Le fotografie di Mario Giacomelli trasformano il paesaggio italiano in quadri astratti

Le fotografie di Mario Giacomelli trasformano il paesaggio italiano in quadri astratti

La vigilia di Natale del 1953 un uomo qualunque di 28 anni, tipografo, comprò la sua prima macchina fotografica e andò nella spiaggia della sua città, Senigalliauna delle perle dell’Adriatico, per scattare alcune fotografie.

Una di queste, poi intitolata L’approdo, ritrae semplicemente una scarpa che affiora da un’onda che si sta ritirando dalla battigia: con questo scatto l’autore, che non aveva mai partecipato a un corso di fotografia, decise di iscriversi ad alcuni concorsi fotoamatoriali: nasce così artisticamente Mario Giacomelli (1925-2000), uno dei maestri della fotografia in bianco e nero.

Le foto di Giacomelli, spesso in movimento, caratterizzate da tempi lunghi di scatto, forti contrasti e accorgimenti particolari (tra cui manipolazioni della macchina fotografica o utilizzo di negativo scaduto), mostrano che nel suo caso la tecnica era uno strumento completamente al servizio della visione personale: la realtà di partenza è un pretesto per ricercare nei volti, negli oggetti e nel paesaggio un senso del tutto nuovo.

I lavori di Giacomelli diventarono presto famosi nel mondo: la sua opera più celebre, Il bambino di Scanno, tratta da una serie dedicata all’omonimo paese abruzzese—amato anche da un altro grande fotografo, Henri Cartier-Bresson—fu esposta nel 1964 al MoMA di New York, accanto a opere di artisti del calibro di Richard Avedon.

La carriera dell’artista è un percorso lungo 50 anni che dalla ritrattistica approderà all’arte informale. Inizialmente l’autodidatta Giacomelli, fotografando amici parenti e compaesani, poteva apparire vicino ai principi del neorealismo

Negli anni Cinquanta e Sessanta tuttavia, dedicandosi al genere reportage, documentò con uno sguardo personale, sempre più distante dal neorealismo, aspetti della vita italiana del secondo dopoguerra: ad esempio, nella bellissima serie intitolata Puglia e in quella, delicata e umoristica, dedicata ai momenti di ricreazione della vita dei seminaristi di Senigallia, intitolata Pretini.

In seguito, il suo stile iniziò a tendere sempre più verso l’astrattismo: alcune serie ritraggono soltanto sezioni di tronchi d’albero o intrecci di fili di ferro. Lo sguardo e le tecniche di Giacomelli deformavano il paesaggio: la costa marchigiana nelle sue foto diventava un luogo irriconoscibile e interiorizzato.

I paesaggi di Giacomelli

Appassionato di poesia, dagli anni Ottanta Giacomelli realizza serie fotografiche ispirandosi a testi di autori anche molto celebri, fra cui Leopardi, Emily Dickinson, Edgar Lee Masters, Jorge Luis Borges.

Ma è ancora soprattutto sul paesaggio che Giacomelli esercita la sua immaginazione: il territorio contadino italiano, visto attraverso i suoi occhi, si trasforma in un luogo del tutto favolistico.

Oppure, si riduce a un accostamento di forme solcate da linee, come nelle immagini della serie Presa di coscienza sulla natura.

Due alberi. Una diagonale che separa in due un campo arso dalla canicola estiva. Una composizione fatta di linee tangenti e un nuovo punto di vista su uno degli scenari più comuni della campagna italiana. Con questa stampa celebriamo il grande fotografo Mario Giacomelli (1925-2000) nel giorno della sua nascita. ⠀ ⠀ Two trees. A diagonal line cutting in two a field parched by the summer heat wave. A composition made of tangent lines and a new point of view on the most common italian countryside landscape. Today we celebrate the great photographer Mario Giacomelli (1925-2000). ⠀ ⠀ Mario Giacomelli – Presa di coscienza sulla natura Stampa in bianconero ai sali d'argento su carta baritata – 26,5 x 39,5 cm Aggiudicazione 2.500 € ⠀ ⠀ #FinarteAste #Finarte #ArtQuotes #auctionHouse #Milan #MarioGiacomelli #Milano #photography #fotografia #art #asta #giacomelli #blackandwhite #photographer #borntoday #nascevaoggi #photo #bianconero #landscape #summer #paesaggio #print #countryside #campagna #italia #agosto #estate

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O ancora, in campiture di grigio, di nero e di bianco, in cui le figure umane appaiono precarie, totalmente sfocate, come nei paesaggi di Metamorfosi della terra.

Trovare un significato univoco alle opere di Giacomelli è impossibile: l’autore stesso sosteneva che ognuno può vedervi ciò che vuole.

Una cosa è certa: Giacomelli ha cercato di avvicinarsi il più possibile alla raffigurazione delle sensazioni più difficili a comunicarsi. Come indica del resto una sua citazione: “Le cose più importanti sono quelle che non sono riuscito a fotografare”.

L’intera opera di Giacomelli è raccolta nell’archivio a lui intitolato, gestito dagli eredi. Fra i numerosi volumi dedicati all’artista spiccano La mia vita intera, un’autobiografia in forma di intervista, e il catalogo La figura nera aspetta il bianco.

Immagini: Copertina