In mostra a Roma 2000 anni di arte ispirata alla poesia di Ovidio

In mostra a Roma 2000 anni di arte ispirata alla poesia di Ovidio

Con più di 250 opere provenienti da decine di musei nazionali e internazionali, la mostra alle Scuderie del Quirinale—fino al 20 gennaio 2019—intitolata Ovidio. Amori, miti e altre storie attraversa il mondo creato dal grande poeta latino delle Metamorfosi che per duemila anni, con le sue narrazioni intrecciate di celebri miti, come quello di Piramo e Tisbe, ha nutrito l’arte per secoli.

Come afferma giustamente la curatrice Francesca Ghedini, il poeta di Sulmona ha creato un immaginario che ha funzionato come principale serbatoio e repertorio di argomenti per gli artisti dalla classicità al rinascimento. Pensiamo solo, fra le opere che ti abbiamo già raccontato, a due capolavori di Canova come Apollo e Dafne e Venere e Adone. O alla “Loggia di Galatea” di Villa Farnesina a Roma. Si è creato così un infinito gioco tra parola e immagine.

Ed è proprio il parallelo tra letteratura e arti visive il filo conduttore della mostra. In cui ogni opera è in stretto rapporto con le parole del poeta. Qual è stato l’atteggiamento degli artisti nel rapporto col testo? Ciascuno, figlio del proprio tempo, aderente a una corrente, forte della propria personalità, ha lasciato nell’opera la propria interpretazione.

In questa mostra complessa e affascinante, tra affreschi pompeiani, testi medievali, capolavori moderni dal ‘400 al ‘700,  e molte sculture, spiccano due meravigliose statue romane da originali greci. La Venere Callipigia del Museo Archeologico di Napoli. E la splendida Leda di Venezia. In cui un cigno gigantesco, di cui Giove ha preso le sembianze, abbraccia la donna. E, per quanto riguarda la pittura, la Venus Pudica di Botticelli, il Narciso di Domenichino, e opere di Tintoretto. Ribera. Poussin. Pompeo Batoni. Si arriva fino alle citazioni al neon di Joseph Kosuth. Che introducono il visitatore nel mondo di Ovidio.

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Non sono solo gli uomini a essere preda della passione: lo stesso sentimento può impadronirsi anche degli dei. Ovidio questo lo sa bene, e nelle sue Metamorfosi non tace gli amori infedeli delle divinità, mettendo in discussione ancora una volta la propaganda augustea. In uno dei miti più celebri dell’antichità, quello di Aracne, Ovidio immagina che la giovane avesse realizzato una tela nella quale erano rappresentati gli adulteri compiuti dagli dei. Su tutti domina ovviamente Giove, che pur di soddisfare le sue brame, non esita a mutare forma, a trasformarsi in animale. Così, sotto forma di toro, rapisce la giovane Europa, e assumendo l’aspetto di un cigno possiede Leda. Proprio la raffigurazione di Leda e il cigno era particolarmente diffusa nel mondo antico, come dimostra il recente ritrovamento di Pompei. Una scena dal forte significato erotico, che qui in mostra è rappresentata da questo gruppo statuario di II secolo d. C. Giove si era rifugiato nel grembo di Leda fingendo di essere inseguito da un’aquila, quando invece voleva solo approfittare della giovane. La notte stessa, Leda giace con suo marito Tindaro, e da questo duplice rapporto nasceranno quattro ulteriori personaggi del mito greco: i Dioscuri, Elena e Clitennestra, la moglie di Agamennone. · · · #scuderiedelquirinale #igersitalia #roma #rome #igersroma #beniculturali30 #vivoroma #art #yallerslazio #yallersroma #archeologia #volgolazio #mostra #archaeology #tesori_italiani #autunno #arte #yallersitalia  #arthistory #storiadellarte #arte #visitrome #ovidio #ilikeitaly #lazioisme #lazio #culturaltourism #trip #cultura #museoarcheologicovenezia

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“La bellezza è un bene fragile”: Ovidio, il poeta dell’amore

Ovidio è stato l’ultimo dei grandi poeti augustei, che iniziò la sua attività poetica già oltre le guerre civili, e fu da Augusto relegato—non esiliato: non perse cittadinanza né beni—in Romania nell’8 d.C., per cause mai perfettamente chiarite. Sperimentale. Esploratore dei generi letterari che non si identificò in alcuno di essi, com’era stato ad esempio per Catullo e gli altri poeti neoterici. Egli fu anzitutto l’autore di poesia erotica e didascalica. Una poesia innovatrice. Che egli considerava autonoma dalla realtà—lontana da Orazio e il suo Carpe diem.

Benché l’amore possa essere devastante passione (Nullis amor est sanabilis herbis: Non c’è erba che possa guarire l’amore, si legge nelle Metamorfosi), esso per Ovidio è soprattutto gioco, galanteria, rituale. Lo si vede dal trittico di opere erotico-didascaliche che inizia con l’Ars amatoria, in cui dà agli uomini consigli su come conquistare le donne. Nel secondo, i Remedia amores, insegnava come conservarne l’amore. Nel terzo, Medicamina faciei femineae, per “scusarsi” con le donne di averle eventualmente maltrattate nei primi due, dava loro consigli su come conquistare gli uomini.

Le Metamorfosi: Ovidio, il poeta del mutamento

Ma l’opera fondamentale e immortale di Ovidio è Le metamorfosi, epica nelle dimensioni (15 libri), non nel contenuto e nello stile. Le metamorfosi è un “poema collettivo” che consiste in un intreccio di vicende storico-mitiche indipendenti riunite da uno stesso “ordito”, da uno stesso tema. L’ambizione era quella di realizzare un’opera universale. I miti narrati sono circa 250, ordinati secondo una scansione cronologica che diventa impalpabile mano a mano che ci si addentra nel libro e i miti filano uno dopo l’altro secondo altri criteri di associazione. Qui sotto una lettura di Vittorio Sermonti dei primi versi dell’opera.

In nova fert animus mutatas dicere formas / corpora

A dire di forme alterate in forme di corpi mai visti mi sento sedotto

Il tema unificante? Senz’altro la metamorfosi: la trasformazione di un essere umano in una pianta, un animale, o una statua. Qualcosa che rispondeva anche a dotte intenzioni eziologiche: spiegare le cause di qualcosa con una metamorfosi. Ogni mito raccontato da Ovidio, dunque, da Leda e il Cigno a Piramo e Tisbe, a Dedalo e Icaro, contiene un “mutamento” di stato. Ma attenzione: il vero tema delle metamorfosi, come di tutta l’opera di Ovidio, è l’amore. 

Immagine di copertina: Sandro Botticelli e bottega, Venere Pudica, 1485-90. Galleria Sabauda, Torino (in mostra a Roma fino al 19 gennaio). Via.