Massimo Troisi: guida a uno dei più grandi attori comici italiani di sempre

Massimo Troisi: guida a uno dei più grandi attori comici italiani di sempre

Se Alberto Sordi ha incarnato in pieno la commedia romana moderna, Massimo Troisi è stato sicuramente colui che ha più di tutti simboleggiato quella napoletana. Prima come comico televisivo, e poi come attore al cinema.

Interprete comico, dal grandissimo talento espressivo, Troisi ha rappresentato in modo a volte atipico il suo essere partenopeo. Mostrando anche sfumature malinconiche della sua comicità.

L’infanzia e la passione per lo spettacolo

Nato il 19 febbraio 1953 a San Giorgio a Cremano, un piccolo paese vicino Napoli, Massimo Troisi trascorre l’infanzia e l’adolescenza in una grande casa di campagna in cui oltre alla sua famiglia abitano anche i nonni, gli zii e i cugini. Una situazione in cui è difficile trovare un po’ di intimità. Ma in cui non mancano mai compagni di giochi per mettere su piccole recite.

La passione del giovane, infatti, è lo spettacolo. E già al liceo comincia a interessarsi al teatro, iniziando a recitare in un gruppo comico chiamato I Saraceni. Nel gruppo facevano parte molti giovani attori che ben presto diventeranno noti. Lello Arena—con cui Troisi stringerà un vero e proprio sodalizio nella prima parte della sua carriera— Enzo Decaro, Valeria Pezza e Niko Mucci.

I primi spettacoli comici

Alla fine degli anni Settanta il gruppo cambia nome in La Smorfia. I giovani comici cominciano a recitare al teatro Sancarluccio di Napoli e ottengono un successo di pubblico sempre più incoraggiante. Un piccolo agente li nota in uno dei loro spettacoli, e consiglia loro di sperimentare altre forme di espressione. Come la radio o la televisione.
Dopo l’esperienza radiofonica di Cordialmente insieme, nel 1976 il gruppo comincia a partecipare ad alcune puntate del programma televisivo Non Stop. Nel 1979 è la volta del programma Luna Park. Grazie a cui ottengono un grande successo di pubblico e lanciano alcuni tormentoni televisivi.

Il cinema e il successo

Il membro più promettente del gruppo è Troisi. Convinto da alcuni amici e colleghi a tentare l’esperienza cinematografica, nel 1981 scrive, dirige e interpreta come protagonista il film cult Ricomincio da tre. Il film sancisce la nascita di una nuova stella nel mondo della commedia italiana.
Alcune scene sono esilaranti. E rimangono nell’immaginario collettivo ancora oggi. Nei due anni successivi Troisi prende parte a diversi lavori cinematografici—sia come attore che come attore-regista—che anche se non ottengono il successo dell’esordio, contribuiscono comunque a renderlo estremamente popolare in tutta Italia. Fra questi si ricordano No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982) e Scusate il ritardo (1983).

Il sodalizio con Roberto Benigni

Il 1984 segna un nuovo sodalizio per Troisi: insieme a Roberto Benigni scrive, dirige e interpreta Non ci resta che piangere, che ancora oggi è considerato un vero e proprio capolavoro della commedia italiana. Nonostante avessero passato svariati mesi a scrivere il soggetto, il copione era ridotto veramente all’osso, e in quasi ogni scena del film gli attori dovevano improvvisare. Una situazione che esaltò in modo decisivo il talento comico di Troisi, protagonista di alcune scene indimenticabili.

Dopo la curiosa interpretazione offerta in Hotel Colonial di Cinzia Torrini, del 1985, Troisi torna alla regia in solitaria con Le vie del Signore sono finite.

Il regista Ettore Scola alla fine degli anni Ottanta lo scrittura per ben tre film. Che ottengono tutti un discreto successo. Splendor (1989), Che ora è (1989)—con cui vince il premio come migliore attore protagonista alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990).

Il ritorno alla regia

Ma il talento dell’attore e regista napoletano si nota soprattutto quando si può esprimere liberamente. E quindi nel 1991 torna alla regia con il film, Pensavo fosse Amore… invece era un calesse. Nel 1994 ha l’opportunità di partecipare come protagonista alla sua prima produzione estera. Interpretando il film che forse lo ha appassionato di più: Il Postino, di Michael Radford. Il film è un capolavoro, e viene nominato a cinque categorie del premio Oscar, vincendo quello per la miglior colonna sonora.

Purtroppo, però, questo film è anche l’ultimo interpretato dal grande attore napoletano: pochi mesi prima di iniziare le riprese Troisi aveva scoperto che le valvole artificiali che gli erano state impiantate al cuore anni prima, si erano deteriorate, e durante l’intervento per cambiarle aveva avuto un infarto.

Nonostante il medico caldeggiasse il trapianto, l’attore napoletano decise di girare il film prima dell’intervento: molte scene più faticose dovette girarle facendosi sostituire da controfigure, ma riuscì comunque a finire il film. Ventiquattro ore dopo aver terminato le riprese, il 4 giugno 1994, Troisi ebbe un secondo infarto, e morì.

Immagini: Copertina