Perché la corsa è una scuola di vita secondo Murakami, scrittore maratoneta

Perché la corsa è una scuola di vita secondo Murakami, scrittore maratoneta

Come molti scrittori e scrittrici—Emily Dickinson aveva un grande erbario, Nabokov era un entomologo, Jonathan Franzen è un bird-watcher—anche Murakami Haruki, il grande autore giapponese di Norwegian Woods e 1Q84, ha una passione che asseconda un impulso conoscitivo e insieme classificatorio: è un fanatico del jazz e puoi ascoltare qui la sua collezione sterminata di LP. Lo scrittore, però, ha anche un’altra grande passione: Murakami ama la corsa ed è un podista.

In questa passione non c’è niente di speciale: Murakami ama la corsa proprio come centinaia di migliaia di persone nel mondo che la praticano molto seriamente, tra i quali forse anche tu. Tuttavia, l’essere uno scrittore gli ha permesso di mettere, diciamo così, “nero su bianco” le sue riflessioni sulla corsa—e sul rapporto di essa con la scrittura e con la vita—in un bellissimo memoir: “L’arte di correre”. A dispetto del didascalico titolo italiano, questo libro è scritto in tono amabile e quasi umile. Può piacere a chiunque. Il titolo originale, ispirato a Raymond Carver, ne riflette forse meglio lo spirito: “Di cosa parlo quando parlo della corsa”.

Murakami, lo scrittore-maratoneta

A trent’anni Murakami ancora non correva. Gestiva un jazz club con la moglie. La scrittura era un “hobby”, i cui risultati iniziavano a ricevere apprezzamenti. Chiuse allora il jazz club. Decise coraggiosamente di darsi alla scrittura per un anno: con l’obiettivo di scoprire se avesse davvero talento. Contemporaneamente, a 32 anni, iniziò ad allenarsi e smise di fumare—”quando corri quotidianamente, è nell’ordine delle cose“, sostiene nel libro. La sua prima corsa su lunga distanza è stata la Maratona di Atene del 1983, da allora ha partecipato a più di 25 maratone, e dall’età di 50 anni, un po’ per noia, una po’ questioni di età, ha iniziato ad allenarsi per il triathlon. Insomma, non proprio uno sportivo della domenica.

Il rapporto fra corsa e scrittura si è mantenuto sempre stretto nelle sue giornate. Nel libro, la scrittura e la corsa sono complementari: non si può dire quale delle due attività “detti il tempo” all’altra. E non è importante, perché attraverso entrambe, colte nel loro aspetto metaforico, Murakami si pone domande che nulla hanno a che fare con la gestione del tempo libero, e molto invece con il valore e il senso che diamo alle nostre azioni e ai nostri obiettivi nella vita. La corsa sulla lunga distanza, del resto, non può che stimolare a riflettere. Murakami è consapevole che ciò che conta è:

imparare qualche cosa di buono dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo.

Di cosa parla dunque Murakami, quando parla della corsa? Abbiamo scelto cinque messaggi importanti, fra i tanti che ci sembrano più interessanti.

Murakami Haruki dopo aver corso la sua prima Maratona di Atene, 1983. Via

Murakami Haruki dopo aver corso la sua prima Maratona di Atene, 1983. Via

L’importanza della continuità

La costanza aiuta a trovare il giusto ritmo in ogni attività. Qui l’associazione corsa-scrittura è esplicita:

Sono nella fase in cui lavoro sulla resistenza […] Se desidero arrivare più lontano aumento in proporzione la velocità, ma se accelero il ritmo, riduco la durata dell’allenamento. Perché l’essenziale per me è ritrovare domani il piacere fisico che provo oggi. Quando scrivo un romanzo è fondamentalmente la stessa cosa. Anche se sento che potrei continuare, a un certo punto poso la penna. Così mi sarà più facile mettermi al lavoro il giorno seguente. Ernest Hemingway ha detto qualcosa di simile. L’importante è la continuità. Non spezzare il ritmo. […] Se si riesce a mantenere un ritmo costante, qualche risultato bene o male si ottiene.

