Nellie Bly, la giornalista che fece il giro del mondo in 72 giorni nel 1890

Nellie Bly, la giornalista che fece il giro del mondo in 72 giorni nel 1890

Un giorno di gennaio del 1885 il “Pittsburh Dispatch” pubblicò la filippica di un editorialista, “A cosa sono buone le ragazze”: lamentava l’aumento delle giovani donne che vogliono lavorare invece di trasformare la casa in un piccolo paradiso. Una ventenne, Elizabeth Jane Cochran, letto quell’articolo inviò una risposta feroce al direttore: l’imbecille che l’aveva scritto non sapeva le difficoltà che una donna povera doveva affrontare per poter aspirare a una vita decente. La ventenne, che si era firmata “Piccola Orfanella”, sarebbe diventata in pochissimi anni la pioniera del giornalismo investigativo e la donna che fece il giro del mondo da sola in 72 giorni nel 1890. Con un nuovo nome: Nellie Bly.

Nata il 5 maggio 1864 in Pennsylvania, Elizabeth detta Pink era stata, fino a 6 anni, l’agiata figlia di un giudice di pace e proprietario terriero. Quando il padre morì improvvisamente, si ritrovò povera: quello aveva due famiglie, e non aveva incluso lei e sua madre nel testamento.

Quando scrisse l’arrabbiatissima risposta di cui sopra, Pink faceva le pulizie per la madre, affittacamere a Pittsburgh, che si era risposata per poi divorziare poco tempo dopo (lui beveva). Il direttore del “Pittsburgh Dispatch” volle conoscere la giovane intraprendente. Risultato: la assunse per 5 dollari alla settimana. Scelsero un nuovo nome per lei, che, nell’unico anno di collegio frequentato, l’aveva già mutato da Cochran in Cochrane: scelsero Nellie Bly, da una famosissima canzone popolare di Stephen Foster.

Tra le inchieste, una in 8 puntate sulle condizioni delle operaie di Pittsburgh la rese nota a livello locale. Nellie era una giornalista ambiziosa e “ficcanaso”. Faceva le domande che tutti vorremmo fare e metteva in luce quel che tutti abbiamo sotto gli occhi e che facciamo finta di non vedere. E non sapeva stare ferma. Lo aveva scritto anche nella lettera al Dispatch: per una donna stare ferma è terribile. L’anno seguente è nel Messico di Porfirio Diaz per denunciare la corruzione del paese, ma, per evitare l’arresto, torna dopo qualche mese negli USA. Poi va a New York: vuole diventare una cronista di attualità.

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Few 19th-century women took as many risks as Nellie Bly. ?When she moved to New York City to pursue her career in journalism, her first assignment with the New York World was to get voluntarily committed to the Women's Lunatic Asylum at Blackwell's Island. ✍️Her resulting exposé revealed disturbing conditions at the facility, sparking an investigation and reforms, and launching the field of investigative journalism. Bly made headlines again when she embarked on a solo trip around the world. When she pitched this journey to a newspaper, she was told that "no one but a man can do this." ?Her response? "Very well. Start the man, and I'll start the same day for some other newspaper and beat him." A woman of her word, she accomplished her around-the-world trip in a record 72 days. ? ? Learn more about Bly and other boundary-smashing Victorian-era women in "Rebel Women: Defying Victorianism," now on view. #RebelWomenNY

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Pazza, ladra, “cuore solitario”, cameriera, prostituta: i travestimenti di Nellie Bly, pioniera del giornalismo “acrobatico”

A New York nessuna redazione le dà un lavoro finché non si propone al New York World, il giornale moderno, aggressivo e sensazionalista, concentrato sulla cronaca cittadina, rilevato nel 1883 da Joseph Pulitzer. Nellie propone alcune impressionanti inchieste sotto copertura. Una viene accettata: fingersi pazza e farsi internare nel manicomio femminile di Blackwell Island, a New York, per poi denunciare le condizioni in cui sono “detenute” le donne.

