Quali sono le migliori facoltà per trovare lavoro in Italia?

Quali sono le migliori facoltà per trovare lavoro in Italia?

Quando ci si iscrive all’università spesso si seguono i propri interessi. Magari scegliendo facoltà attinenti alle materie del liceo in cui siamo stati più bravi. Per capire quanto in realtà sia stato utile un percorso universitario, bisogna attenderne la fine

Ci sono però dati statistici che ci possono venire incontro e aiutarci in uno dei primi momenti importanti per il nostro futuro lavorativo.

Secondo i dati pubblicati da AlmaLaurea, a cinque anni dalla fine degli studi, si possono definire quelle che sono le facoltà che offrono maggiori probabilità di occupazione e salari più elevati.

Per la ricerca si è tenuto conto di una serie di fattori socio-demografici: la provenienza geografica, le aspettative e la regolarità negli studi.

Come prevedibile al primo posto ci sono le facoltà scientifiche di fisica e matematica. Con una laurea magistrale in queste due facoltà il tasso di occupazione è pari al 91,7%. Se la cavano benissimo anche i laureati in ingegneria e medicina. Il guadagno di uno studente di ingegneria è in media di 1500 euro.

In una situazione intermedia si trovano le facoltà umanistiche: gli iscritti a lettere hanno una previsione economica di 1000 euro, situazione che non subisce incrementi con una laurea magistrale.

I peggiori in assoluto sono i laureati in psicologia e giurisprudenza, anche se la situazione migliora per i secondi, dopo alcuni anni. I laureati triennale in psicologia, invece, hanno una maggiore probabilità di guadagnare di più, paradossalmente, rispetto ai loro colleghi con una specilistica.

Leggendo questi dati si scopre che la strada più veloce per trovare lavoro sembra essere la laurea triennale in professioni sanitarie: con un conseguimento del successo del 63% dopo un anno di attesa. Stesso discorso vale per i laureati triennale in educazione fisica.

Dopo una triennale se la cavano meglio rispetto agli anni passati i laureati in economia e statistica, e un po’ peggio quelli di scienze politiche e sociali.

Ovviamente sono dati che devono orientare la scelta, non deciderla. In fondo, all’università, la passione regge ancora, e fare qualcosa che piace con entusiasmo è una marcia in più anche in condizioni lavorative avverse.

Immagine via Facebook