Michelangelo Buonarroti, il protagonista del Rinascimento italiano

Michelangelo Buonarroti, il protagonista del Rinascimento italiano

Quando si cita Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564) è impossibile non associare il suo nome al Rinascimento italiano: un periodo di grande splendore che vide un rinato interesse per gli studi classici dalla metà del XIV secolo fino al XVI secolo. In realtà, a pensarci bene, si tratta più che altro di una collocazione temporale quasi convenzionale, in quanto tutto ciò che venne partorito in quest’epoca sembra essere diventato immortale. Basti pensare al Canzoniere di Francesco Petrarca, all’Ultima cena di Leonardo Da Vinci (considerato il rivale di Michelangelo) e alla Scuola di Atene di Raffaello Sanzio.

[advertise id=”hello-amazon”]

Michelangelo Buonarroti nacque a Caprese, in provincia di Arezzo, da una famiglia di nobili che stava perdendo pian piano la propria influenza nei palazzi fiorentini. In questo contesto, però, l’artista ebbe la fortuna di avere un mentore di primo ordine: Domenico Ghirlandaio, ritrattista ufficiale dell’alta borghesia fiorentina ai tempi di Lorenzo il Magnifico.

Ghirlandaio, che comprese fin da subito le innate capacità del suo allievo, fece in modo che Michelangelo potesse completare la sua formazione presso il Giardino di San Marco, un’accademia fiorentina che preparava gli artisti più ambiti dai mecenati dell’epoca. Nel corso della sua vita, Michelangelo ebbe diversi mecenati dalla sua (il cardinale Jacopo Galli, Papa Alessandro VI, Papa Giulio II), grazie ai quali poté trascorrere una vita piuttosto agiata.

All’età di soli 23 anni, Michelangelo realizzò una delle sue opere considerate tra le più importanti di sempre: la Pietà vaticana. Conservata attualmente nella Basilica di San Pietro, l’opera in marmo (altezza 174 cm, larghezza 195 cm, profondità 69 cm) venne realizzata dall’artista tra il 1497 e il 1499. Rappresenta la Vergine Maria vestita con un Cristo morente e nudo in braccio.

michelangelo

Non doveva essere semplice, però, gestire i rapporti con Michelangelo: conscio delle sue abilità, l’artista era solito perorare le sue idee e negoziare. Per esempio è noto l’episodio in cui si fece pagare il doppio dal cliente Agnolo Doni, il quale aveva provato a pagare meno del prezzo pattuito il dipinto che aveva commissionato all’artista.

La seconda opera più famosa di Michelangelo è il David, scultura marmorea realizzata tra il 1501 e il 1504, e conservata attualmente alla Galleria dell’Accademia a Firenze. L’opera, alta 517 centimetri (basamento escluso), rappresenta l’eroe biblico Davide mentre si appresta ad affrontare Golia ed è considerata l’ideale di bellezza maschile nell’arte—un po’ come la Venere di Botticelli è considerata il canone di bellezza femminile.

michelangelo

Parlando di pittura, invece, gli affreschi sulla volta della Cappella Sistina sono il capolavoro assoluto di Michelangelo. Tra le scene bibliche realizzate tra il 1508 e il 1512 per volere di Giulio II, spicca indubbiamente la Creazione di Adamo: realizzata nelle famose “sedici giornate”, rappresenta l’incontro tra l’uomo e Dio. Secondo diversi studi, inoltre, il perimetro al cui interno troviamo Dio e gli angeli potrebbe rappresentare un cervello umano.

michelangelo

Dopo la morte di Michelangelo avvenuta a Roma nel 1564, molti artisti vollero ispirarsi al suo stile. Nacque così il “manierismo”, una tendenza artistica—“alla maniera di…”—che ha caratterizzato la cultura figurativa del XVI secolo e dei primi anni del XVII, basata soprattutto sull’emulazione dei modelli michelangioleschi e raffaelleschi.

michelangelo

Questa che vedi qui sopra, invece, è la Pietà Rondanini, l’opera incompiuta di Michelangelo conservata al Castello Sforzesco di Milano.

Immagini | Copertina | 1 | 23