Una visita nelle Marche sulle tracce di Lorenzo Lotto

Una visita nelle Marche sulle tracce di Lorenzo Lotto

Sia per temperamento che per necessità, molti artisti devono spostarsi continuamente. Nelle antologie d’arte, in tal senso, possiamo trovare diversi esempi: Tamara de Lempicka, Pablo Picasso, Paul Gauguin.

Questi sono alcuni dei nomi dei più grandi degli ultimi due secoli, ma se volgiamo lo sguardo fino al Rinascimento tra gli artisti dall’indole “nomade” spicca sicuramente uno dei più grandi: Lorenzo Lotto. Il pittore veneziano era introverso, considerato anticonformista per le sue visioni pittoriche—tanto da essere alla fine emarginato dall’intellighenzia della laguna che aveva preso a modello lo stile di Tiziano.

Forse perché incompreso, forse perché amava spostarsi, o forse per entrambi i motivi, Lorenzo Lotto si spostò e viaggiò davvero tantissimo—tanto che non si è mai riusciti a ricostruire tutti i suoi spostamenti nella nostra penisola. Sappiamo, però, che amava molto le zone considerate nel Rinascimento come “periferiche”. E, al di là dell’esperienza di Bergamo, sembra proprio che il pittore fosse davvero innamorato delle Marche.

A testimoniarlo è la presenza sul web di lorenzolottomarche, un sito che permette di poter organizzare una sorta di tour della regione in otto tappe—ovvero otto città, dove sono custoditi diversi patrimoni incommensurabili dell’artista. Abbiamo scelto per te otto dipinti, uno per ogni tappa.

Madonna delle rose, 1526

Custodita nella Pinacoteca Civica di Jesi, l’opera è formata da una tavola quadrata con la Madonna, il bambino e i santi Giuseppe e Girolamo e da una lunetta con i santi Francesco e Chiara. Il titolo “Madonna delle rose” deriva dal roseto che si vede sulla sinistra e dai petali sparsi. “Il nucleo concettuale del quadro sta nella contrapposizione dialettica tra due diversi modi di rapportarsi al dato religioso: a Giuseppe spetta l’abbraccio affettuoso del figlio, a Girolamo l’interpretazione del tempo che si è compiuto”, si legge sul sito lorenzolottomarche.

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San Rocco, 1549

Rocco di Montpellier, noto come san Rocco, è stato un pellegrino e taumaturgo francese vissuto nel XIV secolo. È il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste. È una delle figure, infatti, più presenti nelle rappresentazioni di Lorenzo Lotto. In questo caso specifico, l’opera—che era parte di un dittico—rappresenta san Rocco che mostra un “bubbone infetto invitando a fare affidamento sulla benevolenza divina per ottenere la guarigione”. Il quadro è visibile nella Galleria Nazionale delle Marche, a Urbino.

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Pala dell’alabarda, 1539

“Pala dell’Alabarda” è un dipinto che rappresenta una conversazione tra i santi Stefano, Giovanni evangelista, Simone e Lorenzo ed è firmato “Lorenzo Lotto”, sul primo gradino. Per poterlo vedere, bisogna recarsi alla Pinacoteca Civica “Francesco Podesti” di Ancona.

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Cristo e l’Adultera, 1548-50

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, è l’invocazione al perdono che Gesù, nel Vangelo, proferisce quando viene chiamato dagli scribi e dai farisei del Tempio a giudicare la lapidazione di una donna che ha tradito il marito. Questo episodio è stato dipinto tra il 1548 e 1550 da Lorenzo Lotto: Cristo è al centro e ha il braccio alzato che sembra protegga l’adultera. Il dipinto è conservato al Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto.

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Annunciazione, 1527-29

Conservato nel Museo civico Villa Colloredo Mels a Recanati, firmato “L.Lotus”, e famoso con il nome di “Annunciazione di Recanati”, questo è uno dei dipinti più famosi dell’artista veneziano. Come puoi vedere, Lotto scelse una composizione davvero particolare per i tempi: mentre l’arcangelo Gabriele irrompe con un giglio bianco in mano, Maria alza le mani in segno di sorpresa e volge lo sguardo verso lo spettatore.

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La Crocifissione, 1529-34

“La Crocifissione” è un dipinto conservato nella chiesa di Santa Maria della Pietà in Telusiano a Monte San Giusto. Commissionato all’epoca per l’altare principale, il dipinto ha come focus principale il tema della pietà, interpretata in una doppia chiave compositiva: da un lato la crocifissione, dall’altro lo svenimento della Vergine—che si fondono in un’unica rappresentazione.

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La Madonna del Rosario, 1539

“La Madonna del Rosario” è uno dei capolavori di Lorenzo Lotto, tra i più grandi e complessi. Gli venne commissionato dai domenicani per l’altare principale della chiesa di san Domenico—dove si trova attualmente—nella cittadina di Cingoli. Tra i personaggi in basso c’è san Domenico, con il rosario in mano, che volge lo sguardo verso la vergine con in grembo il bambino Gesù. Al di sopra di tutto, invece, si trova un graticcio con quindici medaglioni con stampe popolari dedicate al Rosario e rappresentazioni medievali dell’Albero della Vita.

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Madonna in gloria e santi, 1548

Conservato nella Chiesa Arcipretale di s. Maria nella città di Mogliano, il dipinto “Madonna in gloria e santi” è un tributo alla Gloria di Maria. Al di là di essa, però, sono fondamentali i quattro spettatori che le volgono lo sguardo. Sono: san Giovanni Battista (in funzione del Battesimo); sant’Antonio da Padova (in funzione della Cresima); la Maddalena (in funzione dell’Estrema Unzione) e Giuseppe (in funzione del sacramento del Matrimonio). Si tratta di un dipinto—in un periodo ampiamente controriformistico—che cercava di preservare e celebrare la tradizione cristiana.

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