Mike Tyson è stato tra i pugili più forti e fragili della storia

Mike Tyson è stato tra i pugili più forti e fragili della storia

Sono il più brutale, il più feroce, il campione più spietato che sia mai esistito. Nessuno può fermarmi.

Mike Tyson non ha bisogno di presentazioni. Ma ha bisogno di precisazioni. In attività viene ricordato come uno dei pugili più forti, indistruttibili, feroci. Ma a differenza di molti altri campioni, Tyson faceva paura sia dentro che fuori dal ring. E questo ha danneggiato non poco la sua carriera (oltre che la vita).

Non vogliamo dire che non abbia commesso errori. Mike ne ha combinate tante. Ma per quasi tutta la carriera, i giornali hanno indirizzato l’opinione pubblica puntando i riflettori sul suo lato debole. E abbiamo finito per sottovalutare l’atleta. Un professionista eccezionale, un fuoriclasse, un campione del mondo, grazie all’enorme lavoro in palestra.

Il mio stile è impetuoso, la mia difesa è inespugnabile.

La strada di Tyson

È impossibile essere un campione di boxe se nasci in una famiglia agiata.

Questa citazione di Tyson spiega in poche parole il luogo comune sul pugilato e il dato reale sulla vita di Mike. Darle su un ring, ma soprattutto prenderle non è cosa da tutti. L’abbiamo visto con Leone Jacovacci, Nino Benvenuti, Tiberio Mitri.

Il primo incontro di Tyson è in strada. A undici anni. Mike viveva a Brownsville, una zona di Brooklyn, teatro di spacciatori e gangster. Il padre se ne era andato presto via di casa. La madre era un’alcolizzata.

Non ho mai visto mia madre felice o orgogliosa di me. Non ho mai avuto l’occasione di parlarle e conoscere qualcosa di lei. Mi riteneva soltanto un ragazzo della strada.

I suoi unici “amici”, difficile da credere, sono i piccioni. Animali cari a Mike per tutta la vita.

Quando la madre muore, Mike si trovava al riformatorio. Lì incontrò Cus D’Amato che sarà il suo maestro e padre adottivo, cambiando la sua vita per sempre. Lo seguirà fino al debutto tra i professionisti. Tra i due ci sarà un rapporto viscerale, che ancora oggi commuove Tyson.

Io sono stato allenato da una leggenda, gli altri questo privilegio non l’avranno mai. Sono stato benedetto.

La “strada” è tornata spesso a far visita a Tyson. Con i suoi errori, le sue debolezze, le sue tentazioni. Nel 1991 venne arrestato con l’accusa di aver violentato Desirée Washington. Tre anni di carcere. Lui ha sempre detto di essere innocente. In galera visse un periodo terribile, durante il quale si convertì all’Islam.

La carriera di Tyson

La sua ascesa nei professionisti è stata straordinaria. Divenne campione del mondo dei pesi massimi giovanissimo. A vent’anni è stato il primo massimo a detenere tre cinture differenti. La sua carriera parte a razzo con una fila di 37 match vinti.

Il 28 giugno 1997, Tyson incontrò Holyfield. Il famoso match dell’“orecchio strappato”. Tyson aveva perso le staffe. Evander era fortissimo sì, ma stava giocando sporco dall’inizio. Colpendo il suo avversario alla testa più volte, senza essere visto dall’arbitro. Dopo quel match Tyson venne eletto il “peggior sportivo della storia”.

Quello che a distanza di anni pochi ricordano è la lettera di scuse che Tyson pubblicò il giorno dopo.

Chiedo scusa a tutti. Non posso spiegarvi perché ho fatto quel che ho fatto; so solo che avevo paura di perdere a causa delle continue testate di Holyfield che avevano lavorato il mio sopracciglio, e ho reagito male.

Dalla seguente squalifica non si riprenderà più completamente. Dopo qualche match vinto, incontrò Lennox Lewis nel 2002. Perse. A quel punto gli ultimi incontri si faranno sempre più radi e chiuderà la carriera con altre due sconfitte, nel 2005.

Lo stile di Tyson

Più basso rispetto ai suoi colleghi dei pesi massimi, Tyson ha dovuto lavorare su una guardia anomala. Una “corazza” gli permettesse di essere imperforabile dai colpi lunghi dei rivali. La tecnica che perfezionò insieme a Cus era quella del “Pick-a-Boo”. Gomiti stretti, posizione frontale e avanzamento da “ariete” Una tecnica che a qualcuno potrebbe sembrare grezza, ma estremamente efficace e resistente.

Oltre alla fantastica tecnica di difesa, Mike era noto per la sua incredibile velocità nei colpi. Anch’essa anomala per la categoria di peso. In toto Mike era dotato di una agilità unica che gli permetteva di schivare, abbassarsi rapidamente, rendendo il gioco del proprio avversario difficile. Tyson è stato letteralmente devastante sul ring. Su 50 mach vinti in carriera, 44 sono stati per KO.

La fine di Tyson

Dal 1998 Tyson cominciò ad avere problemi finanziari. Quell’anno aveva partecipato a un incontro di wrestling, per i tre milioni del cachet. Nonostante avesse guadagnato più di 300 milioni di dollari nella sua carriera, nel 2003 dichiarò bancarotta. I soldi erano stati buttati in alcool, droghe, eccentricità, avvocati e cauzioni.

Ancora oggi Tyson naviga in pessime acque. Negli ultimi anni fece tournée in tutto il mondo per racimolare qualche dollaro come ospite. Anche in Italia. È stato al Festival di Sanremo, al Chiambretti Night, a Ballando sotto le stelle. Apparizioni goffe, in cui Tyson non fu mai a suo agio. Rappresentato quasi sempre come un personaggio violento e negativo. Apparizioni che dovevano essere funzionali alla sua riabilitazione, ma che in realtà furono più che altro macchiettistiche e caricaturali.

Per approfondire la vita di Mike Tyson ti consigliamo la sua autobiografia “True, La mia storia”, bellissima, scritta insieme a Larry Sloman. Così come “L’arte della guerra. Le lezioni che ho imparato”. Per una lettura più breve puoi leggere l’articolo di Matteo Gagliardi intitolato “Tyson dopo Tyson”. Ti consigliamo anche di vedere “Mike Tyson – Tutta la verità”, film biografico girato da Spike Lee.

Immagine di copertina di shelbysdrummond