Marina Abramović e Ulay, una performance d'amore lunga 12 anni

Marina Abramović e Ulay, una performance d'amore lunga 12 anni

Una performance totalizzante. Questo è stato l’amore tra Marina Abramović e Ulay. I due artisti si conobbero ad Amsterdam nel 1976, lei serba, lui tedesco. Erano nati lo stesso giorno, ma non era l’unica cosa che li accomunava. Avrebbero condiviso la scena dei più importanti musei del mondo con l’arte della performance. “Non avevo mai avuto un rapporto con una donna, e nemmeno con un uomo, che arrivasse a quel grado di simbiosi.”

Che cos’è una performance? Marina l’ha definita così: “È una costruzione mentale e fisica, che l’interprete realizza in un tempo specifico e in uno spazio di fronte a un pubblico. È un dialogo con l’energia. Il pubblico e l’interprete realizzano il pezzo insieme”.

Per dodici anni i due artisti hanno esplorato i limiti del corpo e delle relazioni umane. Spesso le loro esibizioni sono state estreme: come ad esempio “Death Self”. Un bacio lunghissimo da togliere il fiato. Senza mai staccarsi, ma respirando l’uno l’aria dell’altra, fino a quando si perdono i sensi. Per mostrare quella capacità che ognuno di noi ha di assorbire e cambiare, fino a distruggere, la vita dell’altra persona, anche se amata.

Gli oggetti di scena che hanno contraddistinto la prima parte della carriera di Marina (coltelli, lamette e pistole… tutto rigorosamente vero e pericoloso) con l’incontro di Ulay si ritrasformano in amore e fiducia. Una delle performance più note della coppia è “Rest Energy“. Marina ha un arco puntato dritto al suo cuore, il suo destino è legato a Ulay, lui può decidere se lasciare o no partire la freccia. “Per fare questo lavoro”, ha detto l’artista serba: “devi avere cieca fiducia in qualcuno”.

Per anni i due artisti fondono, quella che Marina chiama, “l’energia femminile e maschile insieme”. Ma poi i rapporti si logorano.  “Non abbiamo fatto telefonate, come fanno i normali esseri umani, per dirsi è la fine”.

Nel 1988, partendo da due punti opposti della Grande muraglia cinese—lui dal deserto del Gobi e lei dal Mar Giallo—camminarono per tre mesi, percorrendo 2500 chilometri, per ritrovarsi al centro della muraglia, per abbracciarsi un’ultima volta e dirsi addio.

Ma non c’è niente di scontato nella vita di questi due artisti. Più di 20 anni dopo, nella performance di Marina “The Artist is Present” tenuta al MoMA, al tavolo davanti a lei, a sua insaputa, si siede Ulay. È un momento struggente. Piangono, si sfiorano le mani, lui sussurra qualcosa prima di andare via. E tutta la loro storia d’amore si legge con chiarezza nei loro occhi.

Immagine via YouTube