È vero, fra i consigli di Hemingway a un aspirante scrittore, di cui ti abbiamo parlato, ce n’è uno simile.

Il rapporto tra il corpo e la mente

Aldilà del detto latino mens sana in corpore sano, con un’associazione implicita Murakami suggerisce un’affinità tra i muscoli e la mente. Tra l’attività motoria e una qualsiasi attività intellettuale sedentaria. Parlando dell’allenamento intensivo:

I muscoli, come gli animali da fatica, hanno buona memoria. Se vengono abituati gradualmente, con prudenza, a portare il carico, vi si adattano con facilità. Se li si persuade dando loro ogni giorno un compito concreto, chiedendo loro di svolgere gentilmente per noi una certa quantità di lavoro, si fanno coraggio e rispondono alla domanda usando a poco a poco sempre più energia.

La mente va allenata allo stesso modo, poiché:

Una volta che la memoria si è svuotata, per riempirla di nuovo bisogna ricominciare tutto da capo.

Imparare a non rincorrere il tempo e a invecchiare con saggezza

Anche il Murakami maratoneta ha avuto i suoi momenti di crisi, in cui ha allentato il ritmo di allenamento. Più volte nella vita si è sentito invecchiare. Riprendere a correre però lo ha sostenuto nell’accettare che il tempo faccia il suo corso.

Ormai, per quanto mi sforzi, non riesco più a correre come una volta. Lo ammetto volentieri. Non è piacevole dirlo, ma invecchiare significa proprio questo. Come io svolgo il mio ruolo, il tempo svolge il suo. E lui lo fa in modo molto più onesto, molto più preciso di me. Perché dal momento in cui si è generato – chissà quando – ha continuato ad avanzare senza fermarsi un attimo.

E quindi:

Pulisco bene le scarpe da jogging, mi spalmo la faccia e il collo di crema solare, stabilisco il tempo che voglio fare, e via sulla strada! […] Mi metto a correre con gli alisei in faccia. E intanto guardo un airone bianco che taglia in diagonale il cielo […]. Pazienza se non riesco a migliorare il mio tempo in gara. Posso accettarmi così come sono, come parte di un paesaggio naturale. Come un fiume che scorre verso il mare aperto.

La cosa più importante: sapersi concentrare

Murakami parte stavolta dalla scrittura, per illuminare un aspetto importante anche nella corsa.

“Qual è la qualità più importante per uno scrittore? […] Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: il talento“. Tuttavia il talento, sostiene, è una condizione preliminare. È, come diceva anche David Foster Wallace, una penna che scrive invece di una che non scrive. C’è quindi altro:

Se mi chiedessero qual è la qualità più importante per uno scrittore dopo il talento, direi senza esitare la capacità di concentrazione. La facoltà intellettuale di riversare tutto il talento di cui siamo dotati, intensificandolo, su un unico obiettivo. […] Chi non è capace di fare questo non riuscirà a portare a compimento nulla di buono. Invece usando in maniera efficace l’energia mentale, in una certa misura si compensa un talento carente.

La cosa meno importante: la competizione

È ovvio che in alcune cose anch’io non sopporto la sconfitta, ma di perdere contro un rivale non mi è mai importato molto, fin da quando ero bambino E diventando adulto ho conservato fondamentalmente lo stesso atteggiamento. In qualsiasi circostanza, battere un avversario è l’ultima delle mie preoccupazioni. Ciò che piuttosto mi interessa è se riesco o meno a raggiungere gli obiettivi che io stesso mi sono prefisso.

Anche nell’attività creativa, Murakami non concepisce la competizione:

Ciò che conta è che l’opera compiuta corrisponda ai criteri che lo scrittore stesso ha stabilito, e in questa valutazione non gli sarà facile barare”.

Essere sinceri con se stessi e tentare di migliorarsi ogni giorno sono due lati di una stessa medaglia:

Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel se stesso del giorno prima.

E qui davvero, al posto di “corridore”, puoi metterci quello che vuoi.

Qui trovi L’arte di correre, ma puoi anche uscire di casa per comprarlo in libreria. Magari a piedi. 

Immagine: Copertina