Qual è l'origine delle nostre superstizioni?

Qual è l'origine delle nostre superstizioni?

Le persone che credono alla sfortuna tendono anche a non credere alle coincidenze portate dal fato, e per questo evitano tutta una serie di comportamenti o situazioni—come passare sotto una scala, o attraversare una strada dopo che è passato un gatto nero—che normalmente chiamiamo superstizioni.

Quasi tutti seguono queste accortezze dando per scontato che possano portare sfortuna, senza mai chiedersi per quale motivo siano nate, e come siano state tramandate queste superstizioni. Per questo abbiamo pensato di ripercorrere la storia delle più comuni.

Attento a non rovesciare la saliera

Un’usanza degli antichi romani, una volta conquistata e distrutta una città nemica, era quella di spargere del sale sui terreni coltivati, in segno di vittoria. Il sale infatti rovina il terreno, e impedisce di metterlo di nuovo a coltura. Da allora il sale che viene rovesciato viene visto come simbolo di disfatta.

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Non sprecare l’olio

Le stesse superstizioni che riguardano il sale rovesciato, valgono anche per l’olio. Ma in questo caso la storia non affonda le radici nell’usanza degli antichi romani: visto il costo molto alto era considerato uno spreco inaccettabile lasciarlo cadere. Per questo l’olio versato inutilmente è simbolo di sfortuna.

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Non passare sotto una scala aperta

Secondo una ricostruzione di stampo religioso, durante il medioevo le scale—così come tutti i simboli triangolari—rappresentavano la Santa Trinità, e per questo non si doveva passarci sotto. Molto più probabilmente, invece, questa usanza era dovuta al fatto che durante gli assedi i soldati che difendevano le mura di un castello gettavano olio bollente su coloro che stazionavano sotto le scale, e per questo passarci sotto è considerato di cattivo auspicio.

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Non aprire un ombrello al coperto

L’antica superstizione secondo cui non si deve mai aprire un ombrello al coperto ha un’origine popolare: coloro che erano obbligati ad aprire un ombrello in casa erano soltanto i poveri che dovevano ripararsi quando il tetto malandato delle loro case perdeva durante un temporale. Per questo ricorda la povertà e la miseria.

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Mai rompere uno specchio

Nella tradizione popolare uno specchio infranto equivale a sette anni di sfortuna. Questa credenza affonda le radici in epoche molto antiche: sia gli antichi romani che gli egizi credevano che gli specchi fossero in grado di duplicare l’anima di una persona, e romperlo significava comprometterne la stabilità. La durata del periodo di sfortuna, sette anni, deriva dalla teoria romana secondo cui la vita di un essere umano si rinnovi ogni sette anni.

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