprendistato.

Proust nasce a Parigi nel 1871, primogenito di una famiglia benestante e colta che fin dall’infanzia gli trasmette l’amore per la letteratura. Gli anni della fanciullezza sono determinanti per il suo futuro: Alla Ricerca del Tempo Perduto, in fondo, altro non è che un compendio in prosa sullo scorrere del tempo e sull’importanza della memoria e del ricordo. La casa di campagna dei nonni, i rapporti con le domestiche di casa, gli odori che si sentivano dalla finestra della sua camera: le impressioni che il mondo ha sul piccolo Marcel, e che si depositano nella sua memoria, rappresentano una miniera da cui in futuro attingerà a piene mani per il suo capolavoro.

Dopo aver conseguito la maturità classica nel 1889, e aver svolto una breve carriera militare, Marcel entra a far parte del circolo mondano dei giovani intellettuali di Parigi: partecipa agli incontri dei salotti più attivi, stringe amicizie con importanti editori e giornalisti dell’epoca, e soprattutto comincia a coltivare le sue ambizioni letterarie.

Nel 1894 pubblica infatti il suo primo libro, I Piaceri e I Giorni, una raccolta di prose poetiche che ottiene una fredda accoglienza dal mondo intellettuale di cui bramava l’approvazione. Fino alla pubblicazione del primo volume del suo celebre romanzo, infatti, Proust verrà ritenuto dai critici letterari parigini niente più che un dilettante con aspirazioni troppo alte.

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In questo periodo comincia a scrivere saggi e articoli per varie riviste e quotidiani, e si getta su diversi progetti letterari che non vedranno mai la luce, se non dopo la morte. Proust cerca di elaborare un proprio stile, e per calibrarlo si cimenta in esercizi di pastiche: una tecnica letteraria che mira a imitare lo stile di altri scrittori.

Nel 1908 comincia a prendere appunti su ambientazioni e personaggi che confluiranno in Alla Ricerca del Tempo Perduto, e l’anno successivo ha abbastanza materiale e sicurezza per potersi mettere al lavoro. L’ardore per un progetto che finalmente lo convince fino in fondo, e il peggioramento della sua cagionevole salute, lo spingono a isolarsi da quella vita mondana che lo aveva sempre nutrito. Si rinchiude nella sua casa di Boulevard Haussmann, e passa il suo tempo a scrivere in una stanza foderata di sughero, per alienarsi completamente dal mondo esterno. Questo ritiro letterario, durerà fino alla morte.

Nel 1913 esce il primo volume dell’Opera, Dalla Parte di Swann, pubblicato a spese dell’autore. I successivi tre volumi verranno pubblicati nel 1919, nel 1920 e nel 1922, mentre gli altri tre usciranno postumi—l’ultimo, Il Tempo Ritrovato, viene pubblicato nel 1927. Il romanzo, nella sua interezza, ripercorre e racconta l’intera vita di un uomo—dall’infanzia fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale—e contiene tutto l’intento filosofico e letterario a cui Proust mirava.

Alla Ricerca del Tempo Perduto è un’opera che tenta di assoggettare, attraverso il linguaggio e la sistematizzazione umana dei ricordi, il peso dello scorrere del tempo: di individuare il modo in cui l’uomo può collocarsi in esso, e trovarvi un significato. In parole povere, di vincere l’inesorabile strada che porta alla morte.

Per farlo Proust, quasi come un chirurgo, si serve della prosa: sezionandoli con il suo periodare—tecnicamente perfetto—lo scrittore isola i ricordi della sua vita, nel tentativo di cristallizzarli. Così, la descrizione di un profumo o di un colore, non è semplicemente fine a se stessa, ma rientra in una cornice che assume significato quando viene osservata nella sua totalità.

Marcel muore il 18 novembre 1922, in seguito all’aggravarsi di una bronchite mal curata, ma riesce comunque a concludere quello che unanimemente è considerata un’opera fondamentale del Novecento. Lo scrittore che nei salotti parigini veniva considerato un mediocre, insomma, diventa un titano immortale della letteratura.

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