Alcuni storici hanno ricostruito il menù dell'Ultima Cena

Alcuni storici hanno ricostruito il menù dell'Ultima Cena

L’Ultima Cena è uno dei momenti più iconici della religione cristiana: l’ultimo pasto che Gesù consumò con gli apostoli nel Cenacolo prima della sua morte. Oltre a essere descritto in tutti e quattro i Vangeli del Nuovo Testamento, questo momento è stato immortalato da un’infinità di pittori, il più celebre dei quali è Leonardo da Vinci.

Questo tipo di quadri solitamente includevano molte simbologie, spesso associate alla scelta dei cibi da mostrare sulla tavola imbandita dell’Ultima Cena. Molti dei cibi, però, difficilmente furono realmente consumati da Gesù e dagli apostoli. Come ad esempio i pesci che simboleggiano Cristo, o le ciliegie che simboleggiano il sangue versato sulla Croce.

Molti storici nel corso del tempo hanno cercato di ricostruire il “menù veritiero” dell’Ultima Cena, fra cui Lauretta Colonnelli, che ha in seguito pubblicato un libro sull’argomento: La Tavola di Dio. In questo lungo saggio, Colonnelli ricostruisce non soltanto l’origine dei piatti consumati, ma anche i riti e le usanze che avvenivano durante i pasti cerimoniali.

L’Ultima Cena, come sappiamo, avvenne durante il Pesach—la Pasqua ebraica—e il menù tradizionale di questa festività religiosa prevedeva dei piatti specifici. Fra cui erbe amare, pane azzimo, agnello arrostito, vino rosso, e charoset (un dolce a base di frutta secca).

Le erbe amare—la cicoria selvatica, il sedano, o la lattuga—venivano assaporate in piccoli bocconi intinti in una salsa, anch’essa amarognola, e servivano a simboleggiare le angherie subite dagli ebrei da parte degli egizi. Anche il charoset serviva a simboleggiare la schiavitù subita: l’impasto di frutta secca ricordava il fango con cui gli ebrei univano i mattoni per le costruzioni che erano obbligati a erigere.

Inoltre, il vino che tradizionalmente si consumava durante il Pesach non era puro: veniva infatti diluito con acqua e miele, in quanto il vino schietto e l’ebrezza venivano considerati un’offesa a Dio. Solitamente si mescolavano due parti di acqua e miele, e una di vino rosso. L’agnello arrosto, invece, veniva consumato in quanto simbolo di purezza.

Tra l’altro, durante il pasto i commensali seguivano regole di comportamento precise: non ci si serviva mai dallo stesso piatto da portata in due, e si aspettava che fosse colui che aveva cucinato il cibo a servire i commensali. Le porzioni erano molto esigue, perché il pasto cerimoniale era un vero e proprio rito, e dimostrare ingordigia era considerato peccato.

Prima di sedersi a tavola, poi, si dovevano fare delle abluzioni purificatrici: i commensali facevano insieme un bagno—i romani solitamente optavano per le sorgenti termali—e durante questo rito venivano consumate delle porzioni di frutta secca, che venivano considerate un “antipasto preparatorio”.

Immagini: Copertina