Chi era Mata Hari, l'agente segreto più famoso della storia

Chi era Mata Hari, l'agente segreto più famoso della storia

Mata Hari era una donna estremamente intelligente, teatrante consumata, colta. Era molto pericolosa

Così la figlia di Pierre Bouchardon, magistrato nell’inchiesta che coinvolse la donna, racconta Mata Hari. L’agente segreto più famoso della storia. Una figura affascinante che ancora oggi è avvolta nel mistero. Una donna che ha rappresentato lo splendore della Belle Époque. Come in Italia Luisa Casati. Ma che poi è diventata, forse suo malgrado, un simbolo di “tradimento politico” e “collaborazionismo”.

La sua è una storia tanto straordinaria quanto complessa. Non c’è, ancora oggi, una certezza schiacciante della sua colpevolezza. Quello che è sicuro è che la sua parabola ha attraversato la Francia in un momento in cui per portare avanti la guerra aveva bisogno di sacrificare un capro espiatorio.

L’infanzia in Olanda

Mata Hari è lo pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle. Nata a Leeuwarden, Margaretha è una bambina di una bellezza anomala per i canoni estetici olandesi. Pelle ambrata, occhi neri.

La gente la trovava indisponente. Era diversa da noi, era superiore a noi, la invidiavamo, come un’orchidea tra i fiori di campo.

Il padre era un commerciante e proprietario di un mulino. Vivevano bene, in un antico palazzo al centro della città. Fino al 1891, almeno. Quando gli affari cominciano ad andar male, e innescano lo sfascio del nucleo familiare. I genitori si separano, lei viene prima affidata alla madre, poi dopo la sua morte, si trasferisce a Sneek dal padrino e poi ancora a L’Aia da uno zio. Legge tantissimo e ha molti spasimanti. Ma in maniera del tutto inaspettata risponde a un’inserzione matrimoniale e si sposa, nel 1895, con il capitano Rudolph Mac Leod. Ha 20 anni più di lei. Avrà due figli, dai destini tristemente e precocemente segnati.

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Margaretha e Rudolph Mac Leod nel 1897. via

L’Indonesia e la passione per la danza

A causa del lavoro del marito la coppia si trasferisce da Amsterdam in Indonesia. Prima a Giava poi a Sumatra. Non è un matrimonio felice. Tanti i litigi, anche per colpa dell’alcol di cui lui abusa. La vita è eccessivamente spartana. Molti gli spostamenti.

Un amico del marito la porta un giorno a vedere uno spettacolo di danza tradizionale. All’interno di un tempio. È una folgorazione. Capisce, in un certo senso, che quello sarà il suo futuro. Quella musica e quei gesti sono irresistibili. Ma per ora è soltanto una parentesi, perché la morte precoce del figlioletto e il tifo spingono la coppia a tornare in Olanda.

Anche il nucleo familiare creato da Margaretha si rivela troppo fragile. E come quello dei suoi genitori si sgretola. Siamo nell’agosto del 1902. La bambina viene data in custodia al padre, e lei torna dallo zio a L’Aia. Proprio quando la sua vita sembra ritornare al punto di partenza, decide di sfidare la sorte e parte per Parigi. Non conosce nessuno. Saranno mesi molto duri.

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L’esibizione al Museo Guimet di Parigi, 13 marzo 1905. via

Parigi e il successo

Si mantiene facendo la modella per un pittore. Prova anche nel mondo del teatro ma i risultati sono deludenti. Molto probabilmente si prostituisce. Torna in Olanda in preda allo sconforto solo per ripartire per la capitale francese l’anno dopo. Ha la fortuna (e la furbizia) di incontrare il barone Henri de Marguérie, di cui diventa l’amante. Prima vive con lui al Grand Hotel e poi le prende in affitto un piccolo appartamento. Conosce l’impresario Molier che ha, tra le altre cose, un circo. Si presenta come “amazzone”. Sa cavalcare. E poi sa anche ballare.

