Corpi sinuosi e anime sognanti: quando Mucha inventò l'Art Nouveau

Corpi sinuosi e anime sognanti: quando Mucha inventò l'Art Nouveau

Modernista, urbano, cosmopolita, ornamentale, l’Art Nouveau fu lo “stile”, vera e propria moda, che a cavallo fra XIX e XX secolo si impose come un fenomeno nuovo al mondo dell’arte—talvolta cocciutamente contrapposto al gusto ottocentesco: pensiamo alla Secessione viennese guidata da Gustav Klimt—coinvolgendo l’arredamento, l’urbanistica, l’abbigliamento e l’arte figurativa. In quest’ultima disciplina, un grande protagonista dell’Art Nouveau, forse il più iconico, fu il ceco Alfons Mucha, pittore, scultore e decoratore.

Nelle opere di Mucha, e non solo nei suoi celebri manifesti, troviamo tutti i caratteri costanti del liberty. Le immagini naturalistiche. Gli arabeschi e i disegni sinuosi tutti impostati sulle linee curve. L’esaltazione della figura femminile. I motivi dell’arte giapponese. La ricerca di ritmi “musicali” nel disegno.

Del resto Alfons Mucha (1860-1939), nato suddito dell’Impero austro-ungarico in un paesello moravo, molto dotato nel canto era stato corista per diversi anni, da ragazzo. Ma era anche un disegnatore instancabile: ancora adolescente si trasferì dalla piccola Praga alla capitale dell’Impero, dove fece il pittore di scenografie.

Nella Vienna monumentale della Ringstraße in costruzione restò poco. Si trasferì nuovamente in Moravia. Lì conobbe il generoso committente che, finanziandolo, gli permise di andare a studiare a Parigi, dove, bohémien, strinse amicizia anche con Paul Gauguin.

Alfons Mucha - La danza, 1898. Via

Alfons Mucha – La danza, 1898 (part.). Via

Gli splendidi poster di Alfons Mucha

A Parigi Mucha iniziò a lavorare come illustratore quando i finanziamenti del suo mecenate, il conte Eduard Khuen-Belasi, cessarono. Quella della grafica era la strada che lo avrebbe portato in poco tempo al successo. Ad aumentare la sua notorietà fu la collaborazione con una delle più grandi attrici teatrali di sempreSarah Bernhardt. L’attrice fu talmente soddisfatta del primo poster che Mucha aveva realizzato per lei, che lo mise sotto contratto per sei anni, e divenne una sua cara amica.

Qui sopra vedi il primo poster—quello per un dramma francese ambientato a Atene nel XV secolo, “Gismonda”. Accanto, quello per “Medea“.

Qualche anno dopo l’Exposition Universelle di Parigi del 1900, che lo aveva consacrato, Mucha si imbarcò per New York. Per uno di quei motivi oscuri agli altri e più o meno chiari solo a se stessi. Rompere la routine che può seccare totalmente la vena creativa, vedere e lavorare in posti nuovi, cercare nuovi stimoli. Comunque, i suoi poster l’avevano intanto reso una celebrità anche negli Stati Uniti. Dove tornò più volte, insegnò e lavorò fino ad accumulare la somma necessaria a finanziare il progetto a cui teneva di più. L’Epopea Slava.

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L’Epopea Slava di Alfons Mucha

Una serie di 20 tele gigantesche—la più grande misura 6×8 metri—che illustrano, con ambizioni di grandeur confacenti alla retorica di un’opera patriottica, storia e civiltà dei popoli slavi: è il ciclo dell’Epopea Slava (Slovanská epopej). A cui Mucha—che aveva iniziato a covare il progetto quando, per l’Esposizione Universale di Parigi, gli era stata assegnata dal governo la decorazione del padiglione della Bosnia-Herzegovina, che eseguì controvoglia poiché il territorio era annesso de facto all’Impero, che faticava a tenere a freno le rivendicazioni degli Slavi del sud—dedicò tutta la seconda fase della sua carriera.

Alfons Mucha, Gli slavi nella loro terra natale. Via

Alfons Mucha – Gli Slavi nella loro terra natale. Via

Durante alcuni viaggi negli Stati Uniti tra 1904 e 1909 andò in cerca di finanziatori, finché ne trovò uno nell’imprenditore “filantropo” Charles Richard Crane (1858-1939), particolarmente interessato allo sviluppo delle vicende politiche dell’Europa orientale. Mucha dipinse il ciclo dal 1911 al 1926, dopo aver affittato una stanza nel castello di Zbiroh nella Boemia occidentale. Nelle 20 tele della serie—ben 10 delle quali dedicate solo al popolo ceco, cui apparteneva—Mucha illustra vicende, luoghi simbolo, gioie e dolori del proprio e degli altri popoli slavi. La prima della serie, “Gli Slavi nella loro terra natale”, la vedi sopra.

Alfons Mucha - Il sacro Monte Athos. Via

Alfons Mucha – Il sacro Monte Athos. Via

Le opere di Mucha a Praga

Nel 1928, per la prima volta il ciclo completo fu svelato a Praga, allora capitale della Cecoslovacchia. Oggi però l’Epopea Slava—che fu celata ai nazisti, e per cui si perse interesse durante il periodo comunista in quanto “arte borghese” incompatibile con le direttive del realismo socialista— non si trova lì. Ma nella cittadina di Moravský Krumlov. Da cui viene spostata raramente, e quasi mai per intero, perché enorme e delicata.

Visitando Praga, però, puoi comunque dedicarti a un esauriente “tour Mucha”. Iniziando dal Museo Mucha, imperdibile per l’appassionato che potrà vedere dal vivo le più famose litografie oltre a molte altre opere. La bellissima Casa Municipale, da lui decorata insieme a molti altri artisti cechi. E l’enorme Cattedrale di S. Vito, all’interno del Castello di Praga, di cui Mucha disegnò la più bella fra le numerose vetrate. Qui trovi invece il catalogo della grande mostra su Mucha tenutasi a Roma nel 2016.

Immagini: Copertina