L'intenso progetto fotografico per superare i pregiudizi sui migranti in Italia

L'intenso progetto fotografico per superare i pregiudizi sui migranti in Italia

Quali sono i sogni e le prospettive sul futuro dei migranti e richiedenti asilo ospitati in Italia? Nella maggior parte dei casi, sono le stesse che hai, o hai avuto tu. Inserirsi nel tessuto civile del Paese, magari provando a cambiarlo per il meglio. Saper fare bene un lavoro. Coltivare amicizie. Giocare a calcetto.

Te lo mostra, senza retorica, la giovane fotografa fiorentina Agnese Mosi, che nel progetto “Tra 5 anni”—in mostra fino al 23 dicembre presso la Casa del Popolo di Settignano—racconta la vita quotidiana dei richiedenti asilo in un centro accoglienza italiano.

Dopo averli conosciuti, Agnese ha fotografato 6 fra i giovani migranti ospiti di Villa Pieragnoli (Firenze), struttura aderente al Sistema italiano di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).

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Io fotografo perché devo raccontare, è questo ciò che mi spinge. Ho bisogno di sapere che la fotografia serve a qualcosa, e per farlo è necessario che racconti storie.

Perciò, grazie al supporto entusiastico dello Staff di Villa Pieragnoli, Agnese si è presentata ai ragazzi “cercando di entrare nelle loro vite in punta di piedi“, ci ha detto. Dapprima “conoscendoli senza macchina fotografica”. Ha poi iniziato a seguire con la reflex la quotidianità dei sei ospiti che hanno aderito al progetto: ripresi in bianco e nero per “portare tutto all’osso, spogliando le foto da tutti gli orpelli”.

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Ho voluto essere molto invadente, scattando con il grandangolo e annullando le distanze tra me e loro. Volevo essergli talmente vicina da fargli sapere esattamente quando scattavo. L’ho trovato un modo per metterci in gioco entrambi.

Assami, Wahid, Noor, Answer, Yussuf e Progress, provenienti dall’Afghanistan, dal Ghana, dal Burkina Faso, hanno accolto la proposta di Agnese con sorprendente “disponibilità e naturalezza”. Li vediamo giocare a ping-pong, frequentare un corso per saldatoricostruire la recinzione dell’orto di Villa Pieragnoli. O semplicemente perdersi nei propri pensieri durante un momento di riposo.

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“Come ti vedi tra 5 anni?”

La tipica domanda “come ti vedi tra 5 anni?” è all’origine del titolo che incornicia le sei fotostorie. Agnese l’ha domandato ai ragazzi. Anche la loro risposta è incorniciata: scritta su una lavagnetta che ciascuno di loro tiene in mano nel proprio ritratto. Eseguito da Agnese con “una focale più lunga, in modo da non distorcere né loro né le loro speranze per il futuro, come una sorta di augurio“.

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Sono ragazzi che si rimboccano le maniche. Alcuni hanno idee sul loro futuro molto chiare, altri le devono ancora chiarire, come tutti. È assolutamente normale alla loro età.

Il ritratto di Noor, afghano, è quello che al pubblico è piaciuto di più (lo vedi qui sopra). Probabilmente, ritiene Agnese, “perché è quello in cui tutti rivedono sé stessi a 18 anni: confusi ma con un bel sorriso“.

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Molto spesso, le foto che hanno per soggetti i migranti sembrano elaborate come stimoli che incitino reazioni—non sempre alternative—indignate o compassionevoli. Il progetto “Tra 5 anni” si sottrae a queste scelte retoriche. “Spesso gli ospiti dei centri di accoglienza vengono visti e trattati come cuccioli da salvare”, ci dice Agnese. Ma “quello che importa è il qui e ora. Qui e ora loro sono ‘semplicemente’ delle persone”.

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Qualcuno, fra il pubblico, ha obiettato di non essere rimasto ‘sconvolto’ dalle foto esposte alla mostra: anche se non voleva esserlo, è stato il miglior complimento che potessi ricevere.

Superare gli stereotipi

Lo sguardo “neutrale” eppure molto comunicativo di Agnese Mosi può essere una chiave per superare molti stereotipi. “Se, guardando le foto, anche una sola persona abbatte uno solo dei pregiudizi che ha, allora sono contenta perché ho reso il mondo migliore”.

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Una riprova della bontà del progetto è l’amicizia nata fra la fotografa e i ragazzi (anche quelli che hanno preferito non farsi ritrarre). “Sicuramente non smetterò di andare a Villa Pieragnoli: quei ragazzi mi hanno rapito il cuore, così come tutto lo staff”.

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Agnese Mosi è una fotografa trentenne, specializzata nel fotoreportage. Studia e pratica fotografia da ormai più di sei anni. Ama chiacchierare e viaggiare: l’ordine di preferenza, confessa, è “difficile da stabilire”. Per saperne di più sui suoi progetti seguila su Facebook

Hai tempo fino al 23 dicembre per visitare la mostra “Tra 5 anni” presso la Casa del Popolo di Settignano

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Per la foto di copertina e tutte le altre immagini nell’articolo, ringraziamo Agnese Mosi per la gentile disponibilità.