Nellie si allena per ingannare i medici. Le riesce, perché, dopo essere stata condotta da un giudice per comportamento “demente” (simulato) in un albergo, viene ricoverata a Blackwell. Lì si comporta, scriverà nel reportage, piuttosto normalmente: ma pregiudizio, indifferenza, incompetenza dei medici, fanno sì che una donna bollata come “pazza”—in molti casi una donna “sana” ma povera, magari da una famiglia di immigrati—una volta entrata in quella “trappola per topi umani”, pazza lo resti a prescindere.

Le condizioni del manicomio erano terribili. Sveglia alle cinque. A letto alle otto. Porte chiuse a chiave. Finestre con pesanti inferriate. Docce d’acqua fredda prima di dormire. Obbligo di fare le pulizie. Vietato parlare. E, per quasi tutto l’arco della giornata, nulla da fare. Ciò colpisce Nellie più di ogni altra cosa: essere costretti a far nulla, seduti su una panca per ore, non farebbe impazzire chiunque?

Dieci giorni dopo l’internamento Nellie viene prelevata da “amici”. Il “World” pubblica il reportage da Blackwellche fa scalpore. Nellie diventa una celebrità. E realizza il suo sogno: diventa cronista di attualità. Applicherà lo stesso metodo in ogni settore della società, per denunciarne le storture. Fingendosi cameriera in cerca di lavoro, prostituta, ladra, cliente di agenzia matrimoniale, ecc. Il gioco riesce perché nessuno si aspetta che sia giornalista, in quanto donna. 

Con le sue inchieste spericolate diventa pioniera, molto emulata, dello “stunt journalism”. Il giornalismo “acrobatico”.

Il giro del mondo in 72 giorni di Nellie Bly

L’impresa che rese davvero Nellie famosa iniziò il 14 novembre 1889, alle 9.40 e 30 secondi. Lanciata con una vistosa operazione di marketing, l’impresa era il viaggio intorno al mondo di Nellie Bly. La ragazza aveva accettato una sfida: partire sola—senza chaperon—a 24 anni, per un giro del mondo che doveva durare meno di 80 giorni. Tanto, come sappiamo, era durato il romanzesco giro di Phileas Fogg, protagonista del romanzo di Jules Verne.

Il viaggio di Nellie farà da modello per quello di Annie Londonderry in bicicletta, qualche anno dopo. Attraversa l’Atlantico, approda in Inghilterra, poi a Calais. Dopo essere andata a trovare Jules Verne, come racconta nel suo libro di viaggio e in una delle tante cronache scritte e telegrafate tappa dopo tappa, torna a Calais, poi raggiunge Brindisi. Poi l’Egitto, la penisola Araba, Colombo in Ceylon, Singapore, Hong Kong. Infine il Giappone, con Yokohama, e San Francisco. Ritorna al punto di partenza il 25 gennaio 1890: ci ha messo 72 giorni, 6 ore 11 minuti e 14 secondi. Risultato trionfale: ha battuto Phileas Fogg, viaggiando davvero.

La celebre Nellie continuerà ad affrontare alti e bassi nella sua vita, senza mai abbandonare il giornalismo. A trent’anni si sposerà con un industriale. Morto lui, diventerà una manager filantropa. Per poco: truffata dall’amministratore, perderà il patrimonio. Nel 1914 parte per l’Europa. Scoppia la guerra e parte per il fronte, e ovviamente racconta il conflitto. Torna in America nel 1919. Nel 1922 muore per una polmonite. Ancora giovane, se ne va quella che allora era considerata la più grande cronista americana.

Cosa possiamo imparare ancora da Nellie Bly? Ne parla questo pezzo molto interessante sull’operazione Blackwell, raccontata nel libro Dieci giorni in manicomio. Qui puoi leggere Il giro del mondo in 72 giorniPer approfondire, c’è una bella lezione Wikiradio dedicata a Nellie Bly da Sara Antonelli.

Immagini: Copertina