Natalia Ginzburg: guida a una delle scrittrici italiane più importanti di sempre

Natalia Ginzburg: guida a una delle scrittrici italiane più importanti di sempre

Le grandi scrittrici donne con il loro talento non hanno contribuito solo al piacere di milioni di lettori, ma anche alla lotta verso gli stereotipi di genere. Talenti della prosa come Alice Munro, o Zadie Smith, hanno innalzato ad altissimi livelli la letteratura in generale, al di là del sesso dei loro autori. E in Italia tra le più grandi e stimate scrittrici c’è sicuramente Natalia Ginzburg.

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Nata a Palermo nel 1916, ma cresciuta a Torino, Natalia Levi cresce in una famiglia di origine ebraica da parte di padre. Gli anni del fascismo sono duri: la futura scrittrice si forma in un ambiente esterno ostile e dedica gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza alla lettura e a un precoce avvicinamento alla scrittura.

Esordisce a soli 17 anni, pubblicando un racconto—I bambini— sulla rivista letteraria Solaria. Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, acquistando così il cognome per cui è maggiormente nota. Il marito, docente di letteratura russa, la introduce nel mondo dell’editoria: in particolare alla casa editrice Einaudi, con cui condivide la linea politica antifascista.

Nel 1942, sotto lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, pubblica il suo primo romanzo, La strada che va in città. Il libro racconta le vicende di una giovane donna che decide di sposarsi per interesse economico, e che attraverso i suoi ricordi ripercorre una vita malinconica. Mostra il talento della Ginzburg nell’evocare il potere della memoria e dei ricordi, attraverso una scrittura schietta e a volte dura. Il tono appare spesso distaccato e freddo, ma i temi trattati, e la potenza dei suoi personaggi rendono il libro molto intimo.

Anche il secondo romanzo, È stato così, si mantiene su questo filone narrativo: una storia matrimoniale piuttosto disincantata, in cui è l’introspezione della protagonista a prevalere. Nel 1952 Ginzburg pubblica Tutti i nostri ieri, un libro che preannuncia i temi trattati successivamente nel più famoso dei suoi lavori. Il libro racconta le dinamiche nascoste di una famiglia borghese italiana, attraverso tutte le contraddizioni, i dissidi e gli amori che ne fanno parte.

A questo punto della carriera la scrittrice ha ottenuto una certa notorietà in ambito editoriale. Dopo una raccolta di racconti lunghi—Valentino—e il quarto romanzo—Sagittario—nel 1963 Ginzburg pubblica il romanzo che le donerà il successo definitivo: Lessico Famigliare. Racconta la storia della famiglia Levi, in cui domina la figura del padre: il tono della narrazione è spesso ironico, e le vicende dei protagonisti sono strettamente legate al contesto del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Il successo del romanzo, sia a livello di critica che di pubblico, fa includere il libro nella selezione finale del Premio Strega, che alla fine vincerà.

Il 1969 è un anno di svolta particolarmente significativo per la scrittrice: la strage di piazza Fontana la spinge ad avvicinarsi ancora di più agli ambienti intellettuali di sinistra. Intraprendendo un attivismo che la porterà a essere eletta al Parlamento con il Partito Comunista nel 1983.

Nel frattempo Ginzburg continua a scrivere strenuamente: pubblica i romanzi Mai devi domandarmi (1970), Vita immaginaria (1974), una commedia— Ti ho sposato per allegria—e diversi saggi. Stringe anche una proficua collaborazione con il Corriere della sera, su cui firma importanti articoli d’opinione che contribuiscono in modo massiccio al dibattito sociale del Paese. Muore a Roma nella notte del 7 ottobre 1991, lasciando un grande vuoto nel mondo degli intellettuali e letterati italiani.

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