"La mistica della femminilità": il libro che ha distrutto gli stereotipi sulla donna

Siamo state docili e sottomesse per troppo tempo, ma credo che questo periodo sia finito.

Questa è una delle frasi più famose di Betty Friedan. La scrittrice e attivista statunitense che con il suo lavoro ha dato vita ai movimenti femministi degli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti.

Il suo primo libro, infatti, La mistica della femminilità, distrusse in un sol colpo un’integrità culturale largamente condivisa.

La mistica della femminilità è stato un saggio fondamentale che ha preparato il terreno per la presa di coscienza di milioni di donne in tutto il mondo. Pubblicato nel 1963, infatti, fu un vero e proprio caso letterario. E la miccia attraverso cui si scatenarono le manifestazioni femministe del 1968.

Betty Friedan

Nata il 4 febbraio del 1921 a Peoria, nello stato dell’Illinois, Friedan aveva studiato allo Smith College. Era una donna colta, che si aggiornava e seguiva il dibattito culturale americano, ma che come quasi tutte le sue coetanee dopo l’università e la maternità si vedeva prospettare una vita da casalinga.

Il suo amore per la sociologia, però, la spinse a voler approfondire un tema che appunto la riguardava e le stava molto a cuore: quello delle donne occidentali che vivevano una vita di sacrificio e devozione verso la famiglia. A colpirla fu uno studio che testimoniava quanto le casalinghe senza istruzione né prospettive di carriera fossero predisposte all’alcolismo e all’uso di psicofarmaci per combattere la depressione.

Cominciò a condurre un’indagine a tappeto sul tema. Intervistando le sue vecchie compagne di college che avevano abbandonato la carriera per dedicarsi alla famiglia. E analizzando l’habitat culturale delle donne nella società. Sia quello della loro quotidianità, sia quello che veniva imposto dai media e dalle istituzioni. E giunse a una conclusione: la vita delle donne era guidata da una mistica che le voleva biologicamente e socialmente portate solo per il matrimonio e la maternità. La mistica della femminilità.

Nel suo saggio Friedan analizza scrupolosamente quali sono i fattori culturali che spingevano tante donne a rinunciare alla propria vita per dedicarsi totalmente alla famiglia. Ne individuò uno storico, uno mediatico, e uno filosofico.

La mistica della femminilità

Innanzitutto le donne contemporanee erano oppresse dal clima post bellico degli anni Cinquanta e Sessanta. La Seconda guerra mondiale aveva messo fine al periodo più terribile del Novecento, e la società americana tentava di ricostruire un clima di ottimismo e tranquillità. Una società dai tratti puliti, ma molto asfissiante.

I risultati analizzati dalla Friedan avevano evidenziato come a partire dagli anni Cinquanta l’età media delle donne che si sposavano era diminuita rispetto al periodo pre-bellico. Negli anni Venti le donne in media convolavano a nozze passati i 22 anni, mentre alla fine degli anni Cinquanta l’età media era 19-20. E le proiezioni indicavano che durante gli anni Sessanta era destinata ad abbassarsi ancora.

Di pari passo, stava diminuendo anche la percentuale di donne iscritte all’università. Negli anni Venti la percentuale di giovani donne che decidevano di frequentare il college era del 47 percento, mentre alla fine degli anni Cinquanta era del 37%.

Questa mistica riguardo alla vocazione di maternità e vita coniugale delle donne, però, era anche alimentata dai media. Le riviste e i programmi pensati per le donne avevano assunto toni di grande superficialità. Le rubriche e le notizie  escludevano i dibattiti politici ed economici. Erano invece concentrati sullo shopping, e sulla vita domestica.

Infine, ma non ultima, c’era una forte spinta filosofica. Quella del funzionalismo. I sociologi e gli psicologi funzionalisti avevano un grande impatto sulla cultura dell’epoca: per loro le basi biologiche degli esseri viventi ne spiegavano la funzione. E il ruolo di madre e moglie era quello che meglio indicava il ruolo della donna. Libri di antropologia come Maschi e Femmine di Margaret Mead avevano fortemente incanalato le correnti di studio verso l’opinione che il ruolo delle donne fosse quello di subalterne.

L’inizio di una rivoluzione

E questi tre fattori avevano insieme un peso enorme nel condizionare la vita delle donne. Che si ritrovavano in giovane età prive di istruzione, e relegate a un ruolo domestico. Senza possibilità di realizzarsi come individui. E che stava avendo un impatto anche sulla loro sanità mentale: senza sogni e aspirazioni, le donne americane spesso cadevano in depressione.

Non possiamo più ignorare quella voce interiore che parla nelle donne e dice “Voglio qualcosa di più del marito, dei figli e della casa”.

Gli editori non erano convinti del saggio, e pensarono anche di rinunciare. “A nessuno interessano le storie delle casalinghe frustrate”. Ma appena uscì, il libro fu subito un best seller. E creò un dibattito enorme sul ruolo della donna nella società. Sul modello educativo che l’America stava proponendo ai suoi giovani, e sui diritti delle donne.

Dibattito che poi si unì alla grande rivolta giovanile del 1968, e che nei decenni successivi animò tutte le battaglie femministe. Con a capo la stessa Betty Friedan, che nel 1966 aveva fondato il NOW – National Organization for Women. Un’organizzazione con migliaia di collettivi che si battevano per i diritti civili.

Immagini: Copertina