Matteo Garrone, guida al regista di

Matteo Garrone, guida al regista di "Gomorra"

Nel panorama cinematografico italiano, Matteo Garrone è sicuramente tra i migliori registi degli ultimi anni. Per capirlo, basta citare il suo più grande successo: Gomorra. Il film, ispirato dall’omonimo best seller di Roberto Saviano, ha avuto un grande riscontro a livello d’incassi, pubblico e critica.

Paolo Mereghetti, il più noto critico cinematografico del Corriere della Sera, dopo aver visto la pellicola incentrata su cinque storie legate alla camorra, ha scritto: “A volte la verità è più sconvolgente ancora, a volte il film diventa il mezzo con cui una realtà irraccontabile prende forma. Una forma che il regista usa con un rigore e una moralità dello sguardo davvero encomiabile. Come i veri grandi sanno fare”.

Tutto questo prima che il film  vincesse il Grand Prix Speciale della giuria al Festival di Cannes, cinque European Film Awards, sette David di Donatello e una nomination ai Golden Globe per il miglior film straniero.

Matteo Garrone nasce a Roma il 15 ottobre 1968, in un contesto che stimola fin da subito la creatività. Il padre, Nico Garrone, è un critico teatrale; la madre, Donatella Rimoldi, una fotografa—entrambi frequentano il mondo dello spettacolo.

Il giovane Matteo riesce così a prendere il meglio da tutte queste situazioni: inizia a muovere i primi passi iscrivendosi al Liceo artistico Ripetta, a lavorare come aiuto-operatore, per poi dedicarsi a tempo pieno alla pittura.

Almeno fino a quando inizia a girare un po’ per gioco qualche cortometraggio, tra cui “Silhouette”. Con quest’ultimo vince il Festival Sacher organizzato dal regista Nanni Moretti, rimasto impressionato dalle abilità autoriali, fra l’amatoriale e il neorealistico, del giovane regista.

Ringalluzzito dalla vittoria, Garrone inizia così a girare il suo primo lungometraggio, “Terra di mezzo“, che racconta tre diverse storie d’immigrazione nella capitale italiana. Intuizione che gli fa ottenere il Premio speciale della giuria al Festival Cinemagiovani di Torino nel 1997.

A questo punto è ufficiale che Garrone abbia trovato la sua strada nel cinema. Dopo aver diretto il documentario “Bienvenido Espirito Santo” e altri cortometraggi, si dedica nel 1998 al suo secondo film “Ospiti“, incentrato sempre, con minimalismo visivo, sul tema dell’immigrazione.

Nel 2000, poi, esce il film “Estate romana“. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione “Cinema del presente”, il lungometraggio è una sorta di via di mezzo tra un film e un documentario, che nella cornice della Roma pre-giubileo racconta dei superstiti dell’avanguardia teatrale romana degli anni Settanta.

Il nome di Garrone, però, inizia a diffondersi davvero grazie alle pellicole “L’imbalsamatore” (2002) e “Primo amore” (2003). Entrambi i film sono lavori più maturi: presentano la realtà in maniera noir, essenziale, senza orpelli.

Dopo aver raggiunto la vera popolarità nel 2008 con “Gomorra”, Garrone torna a Cannes con “Reality“. Il titolo del film attinge dalla diffusione di questi nuovi tipi di format nella tv italiana, ma in realtà sembra più un racconto pirandelliano.

A tal proposito, sempre il Mereghetti ha scritto: “Reality non è un film sulla televisione e le sue chimere ma piuttosto una riflessione—in chiave antropologica, di studio sull’uomo—sulla confusione tra la realtà e la sua rappresentazione. E sull’impoverimento dell’immaginario popolare”.

Infine, il penultimo film di Garrone in ordine cronologico è “Il racconto dei racconti (2015), un affresco fantastico del periodo barocco, interpretato da un cast internazionale, tra cui  Salma Hayek, Vincent Cassel e Toby Jones. Ai David di Donatello la pellicola ha vinto sette statuette, regia compresa.

E’ uscito invece nel 2018 Dogman, pellicola ispirata al tragico fatto di cronaca del Canaro, l’omicidio del pugile Giancarlo Ricci, avvenuto nel 1988 a Roma per mano di Pietro De Negri, detto “er canaro” perché era toelettatore per cani. Il film cupo, essenziale, è girato in una location cara al regista, il Villaggio Coppola a Caserta, dove aveva precedentemente girato L’imbalsamatore. La storia è un ritratto doloroso e struggente di un rapporto vittima-carnefice, una tematica che collega un po’ tutta la filmografia di Garrone. Il film ha vinto molti premi ed è uno dei migliori film del regista.
Immagine via Flickr