L'incredibile lista degli autori più amati e più odiati da Vladimir Nabokov

L'incredibile lista degli autori più amati e più odiati da Vladimir Nabokov

Vladimir Nabokov è l’autore russo-americano del romanzo forse più famoso del XX secolo, Lolita, da cui è tratto l’omonimo film di Stanley Kubrick.

Lo scrittore-entomologo émigré, che secondo alcuni è anche l’autore del romanzo più raffinato del secolo scorso—Fuoco Pallido—era un aristocratico, un idiosincratico, portatore di opinioni forti sulla letteratura. Si intitola “Strong Opinions”, appunto—Intransigenze nella traduzione italiana—un libro che raccoglie le poche interviste rilasciate da Nabokov. Da esso è possibile estrarre molte informazioni “succose”: quali erano gli autori più amati e più odiati da Nabokov?

La lista è lunga, e molto originale. Soprattutto quando si nota che la lista degli “odiati”—che lascia a bocca aperta—è fatta di autori generalmente venerati da pubblico e critica. 

Iniziamo con i quattro “pesi massimi del ‘900” secondo Nabokov e poi vediamo i suoi “like” e “dislike”. Tieniti forte.

I 4 capolavori della prosa del ‘900 secondo Nabokov

Ulisse di Joyce è il massimo capolavoro in prosa del XX secolo. Per originalità, lucidità, precisione, sormonta le altre opere di Joyce. Il quale, comunque, non è amato sempre e comunque da Nabokov, che giudica Finnegans Wake un “pietrificato gioco di parole”.

La metamorfosi di Kafka è la seconda opera letteraria più grande del Novecento. In Lezioni di letteratura, Nabokov dedica un saggio acuto al racconto più famoso del tedesco. Con notazioni pedanti sulla natura dell’insetto, si chiede in cosa effettivamente si trasformi Gregor Samsa. Non in uno scarafaggio, che non ha completa metamorfosi, ma in uno scarabeo, che, tra l’altro, può volare. Una conclusione ribadita in un’intervista compresa in Intransigenze, in cui a Kafka tocca una minuscola ramanzina:

Era un coleottero tondeggiante, uno scarabeo munito di elitre; e né Gregor né il suo creatore hanno pensato che, mentre la cameriera rifaceva la camera e la finestra era aperta, l’insetto sarebbe potuto volar fuori e scappare per unirsi ai felici scarabei stercorari che rotolavano le palline di sterco sui viottoli di campagna.

Pietroburgo di Andrej Belyj è il terzo capolavoro del ‘900 secondo Nabokov. Se credi che Il maestro e Margherita  sia il libro più “fantasmagorico” di tutti, quest’opera potrebbe smentirti.

Alla ricerca del tempo perduto, la “fiaba” di Marcel Proust—per l’esattezza: la prima metà—è il quarto “grande” libro del ‘900.

Gli altri autori preferiti di Nabokov

Quella degli autori che Nabokov ammira e ama è una bella lista. Gli piacciono John Milton, Jane Austen, il filosofo Henri Bergson, Cervantes, Flaubert, i poeti John Keats e Osip Mandel’stam, e ricorda di aver amato, ragazzo, PoeKipling, e Conan Doyle.

Ecco una selezione, in ordine alfabetico, di altri autori.

John Barth. Maestro del postmoderno soprattutto per il racconto Persi nella casa stregata (lo trovi qui).

Samuel Beckett. Lo adora: soprattutto la trilogia Molloy, Malone muore, L’innominabile.

Borges. Un autore di “infinito talento” e di grande poesia. Tra i suoi preferiti.

Lewis Carroll. Il più grande autore di storie per ragazzi che ci sia mai stato.

Nathaniel HawthorneLa lettera scarlatta è “eccellente”.

Melville. L’autore di Moby Dick è un altro americano che ammira.

Raymond Queneau. Gli Esercizi di stile e Zazie nel metro sono due capolavori.

J. D. Salinger. Gli piace moltissimo.

Delmore Schwartz. In particolare il racconto Nei sogni cominciano le responsabilità, che anche Lou Reed amava.

Tolstoj. Un genio. Anna Karenina è il più grande romanzo dell’800. Non gli piacciono invece Resurrezione e La sonata a Kreutzer.

Paul Verlaine. Grandissimo poeta, come Rimbaud.

H. G. Wells. Il suo scrittore preferito, da ragazzo. In particolare ama: La macchina del tempo e Nel paese dei ciechi.

Gli autori che Nabokov detesta

Ecco una selezione, in ordine alfabetico.

Balzac. Un “mediocre”.

Brecht. Una “nullità”.

Camus. Lo scrittore del Mito di Sisifo è “effimero” e “montato”.

Céline. Autore “di second’ordine”: scrittura apparentemente tesa, in realtà approssimativa.

Conrad. L’autore di Cuore di tenebra è di mentalità e sentimenti “puerili”. Lo considera sostanzialmente un autore per ragazzi.

Dostoevskij. Nabokov lo detesta secondo ogni aspetto: tecnico, artistico e perfino “morale”. Ridimensionare Dostoevskij per lui è una missione. Irriderlo, anche: vedi il romanzo “Disperazione” . Gli concede “lampi di eccellente umorismo” e poco altro: per il resto, è un poveretto, un sentimentale che scrive di fretta. E poiché Nabokov, secondo Nabokov, è infallibile, chi apprezza Dostoevskij non conosce la differenza fra buona e cattiva letteratura.

Faulkner. Altra “nullità”. Considerare i suoi libri capolavori è una “assurda allucinazione”.

Freud. Lo disprezza. In una lettera alla moglie lo definisce “un ciarlatano”. Trova le sue conclusioni “rozze” e “medievali”. Ciò non significa che Nabokov sia disinteressato ai sogni. Al contrario, affascinato dalle teorie sul tempo, e sul sogno premonitore, dell’aviatore e scrittore irlandese John William Dunne, compila a metà anni ’60 un “diario notturno”: trascrive ogni mattina i ricordi dei sogni, e si impegna a ricercare connessioni con essi durante la veglia. Sogna anche una sfida con Pelé.

Hemingway. Anche se ammira Il vecchio e il mare e poco altro, lo considera un autore per ragazzi, un poco migliore di Conrad. Di certo, sostiene, non ha scritto nulla che avrebbe desiderato scrivere lui. Si capisce che per Nabokov ogni “collega” è anzitutto un rivale.

Henry James. Elettrizzante qui e là, ma certamente “non un genio”.

Thomas Mann. Un altro dei grandi scrittori del Novecento che Nabokov non sopporta. Lo definisce pošlost: un termine radicato nella cultura russa dell’800 quasi intraducibile, che significa più o meno kitsch, volgare e pseudo-attraente. La morte a Venezia sarebbe un libro “stupido”.

Karl Marx. Ovviamente lo detesta.

Pirandello. Non gliene potrebbe importare di meno.

Platone. Non lo “appassiona particolarmente” (sic).

Ezra Pound. Un “impostore”.

Sartre. Gli piace ancor meno di Camus.

Immagine: Copertina