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Le "Ore del Giorno": una delle opere più struggenti di Michelangelo

Visitando Firenze, non dovresti assolutamente mancare una visita alla Sagrestia Nuova delle Cappelle Medicee. Michelangelo vi ha lasciato una delle testimonianze più emozionanti dell’intera sua produzione. I sepolcri dei duchi Giuliano e Lorenzo de’ Medici, adornati dalle monumentali quattro “Ore del Giorno”.

Due importanti storici dell’arte si sono fermati su quest’opera in cui architettura e sculture furono immaginate insieme, l’una per le altre: Heinrich Wölfflin e Erwin Panofsky. Per entrambi è imprescindibile l’epoca in cui l’opera ha visto la luce. Ma Wölfflin conduce un’analisi formalista, che considera stringenti i canoni formali di un’epoca. Panofsky, invece, un’indagine iconologica: i contenuti dottrinali e psicologici, di cui è recuperato il significato profondo, spiegano la forma, e l’emozione che suscita in noi.

Secondo Panofsky, tutte le sculture di Michelangelo—distinto dai manieristi—ne rivelano: l’ossessione del “cavatore di pietre”. Il senso di isolamento cui il burbero artista soggiacque per tutta la vita. La sua inclinazione per le persone dello stesso sesso. Un forte influsso della filosofia platonica, cui aderiva. Sculture torturanti: trasmettono l’idea del corpo come “carcere”. L’osservatore è bloccato di fronte a “personaggi”:

Inchiodati a una parete, o semi-imprigionati in una nicchia poco profonda, e le cui forme esprimono una muta e mortale battaglia di forze incatenate fra loro per sempre.

La Sagrestia Nuova di Firenze

La progettazione dell’opera iniziò nei primi anni venti del ‘500. La realizzazione si interruppe nel 1534, quando Michelangelo lasciò Firenze. L’ambiente avrebbe dovuto ospitare le tombe di Lorenzo il Magnifico e del fratello Giuliano, più quelle dei due omonimi Medici della generazione successiva, Giuliano duca di Nemours, e Lorenzo duca di Urbino. Solo i sepolcri dei Medici più giovani saranno realizzati, sulle pareti laterali.

In quelle pareti vediamo oggi i sepolcri, sormontati ciascuno da una splendida coppia di sculture, e, più in alto, al centro della fascia mediana tripartita, la statua dei duchi seduti. Ciascun complesso prevedeva altre due figure sotto i sepolcri, non realizzate. Secondo Panofsky, l’organismo completo avrebbe rappresentato una “apoteosi“: “ascensione dell’anima attraverso le gerarchie dell’universo neoplatonico”.

Le figure sottostanti irrealizzate, infatti, dovevano essere quattro dèi fluviali, i quattro fiumi dell’Ade. Per i neoplatonici: i quattro aspetti della materia che imprigionano l’anima al momento della nascita. Un regno infernale. Più in alto, adagiate sui sepolcri, Michelangelo colloca, a coppie, le quattro Ore del Giorno che vedi ancora oggi. Queste rappresentavano ciò che per i neoplatonici era il Regno della Natura, generato dall’incontro transitorio di materia e forma: unico regno soggetto al tempo, che include quindi la vita dell’uomo. Lo stesso Michelangelo, secondo il biografo Condivi, considerava le quattro sculture, complessivamente, come immagine del “Tempo che consuma il tutto”.

Le quattro Ore del Giorno, un capolavoro di Michelangelo

Due donne e due uomini. La molle Aurora, il Giorno nerboruto, il flemmatico Crepuscolo, la Notte pensierosa. In queste statue, Michelangelo, secondo Panofsky, scansa ogni personificazione banale del tempo, realizzando un’opera davvero unica nella storia. Figure assorte in penose rimembranze, impegnate in qualche stanco sforzo, in trance. Adagiate, contorte, in alcuni punti non-finite. Vogliono simboleggiare, scrive Panofsky, i turbamenti “cui l’anima è soggetta finché vive in un corpo composto di quattro principi ‘materiali'”. Insomma, quattro aspetti della sofferenza concreta nella vita umana.

Sono infatti in chiaro rapporto con i quattro dèi fluviali non realizzati. Secondo le inventive corrispondenze della cosmologia neoplatonica, infatti, i quattro fiumi dell’Ade richiamavano i quattro elementi (aria, fuoco, terra, acqua), i quali a loro volta “stabilivano” i quattro “temperamenti” del corpo umano (sanguigno, collerico, malinconico, flemmatico), associati alle quattro stagioni e ai quattro momenti della giornata (mattino, mezzogiorno, crepuscolo, notte).

Ritorniamo all'”apoteosi”: ecco che dal regno della natura, emergono i due Medici. Anche queste statue giustamente famosissime. Michelangelo imposta un netto contrasto fra le “anime” dei defunti. Lorenzo è un contemplativo, un saturnino: e sotto di lui vedi Aurora e Crepuscolo. Giuliano, invece, consacrato alla vita attiva: sormonta la Notte e il Giorno. Se vuoi conoscere l’analisi dei dettagli attraverso cui Panofsky evidenzia la distanza fra vita contemplativa e vita attiva, ti rimandiamo al suo splendido saggio.

Il saggio di Panofsky, “Il movimento neoplatonico e Michelangelo”, è in Studi di IconologiaWölfflin parla delle Ore di Michelangelo in L’arte classica. Qui le informazioni per visitare la Sagrestia Nuova.

Immagini: Copertina