“Specchio Segreto”, la candid camera di Nanni Loy che ha fatto la storia della tv

“Specchio Segreto”, la candid camera di Nanni Loy che ha fatto la storia della tv

La terza puntata di Specchio Segreto—in onda sul Programma Nazionale il 3 dicembre 1964—”candid camera” che ha fatto la storia della televisione italiana, è introdotta così dal suo autore, conduttore, e (spesso) interprete Nanni Loy, uno dei più grandi registi del cinema italiano:

In questo nostro lavoro eravamo preoccupati di non riuscire a bloccare la gente per strada. E di non riuscire a costringerla al dialogo. A distoglierla dalle sue normali occupazioni o preoccupazioni quotidiane, per farla parlare. Fortunatamente però, durante il lavoro ci siamo accorti che i nostri timori erano eccessivi, infondati. Perché la gente si ferma a parlare. Parla volentieri. Parla facilmente. L’Italia, grazie al cielo, è il Paese del dialogo.

Al punto che per far parlare le persone sono bastati a volte, dichiara l’autore, dei minimi pretesti.

Una volta abbiamo sentito un bambino che leccando un francobollo chiedeva a un tabaccaio: ‘ma scusi, perché non li fanno dolci?’ Allora accogliendo questo suggerimento, il qui presente Fernando Morani si è improvvisato tabaccaio.

Nasce così lo sketch in cui l’attore Fernando Morani interpreta un tabaccaio bolognese che chiede ai clienti quale gusto di francobolli preferiscano. Ma a volte basta anche meno: come nella situazione comica in cui lo stesso Loy finge di aver paura di salire una scala mobile, raccogliendo molte prove di solidarietà divertita da parte delle persone, che si offrono anche di “allenarlo”.

Lo “specchio segreto” dell’Italia degli anni ’60

Il divertentissimo “Specchio segreto”, riscuotendo un grande successo di pubblico, andò in onda dal 19 novembre al 31 dicembre 1964, in 7 puntate di circa un’ora. Le puoi vedere, o rivedere per intero su Rai Play. Il programma si ispirava alla Candid Camera americana: gente normale ripresa di nascosto—con telecamere e microfoni nascosti in alberi finti, in furgoni dietro cui si acquatta la troupe, in specchi truccati—alle prese con situazioni stralunate create ad hoc da attori professionisti e provocatori.

Abbiamo progettato a tavolino piccoli intrecci, gag iniziali, paradossi fantasiosi e abbiamo cercato di introdurli nella realtà. Abbiamo inventato l’assurdo letterario e poi ne abbiamo provocato l’irruzione nel quotidiano.

Diversamente dal modello, però, “Specchio Segreto” non puntava alla barzelletta visiva. Era molto più cinematografico—d’altronde Loy era, e sarebbe stato ancora nei successivi decenni, un grande regista. E ambiva forse a disegnare, con tutte le reazioni dei malcapitati colti in situazioni grottesche, un panorama psicologico dell’Italia nell’epoca del boom, quando le città ospitavano molte persone inurbate—a volte è come se il Marcovaldo di Calvino fosse coinvolto in una candid camera—e il Paese cambiava rapidamente, anche nel costume.

Leggendaria la scena della zuppetta, che puoi rivedere per intero qui. Ma i 25 sketch delle 7 puntate sono tutti irresistibili: come quello in cui un’attrice con occhiali spessi ferma uomini a caso, all’aeroporto di Fiumicino, facendogli credere di aver riconosciuto in loro un grande amore perduto di 5 anni prima.

“L’Italia è il paese del dialogo”

O ancora, quella in cui Loy si fa aiutare dai passanti a identificare una piazza di Milano il cui nome, che l’attore finge di non riuscire a concludere per un difetto di pronuncia, inizia per P. E gli atteggiamenti di chi si specchia in sartoria, credendo di essere solo. Le reazioni delle persone a una bilancia truccata che segna 5 Kg in più, o a un tizio che vuole a tutti i costi regalar loro mille lire (“si compra ‘na cosetta!”).

Gli Italiani, in effetti, parlano tanto. Soprattutto negli episodi strutturati per produrre dialogo. Come quello del pugile analfabeta (sempre Nanni Loy) che nella sesta puntata finge di aver ricevuto un’ampollosa lettera d’amore da una ragazza, se la fa leggere davanti a un ufficio postale, e cerca di farsela spiegare.

[passante] Di là qualcosa, un fuoco ti rapina, il tuo nido di fuoco all’orizzonte, il tuo grido…

[Nanni loy, pugile] ‘Rapina’…che è ?

Ti prende…di là…cioè…

‘Di là’ dove?

All’orizzonte. Qualcosa che non si vede. Di là, ecco… che viene da lontano…

All’EUR?

No all’EUR! Che viene da lontano, una cosa… così, astratta. È una cosa che si pensa, così, no? Si ode una voce venire… non si vede la persona, si ode la voce…

Nanni Loy irride i suoi personaggi, e con essi molti vizi e vezzi degli italiani che oggi, in vari casi, sono gli stessi di allora. Ma si tiene lontano dal sarcasmo del cinico: in molte situazioni finiscono in rilievo l’umanità, la simpatia dei “personaggi” involontariamente coinvolti.

A caccia di personaggi

Nanni Loy andrà “a caccia di personaggi” con un’altra serie del 1977, anch’essa molto innovativa: Viaggio in seconda classe. Anche qui ci sono telecamere e microfoni nascosti, tuttavia, anche se il programma è divertente poiché chi parla è sempre inconsapevole di essere ripreso, il mezzo non è la beffa: ambientato nello scompartimento di un treno ogni volta su una tratta ferroviaria diversa, un episodio di Viaggio in seconda classe è l’involontaria intervista di un passeggero provocato dagli attori.

Nanni Loy, dopo il diploma al Centro sperimentale di cinematografia a Roma, esordì alla regia nel 1957 e diresse nel 1959 Audace colpo dei soliti ignoti, il seguito del film di Monicelli. Nel 1962 diresse invece un film drammatico resistenziale, Le quattro giornate di Napoli. Di culto il suo film con Paolo Villaggio del 1974 , Sistemo l’America e torno

Immagine: Copertina