"Ok": qual è la sua origine e come ha fatto a diffondersi in modo così vertiginoso

Ok, una parola inglese che usiamo tantissimo anche nella lingua italiana. Se si potessero contare tutte le volte che in un giorno diciamo “ok” il numero sarebbe a tre cifre. Ok viene usata in varie sfumature perché di per sé ha una natura neutra. Traducendola sarebbe “sta bene” o “va bene”. Venne usata anche durante l’allunaggio, come un “ricevuto”.

Ok, engine stop. We copy you down, Eagle.

Ma sai qual è l’origine di ok? Un video realizzato da Vox te lo spiega. Sapere quando e come si è diffusa, non è soltanto una curiosità linguistica, ma ci aiuta a capire cosa serve a un tormentone linguistico per muoversi così tanto in pochissimo tempo.

Una moda da giovani intellettuali bostoniani

Andiamo indietro nel tempo. Anni trenta dell’Ottocento. Una moda si aggira tra i giovani intellettuali di Boston: abbreviare, intenzionalmente sbagliando, le frasi più comune. Un gioco linguistico che deliziava i damerini del Massachusetts.

Qualche esempio? Enough said, “tutto chiaro / non dire altro”, diventava KC, scimmiottando la pronuncia: “knuff ced”. Oppure, per lo stesso principio, O.W. stava per Oll wright. Mentre O.K. stava per “oll korrect“.

Oggi la parola è desueta, ma nei primi anni dell’Ottocento veniva usata spesso. Ecco un esempio, tratto da un giornale locale:

Having compared the foregoing statement with documents now in this office, I find them all correct, only I would observe[…]

L’abbreviazione “sbagliata”, ok, iniziò a diffondersi, precisamente, il 23 marzo del 1839. Quando ok viene pubblicato, per la prima volta, sul Boston Morning Post.

The “Chairman of the Committee on Charity Lecture Bells,” is one of the deputation, and perhaps if he should return to Boston, via Providence, he of the Journal, and his train-band, would have the “contribution box,” et ceteras, o.k.—all correct—and cause the corks to fly, like sparks, upward.

L’espressione comparve anche su altri giornali, tra il 40 e il 42. Qualcuno scrisse anche una poesia su “OK”. Ma non era ancora abbastanza.

Una mano anche dal Presidente degli Stati Uniti

Una spinta propulsiva gliela diede l’ottavo Presidente degli Stati Uniti d’America, Martin Van Buren, che proprio negli anni Quaranta teneva una campagna elettorale e usò come “nickname” proprio ok. Proveniva da Kinderhook, una città nello stato di New York. Ok abbreviava questo messaggio: Old Kinderhook is Oll Korrect.

Vennero anche fondati degli O.K. Club in giro per gli Stati Uniti per supportare la sua candidatura. Nel bene e nel male si parlava di quell’O.K. I giornali non risparmiavano giochi di parole come “Orful Konspiracy” e “Orful Katastrophe”. Il presidente non venne rieletto, ma ok aveva iniziato a girare vorticosamente gli Stati Uniti. Non era ancora abbastanza.

Una parola perfetta per il telegrafo e la pubblicità

A stabilire il definitivo successo di ok ci pensò il telegrafo. Che fece il suo debutto—guarda un po’ il caso—nel 1844. Pochissimi anni dopo quello di ok. La parola era perfetta per la sua brevità e venne usata a chiusura dei messaggi in codice dopo ogni scambio.

Accanto all’uso telegrafico ci fu anche il suo “appeal” pubblicitario. Quella era fatta per attirare l’attenzione degli osservatori. Non era raro, e non lo è neanche oggi tra gli scaffali dei supermercati, trovare la c sostituita dalla k. I pubblicitari sanno che questa è molto più facile da restare impressa nella mente.

E alla fine qualcosa di semplicemente straordinario: l’ascesa di ok era stata così vertiginosa che neanche un secolo dopo la sua nascita i linguisti di tutto il mondo si chiesero quale fosse la sua misteriosa origine. Dimenticando come si era arrivati a quel punto. E per questo iniziarono a diffondersi versioni sbagliate. Oggi sappiamo che da quegli eleganti salotti di Boston quella parolina ne ha fatta davvero tantissima di strada.

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