È anche grazie a Myra Bradwell se oggi le donne sono libere di scegliere il proprio lavoro

È anche grazie a Myra Bradwell se oggi le donne sono libere di scegliere il proprio lavoro

Quasi sicuramente non conosci Myra Colby Bradwell. La sua è una di quelle storie che la coltre del tempo ha, negli anni, sommerso. Dopo più di un secolo però, in un momento in cui finalmente stiamo dando luce (e valore) alle battaglie delle donne del passato, abbiamo l’obbligo di ricordare.

Myra è stata una editrice e un’attivista politica americana. Per tutta la sua vita, oltre i limiti imposti dalle convenzioni e dalla legge, si è battuta per i diritti femminili. Quelle che oggi ci sembrano conquiste ovvie, al tempo di Myra non lo erano. Ed è merito suo se oggi ci appaiono così ben radicate da sembrarci scontate.

Oggi, Myra viene ricordata come la prima donna che tentò la carriera forense, provando a iscriversi all’ordine degli avvocati dell’Illinois. La sua battaglia però non riguardava soltanto il mondo della giurisprudenza. Nel 1873, Myra sfidò uno statuto dell’Illinois che impediva alle donne di scegliere la propria occupazione

La carriera di Myra Colby Bradwell

Myra nasce il 12 febbraio del 1831 a Manchester, nel Vermont. Trascorre la sua infanzia tra il Vermont e lo Stato di New York. A 12 anni, insieme alla famiglia, si sposta nell’Illinois. Lo Stato contro il quale combatterà una straordinaria battaglia legale. Dopo aver portato a termine brillantemente gli studi a 24 anni viene riconosciuta idonea per l’insegnamento.

Sposa James B. Bradwell, dal quale prenderà il cognome, e lo segue nel Tennessee. Lui infatti viene assegnato, con il ruolo di preside, a una scuola di Memphis. Myra, invece, è nel corpo insegnanti. Nel 1855 tornano nell’Illinois perché James, dopo aver terminato i suoi studi, entra nell’ordine degli avvocati di Chicago.

Myra Colby Bradwell in uno scatto del 1870. via

Myra Colby Bradwell in uno scatto del 1870. via

La passione per la legge

Anche Myra inizia a studiare legge, vuole intraprendere la medesima carriera del marito. Ma è la stessa legge che non glielo permette. A quel tempo, le donne sposate non soltanto non potevano praticare attività forense, ma non potevano neanche avere delle proprietà gestire i propri guadagni.

È bene ricordare che siamo, più o meno, negli anni di Margaret Ann Bulkley. La donna inglese che per praticare la medicina si finse uomo.

Nel 1868 Myra fonda, con l’aiuto legale del marito, il giornale Chicago Legal News. Il marito le dà una mano con la burocrazia. Le permette, attraverso non pochi sotterfugi, di essere sia editrice che business manager della Chicago Legal News Company (che pubblicava anche altri testi).

Tra gli articoli che Myra firma se ne possono leggere alcuni davvero straordinari e pionieristici per quei tempi. Sull’emancipazione femminileIl giornale è molto diffuso e pubblica notizie, leggi e ordinanze del tribunale senza disdegnare critiche alla magistratura locale.

L’impegno di Myra nel sociale è, per quei tempi, impressionante. Sostiene fermamente il movimento delle suffragette. Rivestendo anche il ruolo di segretario dell’Associazione delle donne per il suffragio in Illinois.

Fa di tutto per dare alle donne la possibilità di ottenere liberi impieghi. Non soltanto quello di madri mogli. Contribuisce a scrivere l’Illinois Married Women’s Property Act del 1861, e insieme ad Alta M. Hulett, l’Earning Act del 1869. Entrambe le proposte di legge vogliono dare alle donne sposate la possibilità di controllare i propri guadagni e le proprietà.

La battaglia per i diritti delle donne

Nell’agosto del 1869, con l’appoggio di un giudice federale e di un avvocato viene valutata positiva l’idoneità all’attività forense di Myra. La Corte Suprema però respinge la domanda, perché Myra è una donna. E tra le motivazioni si legge:

Dio ha progettato i sessi per occupare diverse sfere di azione.

In sostanza, Myra, in quanto donna, deve prendersi cura esclusivamente della casa. Nella stessa sentenza, la Corte precisa come non fosse incostituzionale per uno Stato negare alle donne l’ingresso alla pratica della professione forense, sulla base del loro sesso.

Myra non si arrende. E fa ricorso: secondo lei c’è stata una violazione del 14esimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Quello che riguarda i “diritti degli schiavi“. Il ricorso viene respinto. Si afferma che l’emendamento in questione non include il diritto di esercitare una professione.

I motivi della Corte sono, in sostanza, questi: quello di Myra sarebbe un pericoloso precedente. Per le donne, “la legge del Creatore”, come aveva scritto il giudice Joseph Bradley:

aveva scelto il destino e la missione di mogli e madri.

A quel punto Myra smette di pensare alla sua carriera ma non alla battaglia che ha intrapreso anni prima. Assiste, per quanto le è possibile, le donne di altri Stati che vogliono seguire la stessa strada. C’è lei dietro lo storico risultato del 1879 che ha permesso a Belva Lockwood di diventare la prima avvocatessa eletta alla Corte suprema degli Stati Uniti.

Belva Ann Lockwood, prima avvocatessa eletta alla Corte Suprema

Belva Ann Lockwood, prima avvocatessa eletta alla Corte Suprema. via

Per la sua licenza, Myra deve aspettare il 28 marzo 1892. Due anni prima della sua morte. La figlia ha continuato il lavoro della madre, laureandosi nella facoltà di legge nel 1882 e perseguendo le pubblicazioni del periodico fino al 1925.

Anche il figlio è diventato avvocato, ma per lui la strada è stata tutta in discesa.

Immagine di copertina | Getty Images: Suffragette, circa 1900: marcia di protesta a Londra. Photo di F J Mortimer