Pablo Neruda,

Pablo Neruda, "il più grande poeta del XX secolo in qualsiasi lingua"

Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò lì.

Gabriel García Marquez l’ha definito “il più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua”. Harold Bloom, invece, lo ha inserito nel suo Canone occidentale, ed è stato come ricevere una altissima onorificenza letteraria. Arrivata poi dall’Accademia di Stoccolma, nel 1971, con il Nobel per la Letteratura.

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, noto come Pablo Neruda. Un poeta e un politico fondamentale per la storia sudamericana e di tutti i Paesi ispanofoni. Due nature apparentemente diverse ma che in lui hanno trovato una felice armonia. Da una parte il Neruda ideologo del Partito comunista, disciplinato agli ordini sovietici; e dall’altra il Neruda poeta, scapestrato, libero, indisponente.

Il Pablo Neruda poeta

Nato in una piccola città cilena, vicino Linares, nel 1904, dopo la prematura morte della madre vive con il padre. La poesia non è ben vista dal genitore, ma per fortuna a scuola lo segue l’insegnante e poetessa Gabriela Mistral. Sublime letterata cilena che vincerà il Nobel per la Letteratura nel ’45.

Per le sue poesie, il piccolo Ricardo usa lo pseudonimo di Pablo Neruda, in segno di stima per il poeta ceco Jan Neruda. Pseudonimo che poi diventerà il suo nome legale.

I suoi primi libri in versi sono ancora oggi molto amati, pubblicati all’inizio degli anni Venti. Come “Venti poesie d’amore e una canzone disperata“. Censurato e tradotto in altre lingue fin dalla sua prima uscita.

Voglio fare con te
quello che la primavera fa con i ciliegi.

Le sue fonti di ispirazione sono i poeti francesi, tra cui Baudelaire e Rimbaud. E poi ovviamente Walt Whitman, da cui prenderà a modello il verso libero. La poesia per Neruda è “un atto di pace” e “d’amore”.

Amo l’amore che si suddivide
in baci, letto e pane.
Amore che può essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.

Il Pablo Neruda politico

La passione politica si manifesta presto, già quando muove i primi passi come console in Birmania. Accanto sempre, ed è bene precisarlo, a una vocazione letteraria. In quegli anni anarchici, prima di entrare nel Partito Comunista pubblica Tre residenze sulla terra. Temi che, anche se cambierà la forma, conserverà nel bellissimo Canto Generale del 1950.

Rio delle Amazzoni
capitale delle sillabe dell’acqua,
padre patriarca.

Si sposa (non sarà l’unica volta) con una ragazza olandese, da cui avrà una figlia che morirà qualche anno dopo. Si trasferisce per lavoro in Spagna, sempre come console. Sono gli anni della Guerra Civile. Gli anni della piena adesione al Partito Comunista da parte di Neruda, gli anni con Federico García Lorca. Sono gli “anni eroici della sua alfabetizzazione politica”, come sono stati definiti da Loris Zanatta.

Il Neruda politico però nasconde più di un’ombra. Come hanno notato alcuni critici, anche dopo la sua morte. Come ad esempio l’adesione alla disciplina del Partito più forte di quella nei confronti del Ministero degli esteri. Gran parte degli espatriati della Spagna franchista, infatti, vennero reclutati all’interno del Partito comunista da Neruda.

A Città del Messico, invece, sempre in qualità di console nasconde il pittore David Siqueiros, coinvolto nel tentato omicidio a Lev Trotsky nel 1940.

Proprio durante il viaggio di ritorno, incantato da Machu Picchu compone Alturas de Macchu Picchu, un poema sulla colonizzazione spagnola.

L’esilio di Pablo

Dopo il repentino voltafaccia di Videla, Neruda che da prima lo aveva appoggiato si trova ad accusarlo pubblicamente. Eletto senatore, nel 1948 declama un feroce “Yo acuso” diretto al presidente autoritario con un elenco di tutti i prigionieri di stato. Costretto alla latitanza e all’esilio (il Partito comunista diventa addirittura fuorilegge), si rifugia in Argentina, da Juan Domingo Perón. Così lontani politicamente, trovano un punto di incontro nell’antiliberalismo politico, contro l’imperialismo statunitense.

Quando la tromba suonò, tutto
fu pronto sulla terra
e Geova spartì il mondo
fra Coca-Cola Inc., Anaconda,
Ford Motors e altre entità:
la Compañía Frutera Inc.
si riservò il miglior succo,
la costa centrale della mia terra,
la dolce cintura d’America.

Neruda riesce ad abbandonare l’Argentina soltanto tre anni dopo, grazie anche all’aiuto di Picasso che lo fa arrivare a Parigi. Da lì Neruda comincia un lungo viaggio tra Europa e sud est asiatico, passando ovviamente per la Russia. Per un certo periodo risiede a Capri, soggiorno italiano ricordato nel film con Massimo Troisi, Il postino.

Nel 1952 Neruda ritorna in Cile. L’anno successivo vince il Premio Stalin. Al dittatore sovietico dedicherà un componimento per la sua morte. Nel 1967 farà lo stesso per Che Guevara, la cui stima era ricambiata.

Ma perché chiedo silenzio, non crediate che io muoia: mi accade tutto il contrario: accade che sto per vivere.

Riprende la sua carriera diplomatica nel 1970, con l’elezione dello stimato Salvador Allende. Un tumore lo costringe a lasciare presto. Pubblica gli ultimi libri e assiste al Colpo di stato di Pinochet. Quando i militari gli perquisiscono la casa Neruda dice loro:

Guardatevi in giro, c’è solo una forma di pericolo per voi qui: la poesia.

Muore il 23 settembre 1973. Qualcuno dice per il cancro, qualcun altro pensa a un omicidio da parte di Pinochet.

È così breve l’amore, ed è sì lungo l’oblio.

Per approfondire

Per quanto riguarda il Neruda poeta si possono leggere i libri citati all’interno dell’articolo. Tra le traduzioni più belle si segnalano quelle di due grandi poeti italiani, Salvatore Quasimodo e Mario Luzi. Indispensabile anche l’autobiografia “Confesso di aver vissuto“. Per quanto riguarda l’aspetto politico puoi ascoltare la lezione di Loris Zanatta. Ti consigliamo anche il film Neruda di Pablo Larraín.

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