Il museo di Oslo ha messo online 7600 disegni di Edvard Munch

Il museo di Oslo ha messo online 7600 disegni di Edvard Munch

Edvard Munch (1863-1944), longevo maestro di Oslo che, recuperando la lezione anti-impressionistica di Van Gogh e Gauguin, ha attraversato la stagione del simbolismo, anticipando, con un aggancio a Toulouse-Lautrec, l’espressionismo europeo, è noto specialmente per l’iconico dipinto “L’urlo“.

Achille Bonito Oliva ha scritto che L’urlo, nella sua enfasi soggettivistica e anti-naturalistica, vuol essere “l’emblema iconografico che confermi la sentenza di Schopenhauer: il mondo stesso è il Giudizio Universale“. Difficile tuttavia rintracciare, per chi non disponga degli strumenti acquisiti del critico o del conoscitore, “l’aura” di un dipinto macinato da un’infinità di assurde riproduzioni che l’hanno reso simile, nella mente di molti, al meme che fa “LOL”.

Scavalcare dunque L’urlo per poi tornarvi, dopo aver esplorato un po’ il resto della (copiosa) produzione dell’artista: può essere una buona idea. Ci aiutano il Museo Nazionale d’Arte norvegese—con molti dipinti online e scaricabili—e soprattutto il Munch Museum di Oslo che ha appena digitalizzato più di 7.600 disegni di Munch.

Munch oltre L’urlo: 7.600 disegni digitalizzati

Il catalogo digitalizzato dal museo copre l’attività di tutta una vita. I più antichi disegni della collezione sono datati 1873. Munch aveva 10 anni (illustrazioni di fiabe dei Grimm). Si arriva fino a lavori del 1943. Anno della morte dell’artista. La tecnica dei disegni è molto varia. Disegni d’infanzia a matita. Album di schizzi e studi a tecnica mista. Acquerelli. Pastelli. Disegni a carboncino. Un tesoro nascosto mai rivelato al pubblico. Proveniente per il 90% dalla collezione del museo Munch.

La fanciulla malata, 1896 - litografia, Museo Munch, Oslo. Via

La fanciulla malata, litografia,1896 – Museo Munch, Oslo. Via

C’è ad esempio il disegno a pastello alla base del ciclo di dipinti e di (meravigliose) litografie sul tema della “fanciulla malata“, considerati l’inizio della sua maturità artistica. Tema autobiografico: la sorella, Sophie, era morta di tubercolosi nel 1877 a quindici anni, quando lui ne aveva quattordici.

Tutti i temi del maestro di Oslo, del resto, hanno radici autobiografiche. I lutti familiari, tra cui la morte precoce della madre, e la rigida, soffocante educazione paterna, sono senz’altro in parte responsabili di una visione angosciosa del mondo.

C’è un disegno del 1896, acquerello e matita, ispirato al celebre quadro “Angoscia”—dal Fregio della vita— che, per via dello sfondo (il golfo di Oslo), è un singolare pendant dell’Urlo.

Angoscia, 1894 - Munch Museum, Oslo. Via

Angoscia, 1894 – Munch Museum, Oslo. Via

“L’arte è il sangue del nostro cuore”

In Munch c’è un “non finito” che i contemporanei rintracciavano sia nella tecnica mista sia nel contenuto simbolico delle sue opere. Oggi la rintracciamo anche nei disegni. Nei molti ad esempio, inconfondibili, che ritraggono coppie di innamorati che si avvicinano o si allontanano.

Per Munch l’attività artistica era fondamentalmente testimonianza della condizione umana. Una concezione in accordo con i tempi in cui visse. Rintracciabile sia negli inizi sulla scia del naturalismo, sia nella ricerca di linguaggio intimo che, a partire soprattutto dagli anni ’90, Munch oppose alla riproduzione fedele del reale. L’artista, certamente, vuole “trasmettere un’impressione”. Ma non realistica, bensì psicologica.

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Dipinti e stampe dedicati al tema del bacio, ad esempio, di cui il Museo di Oslo ha digitalizzato numerosi disegni preparatori, sono sempre pervasi da inquietudine e tristezza. Spesso sembrano variazioni sul tema del vampirismo. A volte apertamente tematizzato in senso misogino (vedi l’immagine sotto).

Sono molte le questioni di natura espressiva da cui Munch fu occupato. Comprese alcune ricerche sulla fotografia, e altre sul teatro, grazie alla collaborazione con Ibsen e Strindberg. In generale, bisogna tenere presente che, come ha scritto ancora Bonito Oliva, la condizione sentimentale dell’artista “non permette alternative se non quella di un’espressione artistica capace di produrre riparazione”.

Vampiro II, 1895-1902. Museo Munch, Oslo. Via

Vampiro II, 1895-1902. Museo Munch, Oslo. Via

Siamo di fronte, cioè, a una concezione totalizzante dell’arte: opposizione consapevole di Munch a una società di salda cultura positivistica.

Io non credo in un’ arte che non nasce da una forza, spinta dal desiderio di un essere di aprire il cuore. Ogni forma d’arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore. L’arte è il sangue del nostro cuore.

Il saggio citato di Bonito Oliva si trova nel catalogo Munch 1863-1944, Skira, 2005. I libro è un’ottima introduzione a Munch.

Immagini: Copertina