Che musica ascoltava il più grande filosofo del Novecento?

Che musica ascoltava il più grande filosofo del Novecento?

Quasi ingegnere, appassionato di aeronautica, pellegrino sui fiordi norvegesi e sulle coste irlandesi, architetto improvvisato, maestro elementare severo, clarinettista dilettante. Oltre a questo (e molto altro), l’austriaco Ludwig Wittgenstein è stato uno dei più importanti logici e filosofi del Novecento.

Ne conoscerai, almeno, l’aspetto sempre un po’ sprimacciato, il profilo appuntito. I capelli corti, spettinati. Lo sguardo vago, sarcastico, penetrante o allucinato. Più difficile conoscerne davvero il pensiero. I faticosi dilemmi intellettuali di Wittgenstein sono una ginnastica mentale davvero sfiancante. Eppure, sono anche prodighi di implicazioni affettive. Uno dei filosofi apparentemente più “freddi” che ci siano si rivela, in realtà, anche uno dei più “emotivi”. Un logico influenzato da Schopenhauer, Kierkegaard, Tolstoj, Nietzsche.

Qual è la natura del linguaggio, e in che modo esso può, se può, raffigurare la realtà? Quando un enunciato ha senso, quando non ne ha? Questi i temi del “Tractatus logico-philosophicus” di Wittgenstein, pubblicato nel 1922 in inglese grazie all’interessamento del maestro Bertrand Russell. Il quale, come è noto, lo considerava:

Il più perfetto esempio di genio che abbia mai conosciuto: appassionato, profondo, intenso, e dominante.

Il Tractatus è composto di 526 aforismi disposti in una complessa struttura costruita attorno alle proposizioni fondamentali, dalla prima (“Il mondo è tutto ciò che accade”) alla celebre, conclusiva settima: “su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”.

Ludwig Wittgenstein. Via

Ludwig Wittgenstein. Via

È un momento importante nella storia della filosofia. Wittgenstein dà molto peso alla corrispondenza tra mondo e linguaggio. Ciò che oltrepassa il limite del linguaggio è allo stesso tempo ciò che più conta per l’uomo, secondo il filosofo: l’estetica, l’etica. Su queste dimensioni della vita, Wittgenstein ci invita al silenzio: esse sono “il Mistico”, ineffabili. Puoi leggere alcune considerazioni in proposito nella Conferenza sull’etica pronunciata nel 1929-30. In seguito, il filosofo si dedicherà a ulteriori ricerche, pubblicate postume, sulle “regole del gioco” del linguaggio, sul suo “uso” e sulle sue variabili. 

Wittgenstein e la musica

Ombroso, appassionato, inafferrabile, omosessuale represso, disinteressato al denaro: su Wittgenstein fioriscono da sempre aneddoti vari. Fra questi, molti riguardano la sua grande passione per la musica. Una passione forse inevitabile: la famiglia Wittgenstein, oltre a essere probabilmente la più ricca d’Austria, era infatti una famiglia musicale. Tutti i suoi membri erano musicisti. Alcuni professionisti, come il fratello Paul: virtuoso che, rimasto mutilato durante la guerra, commissionò diverse opere per sola mano sinistra a compositori di grosso calibro. La più celebre è il “Concerto pour la main gauche” di Ravel.

Alle soirées di casa Wittgenstein—il capofamiglia era un mecenate—partecipavano grandi musicisti: Ludwig si era trovato Johannes Brahms, Gustav Mahler, Richard Strauss praticamente dentro casa. Quali erano i suoi gusti? Wittgenstein, per tutta la vita, amerà pochissimo la musica a lui contemporanea. La sua musica preferita era, potremmo dire, la più “classica” nell’ambito della musica cosiddetta classica. Un arco che va da Haydn, il “padre” del classicismo viennese, e attraverso Mozart, Beethoven, Schubert, Bruckner, arriva fino al secondo romanticismo con Brahms (gli piaceva anche un altro romantico, Josef Labor, ben poco conosciuto oggi).

I musicisti preferiti di Wittgenstein: una playlist

Puoi ascoltarli in una bellissima playlist di ben 247 brani, in cui lo studioso britannico Ray Monk ha condensato i gusti musicali di Wittgenstein. Ci trovi soprattutto le più importanti forme della musica austro-tedesca: musica da camera (quartetti, quintetti, liederistica), concerti, sinfonie. Alcune opere molto celebri: la settima e la nona sinfonia, più il quarto concerto per pianoforte di Beethoven. La nona sinfonia di Schubert. L’Overture di “Le nozze di Figaro”, di Mozart.

Altre un po’ meno note, ma eseguite (nemmeno di rado) ancora oggi nelle sale da concerto: comunque dei capisaldi. Come il “Requiem tedesco” di Brahms, o il Quintetto in do maggiore di Schubert, uno dei brani musicali più belli che esistano. Altre da riscoprire, come le opere di Josef Labor.

Non era tanto l’idea di “perfezione” che noi ascoltatori odierni associamo alla musica “classica”, ad attrarre Wittgenstein. Quanto la qualità del “pensiero” in essa contenuto, la grammatica della musica, il silenzio, la profondità. I temi delle sinfonie di Anton Bruckner gli parevano “marito e moglie”.

Qualcuno si è chiesto come fosse possibile che a Wittgenstein non piacesse la dodecafonia di Schoenberg, a lui “contemporanea”. Ma del resto, il filosofo stesso scrive, in uno dei suoi pensieri: “Come mi riesce difficile vedere ciò che è davanti ai miei occhi!”. È forse possibile che un sistema basato sull’equiparazione, nella funzione, dei 12 gradi della scala cromatica, fosse per Wittgenstein un “gioco linguistico” poco attraente. E che, invece, considerasse le forme-sonata elaborate nell’ambito dello stile classico, e in generale l’elaborazione motivica su cui si basa la musica austro-tedesca, delle “forme di vita” molto più attraenti.

La musa di Henri de Toulouse-Lautrec

Wittgenstein non era una di quelle persone che ama soltanto la musica classica sdegnando a prescindere ogni musica di più facile ascolto. Nella playlist trovi, tra le altre cose, anche alcune canzoni di Yvette Guilbert, stella del Moulin Rouge. Era una cantante da cui il pubblico amava farsi provocare. Pallidissima, di aspetto “virginale”, si sarebbe detto un tempo, cantava in tono monologante storie tragiche, spesso di bassifondi.

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La cantante era celebre per le sue performance. Si esibiva, vestita di giallo, praticamente senza muoversi, solo gesticolando con le braccia coperte da lunghi guanti neri. Henri de Toulouse-Lautrec la ritrasse molte volte alla fine del secolo, dedicandole ben due album di ritratti.

Per approfondire: Wittgenstein, una biografia per immagini è un libro imperdibile per conoscere meglio la vita del filosofo. Il Tractatus e le Ricerche filosofiche sono pubblicati da Einaudi. I Pensieri da Adelphi. Una densa introduzione al Tractatus è pubblicata da Carocci. Come puoi intuire anche solo dalla pagina Wikipedia, la bibliografia dedicata alle opere di Wittgenstein è amplissima.  

Immagini: Copertina