Il Calcio Storico Fiorentino: le origini di uno sport antichissimo

Il Calcio Storico Fiorentino: le origini di uno sport antichissimo

Per molti il Calcio Storico Fiorentino è soltanto una tradizione antidiluviana e violenta: uno sport in cui basta far sfoggio di forza bruta e coraggio per avere la meglio. Ma chi ha visto da vicino una partita ufficiale, sa benissimo che questa disciplina nasconde molto di più: tecnica, strategia, intuito e coesione di squadra. Oltre ovviamente alla cultura e alla volontà di perpetrare la storia di Firenze.

Ma partiamo dall’inizio: il Calcio Storico Fiorentino affonda le radici in uno sport praticato dai legionari dell’Impero romano, l’harpastum. Una disciplina che anticipava alcuni fondamentali del rugby, e univa le tecniche di lotta. Durante tutto il Medioevo e il Rinascimento a Firenze si era continuato a giocare per diletto a questo sport—anche i nobili scendevano in piazza per giocare—e la tradizione si è tramandata nei secoli. Nel 1530, durante l’assedio delle truppe imperiali di Carlo V, i fiorentini decisero di esibirsi in una partita, per schernire i soldati avversari e dimostrare che non avevano paura di loro, giocando come se nulla fosse.

La rievocazione storica che si celebra ogni anno a Firenze—e che prevede tre partite, due semifinali e la finale—si svolge proprio per celebrare l’orgoglio fiorentino dimostrato in quei giorni di assedio. Si gioca in Piazza Santa Croce che per l’occasione viene ricoperta di sabbia e circondata da spalti per il pubblico, e a contendersi la vittoria sono le squadre dei quattro quartieri storici di Firenze: gli Azzurri di Santa Croce, i Bianchi di Santo Spirito, i Rossi di Santa Maria Novella e i Verdi di San Giovanni.

Ogni squadra è composta da 27 giocatori, e lo scopo del gioco è totalizzare il maggior numero di punti segnando delle cacce, ovvero riuscendo a tirare la palla nella porta difesa dagli avversari. Per difendere la propria porta, o conquistare la palla, le due squadre si affrontano in duelli di lotta: sono permessi infatti i colpi di varie arti marziali. Non si possono tirare calci alla testa, colpire gli avversari da dietro, infierire su di loro quando sono a terra (anche se si possono bloccare con prese di lotta greco-romana) e non si può duellare in due contro un solo giocatore. Tutto il resto è concesso.

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Vista da un inesperto, questa continua serie di scontri fisici fra calcianti in campo può sembrare semplicemente caotica e violenta, ma in realtà il Calcio Storico non è così. Il focus delle varie squadre non è la lotta, ma la possibilità di segnare una caccia.

Per questo le squadre sono divise in ruoli: sommariamente c’è chi difende la propria porta, chi fronteggia gli avversari fisicamente per creare dei blocchi, chi cerca di andare alla conquista della palla e i portatori di palla. Quest’ultimi sono i giocatori più importanti della squadra: sono infatti loro che giocano per segnare le cacce, o creare le occasioni che porteranno a un’eventuale caccia.

I portatori di palla solitamente sono fisicamente più leggeri rispetto ai compagni di squadra: devono essere veloci, scattanti, e soprattutto precisi quando si tratta di tirare nella porta avversaria. Se i portieri avversari dovessero deviare un loro tiro sopra la porta, infatti, farebbero guadagnare alla propria squadra mezza caccia.

Per consentire ai portatori di palla di arrivare nelle zone pericolose del campo, da dove poter concludere in porta, gli altri giocatori creano dei blocchi impegnando gli avversari nella lotta: intuendo quando i presupposti di spazio e tempo sono propizi, i portatori di palla devono sfruttare questi blocchi per correre fra le fila avversarie verso la porta.

Il Calcio Storico Fiorentino, quindi, è uno sport di grande strategia: la squadra deve muoversi come un corpo unico, perché senza un buon equilibrio fra i vari ruoli non è possibile rendersi pericolosi. Ogni giocatore in campo crea una sinergia con gli altri: magari attirando avversari verso un lato del campo, per poi capovolgere l’azione sul lato opposto.

In mezzo a tutto questo, poi, c’è l’importanza della tradizione: ricordare le proprie origini, e partecipare in maniera attiva alla storia della propria città.

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