Nino Benvenuti, il campione che ha fatto innamorare del pugilato gli italiani

Nino Benvenuti, il campione che ha fatto innamorare del pugilato gli italiani

Oggi in Italia il pugilato non ha più tanto seguito. Sui giornali sportivi trova spazio soltanto in forma di trafiletto. A meno che non parliamo di “incontri del secolo”. Ma quelli ormai da tempo avvengono oltreoceano, non qui.

C’è stato un periodo, però—da non crederci per le nuove generazioni abituate a vedere alla tv soltanto il calcio—in cui la boxe era uno degli sport più seguiti e amati in Italia. Insieme al ciclismo. Erano gli anni di Nino Benvenuti. Un’epoca in cui i suoi incontri erano più seguiti di un concerto dei Beatles.

94 milioni di lire contro 58, loro a Milano nel ’65, io a Roma nel ’69 contro Luis Manuel Rodriguez.

Nino non è stato soltanto uno degli atleti più rappresentativi della “nobile arte” italiana, ma uno degli sportivi più amati di sempre. Le sue imprese, che lo hanno portato sul tetto del mondo, hanno appassionato tantissimi, avvicinando anche i novizi e gli scettici alla boxe. Il CONI lo ha insignito del titolo di “Ambasciatore del Pugilato italiano nel Mondo”.

I primi incontri di Nino Benvenuti

Giovanni Benvenuti nasce nel 1938 a Isola d’Istria. I primi colpi li sferra a casa, a un sacco di juta riempito di granturco. Prima di iscriversi in una piccola palestra. La passione gliel’ha passata il padre. Trieste è la città d’adozione. Una città che quasi cinquant’anni dopo, come riconoscimento per la sua straordinaria carriera, gli conferirà la cittadinanza onoraria, eleggendolo anche “lo sportivo del secolo”.

È presto costretto ad abbandonare l’Isola per le rappresaglie delle squadracce slave. “Che alimentarono presto in lui”, come ha ricordato il giornalista Massimiliano Castellani: “il senso della dignità e dell’appartenenza”.

La giovinezza di Nino è dolorosa. La madre muore di infarto il giorno che le guardie dell’Ozna fanno irruzione in casa per portarsi via il fratello.

Non avevo ancora diciotto anni quando persi mia madre… per me fu un colpo tremendo. Da allora sono sempre salito sul ring con la sua fede legata a un laccio della scarpa.

In quel periodo i modelli sportivi sono i triestini Duilio Loi e Tiberio Mitri, e Sugar Ray Robinson: “il più grande di tutti, anche di Cassius Clay”. Nel 1956, nella categoria dilettanti, vince il titolo italiano per i welter. Poi la cintura europea nei superwelter. La sua è una carriera folgorante. Nei dilettanti su 120 incontri ne perde soltanto uno.

Olimpiade di Roma 1960: l’oro di Nino Benvenuti

Nel 1960, Nino avrebbe dovuto partecipare alla categoria superwelter, ma poi decide di scendere di categoria. Qualcuno dice per evitare un pugile temibile, Wilbert McClure. Nino perde allora 4 chili in pochi giorni, un grande sacrificio per un pugile. Dopo aver sconfitto Josselin, Kim Soo-Kim, Mitsev e Lloyd, in finale batte il russo Yuri Radonyak e vince l’oro.

È il momento che ricorda con più commozione. Indossare la maglia azzurra. “Vincere l’Olimpiade vuole dire arrivare a toccare il cielo con un dito”, come ha raccontato a RaiNews24. A quel punto decide di passare ai professionisti.

La carriera da professionista di Nino Benvenuti

La carriera da professionista vedrà, in generale, un ottimo score per Benvenuti. Su 90 incontri, 82 sono quelli vinti (35 per KO) e 7 persi (due per KO). Nel 1965, battendo il campione Sandro Mazzinghi si aggiudica il titolo mondiale dei superwelter. Allo stadio San Siro ci sono più di quarantamila spettatori. Dopo la conquista del titolo, Mazzinghi tratta la rivincita. Qualche mese dopo. Ma sarà sempre Nino a uscirne vincente. Anche se non mancano le polemiche. I pugili ancora oggi non hanno fatto pace e si lanciano frecciatine.

Dai superwelter passa ai medi. E scrive la storia del pugilato italiano. È il 1967 e a New York trova Emile Griffith. Allora nemico, poi protagonista di una bella amicizia, tanto che sarà il padrino alla cresima di uno dei figli di Nino. “Come non si può essere amico di uno col quale ti sei battuto per 45 riprese?”

Dissi loro che ero il numero uno della vecchia e gloriosa Europa […] il New York Post scrisse che non mi mancava la parola. Peccato che mi dovessi incontrare con Emile Griffith, il quale era imbattibile e mi avrebbe impartito una severa lezione.

Nino vince il match. Per il pugilato italiano è un evento straordinario. È il primo campione a tenere sveglio quasi un intero Paese per un evento sportivo. Anita Madaluni ha raccontato così quella notte.

Non una semplice notte di boxe in cui un nostro sportivo sconfisse Griffith, campione planetario sino ad allora imbattuto. Ma una notte in cui sorse una nuova alba sociale e culturale. Una notte dopo la quale nulla fu più come prima. Una notte, indimenticabile e indimenticata, ancora pulsante nel cuore di tutti, in cui l’Italia, intera e all’unisono, vittoriosa e fiera, salì “confusa e felice” sul ring del mondo.

Sempre Castellani ricorda:

Per non destare gli italiani dal sonno (ordine del governo) la sfida […] venne trasmessa dalla tv registrata il giorno dopo, ma oltre diciotto milioni di italiani restarono comunque svegli fino all’alba ascoltando la palpitante radiocronaca in diretta dalla voce cristallina di Paolo Valenti.

La rivincita con Griffith e il tramonto

Nella rivincita successiva sarà Griffith a spuntarla. Il 4 marzo del 1968 si tiene l’attesissima “bella”. Il pubblico riempie le gradinate. Tantissimi sono gli italo-americani accorsi lì per veder combattere Nino. Vince lui, ai punti. Si conferma il più forte del mondo nella sua categoria. È un momento storico per l’Italia del pugilato. Viene eletto “Fighter of the Year“.

Nel pugilato un campione è obbligato a difendere il titolo, altrimenti lo perde. Benvenuti lo protegge fino al 7 novembre 1970, quando incontra sulla sua strada il terribile Carlos Monzón. Il pugile argentino lo butta giù alla dodicesima ripresa. Perde il titolo. L’anno seguente Nino vuole chiudere in bellezza la sua carriera. L’8 maggio del 1971 tenta di riprendersi il titolo incontrando di nuovo Monzón. Ma è un’altra sconfitta. Il suo manager  getta la spugna alla terza ripresa.

Si chiudeva l’epoca d’oro di Nino e del pugilato italiano. Anche se ci sono stati altri campioni del mondo italiani, il pugilato avrebbe perso per sempre quell’interesse nazionale che aveva vissuto con Benvenuti. Anche se tramontava un’era la storia era stata scritta. L’International e la World Boxing Hall of Fame lo hanno riconosciuto tra i più grandi pugili di tutti i tempi.

Per approfondire la vita e la carriera di Nino, anche fuori dal ring, ti consigliamo di leggere la biografia “L’orizzonte degli eventi”, scritta insieme a Mauro Grimaldi e Ottavia Fusco Squitirei.

Immagine di copertina tratta da YouTube