Quando mostra a Molier, dopo molte insistenze, i suoi balli esotici, lui rimane incantato. Nella danza la donna si toglie, un velo dopo l’altro, l’intero vestito. È un successo. Dal febbraio 1905 inizia la sua carriera di danzatrice. Si esibisce prima in casa, per feste di beneficenza. Anche i giornali iniziano a parlare di lei. Come una “danzatrice misteriosa e bellissima venuta dall’oriente che ha fatto della propria nudità un’arte sublime”. Si fa chiamare, per ora, Lady Mac Leod. Come il suo ex marito.

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Mata Hari all’apice del successo, nel 1906. via

Il secondo momento di svolta arriva quando conosce l’industriale e collezionista, Guimet. La invita a esibirsi al suo museo, è il 13 marzo 1905. È lui che sceglie il suo nuovo nome d’arte. D’ora in poi sarà Mata Hari. In malese vuol dire “Occhio dell’alba”. Si esibisce anche in locali molto noti di Parigi, tra cui il Moulin Rouge.

La nascita di Mata Hari

Margaretha, non è esagerato dirlo, si costruire un personaggio. Nell’Europa di quegli anni, quasi nessuno conosceva quella parte di mondo in cui lei era stata con il marito. L’oriente, anche attraverso un retrogusto kitsch, esercita un grande fascino. Rilascia, per questo, interviste nelle quali gonfia, mente e ritocca la sua biografia. A volte dice di essere nata a Giava. Altre di aver praticato la caccia alle tigri. In una afferma che quando stava in Spagna un torero si era ucciso durante una corrida perché respinto da lei.

Nei templi segreti ho assistito alle esibizioni delle danzatrici sacre davanti ai simulacri più esclusivi di Shiva […] Ho sangue indù nelle vene.

I commenti alle sue esibizioni sono estasiati: non soltanto “artista sublime”, ma anche “la donna che è lei stessa danza”. Mata Hari è un fenomeno non soltanto in Francia. Il suo nome comincia a stare sulla bocca di tutti. Uomini e donne. “Il mito vivente cui nessun uomo è stato insensibile”. Va in tour in Spagna, e anche in Italia. Giacomo Puccini si dichiara suo ammiratore. Si esibisce anche alla Scala di Milano nel dicembre 1911. Il direttore d’orchestra, Tullio Serafin, dice:

Mata Hari è una donna eccezionale, dall’eleganza perfetta e con un senso poetico innato.

Si unisce sempre più spesso con uomini facoltosi. Il suo stile di vita è lussuoso ed esagerato. Nel 1914 si trova a Berlino, quando viene assassinato Francesco Ferdinando, sta per esplodere la Prima guerra mondiale e la Belle Époque arriva alla sua conclusione brusca.

Mata Hari, 1906

Mata Hari, 1906. via

Lo scoppio della Prima guerra mondiale

Inizialmente trattenuta a Berlino, riesce a far ritorno in Olanda grazie a un industriale suo connazionale che conosce proprio nella capitale tedesca. All’inizio del conflitto la sua vita non sembra aver subito traumi. Si sposta da Amsterdam a Parigi, dai suoi numerosi amanti. Conosce il console tedesco, Alfred von Kremer. È lui, il primo, a chiedere a Mata Hari se vuole lavorare per il servizio segreto tedesco. Non si sa se la donna accetti.

È il momento di puntualizzare una cosa: tutte le informazioni che seguiranno, infatti, vengono a galla durante il processo che la coinvolgerà qualche anno dopo. Un processo che ancora oggi nasconde più di una falla. Non essendo mai stata trovata una serie di prove schiaccianti sul ruolo di collaborazionista di Mata Hari.

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Mata Hari, 1915. via

Secondo le carte dell’accusa sarebbe stata istruita dalla famosissima spia Fräulein Doktor (la cui identità resta tuttora avvolta nel mistero). Prima viene identificata come l’agente “H21” poi come “AF44”.

“Si tratta di una ricostruzione dei francesi che non fu mai accertata con sicurezza”, ha detto il giornalista Paolo Soldini: “Era chiaro invece che aveva collaborato con i francesi”.

La spia per i francesi

Un giorno avvicina il capitano Georges Ladoux, a capo dei servizi segreti francesi. Gli confessa che i tedeschi le hanno offerto di collaborare e gli dice che invece può arruolarsi al servizio della Francia. Chiede un milione di franchi: le sue conoscenze (molte delle quali suoi amanti) sono di un certo livello e hanno bisogno di un trattamento economico adeguato. Secondo le carte del processo qui inizierebbe una pericolosissima attività di doppio gioco. Mata Hari condividerebbe le informazioni sia con il console tedesco che con il capitano francese.

L’arresto a Parigi

All’inizio del 1917, quando Mata Hari torna a Parigi viene arrestata. È il 13 febbraio. È accusata dalla Repubblica francese di spionaggio e di complicità con il nemico. L’arresto ha l’effetto di una bomba mediatica.

Come prima cosa lei nega tutto e si dichiara totalmente estranea a ogni vicenda di spionaggio. L’accusa non ha prove schiaccianti (non le avrà mai), ma Mata Hari deve delle spiegazioni. Deve giustificare ad esempio le grosse somme che riceve da più fronti. A segnare il suo destino però sono le trascrizioni dei messaggi tedeschi in cui si parla dell’agente H21. Mata Hari, appunto. I tedeschi sapevano già che i loro messaggi erano stati decriptati dai francesi. Il motivo per cui fanno il nome di Mata Hari, durante una di queste intercettazioni, è forse quello di voler far fuori una pedina importante dello spionaggio dei nemici. Lei si professa sempre innocente.

Non so nulla della vostra guerra, non ho mai saputo più di quanto i giornali hanno detto. Non ho mai cercato informazioni da nessuna parte e da nessuno. Le ripeto per la centesima volta che non ho fatto dello spionaggio in Francia e non lo farò mai.

Il processo

Il processo però aveva bisogno di un colpevole. Il destino di Mata Hari è segnato. Gli ufficiali, dei quali era stata l’amante, provano a difenderla, ma sarà tutto vano. L’ufficiale russo Masslov, l’unico uomo del quale Mata Hari sia stata realmente innamorata, durante il processo definisce la storia con lei soltanto “un’avventura”. È un durissimo colpo emotivo per la donna. L’inchiesta viene chiusa con il rinvio a giudizio. Al processo i giudici emettono la sentenza di colpevolezza:

In nome del popolo francese, il Consiglio condanna all’unanimità la suddetta Margaretha Geertuida Zelle alla pena di morte e al pagamento delle spese processuali.

L’avvocato, dopo aver visto respingersi l’istanza di riesame, chiede la grazia al Presidente della Repubblica francese, Poincaré. Ma viene respinta.

L’esecuzione

Alle quattro del mattino del 15 ottobre 1917 Mata Hari con straordinaria dignità chiede di essere battezzata, indossa un vestito bianco, un cappello di paglia e dei guanti. Chiede ai gendarmi di spedire tre lettere. Una per la figlia, una per il capitano Masslov e un’altra per l’ambasciatore d’Olanda. Non verranno mai spedite.

Mata Hari chiede di non indossare la benda. I colpi dei fucili, per non sfigurare il suo corpo, vengono sparati per lo più di striscio. Su undici proiettili, soltanto uno è mortale. Al petto. Nessuno reclama il corpo, nessuno dei suoi amanti si farà avanti per raccoglierne la salma. E così, viene sepolta in una fossa comune.

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Mata Hari, il giorno dell’arresto. via

Per approfondire il mito di Mata Hari: ti consigliamo i libri di Giuseppe Scaraffia, Gli ultimi giorni di Mata Hari e Russell Warren Howe, Mata Hari. La vera storia della più affascinante spia del nostro secolo. Inoltre puoi ascoltare un’interessantissima puntata di Wikiradio di Paolo Soldini. Ti consigliamo anche il film omonimo, del 1931, con Greta Garbo nei panni dell’agente segreto.