La sala del Palazzo Vecchio in cui sono custodite le mappe geografiche del Rinascimento

La sala del Palazzo Vecchio in cui sono custodite le mappe geografiche del Rinascimento

Dal 1537 al 1569 Firenze fu sotto il dominio di Cosimo I de’ Medici. Il secondo e ultimo Duca di Firenze. Un sovrano che esercitava il potere in modo dispotico, ma sotto il cui comando la città visse anche momenti di grande sviluppo culturale.

Per suo volere, ad esempio, all’interno di Palazzo Vecchio fu creata la Sala delle carte geografiche. Un salone in cui sono custodite le carte che raffigurano il mondo così come era conosciuto durante il Rinascimento.

È un luogo estremamente interessante. Pensata sia per rendere omaggio alla passione del regnante per la cartografia, sia per incensarlo come “padrone del mondo”, la sala custodisce documenti storici inestimabili. Che testimoniano la concezione che gli uomini avevano della Terra in un periodo in cui le conoscenze in materia erano molto più limitate.

La realizzazione della Sala delle carte geografiche

Il progetto della Sala, dietro commissione di Cosimo I, fu realizzato da Giorgio Vasari fra il 1561 e il 1565. Aveva una doppia funzione: salone dedicato alla cosmografia, e magazzino per tutti gli oggetti contenuti nel palazzo. Era anche nota, infatti, come Sala del Guardaroba.

Vasari per la realizzazione di questo nuovo salone collaborò con il cosmografo Fra’ Miniato Pitti. Insieme avevano strutturato un progetto che prevedeva l’esposizione del mondo conosciuto attraverso rappresentazioni che andavano dal generale al particolare. Al centro della sala erano presenti due grandi globi. Uno al centro, che rappresentava la terra, e uno appeso al soffitto, che rappresentava il globo celeste.

Per le pareti avevano disegnato specifici armadi di legno che dovevano contenere disegni delle principali costellazioni con cui ci si orientava, le mappe geografiche dei vari luoghi della terra, e illustrazioni sulle specifiche forme di flora e di fauna presenti in specifiche aree. Sopra questi armadi, poi, il progetto prevedeva di collocare trecento fra busti di principi e imperatori, e ritratti di uomini illustri. Un vero e proprio compendio geografico e storico del mondo conosciuto durante il Rinascimento.

Le carte presenti nella sala

Delle oltre cinquanta carte che furono commissionate e terminate, 30 furono realizzate dal cartografo domenicano Ignazio Danti. E le restanti dal monaco olivetano Stefano Bonsignori. I due monaci per buona parte del lavoro presero ispirazione dalla Geographia di Tolomeo. Un trattato geografico risalente al II sec. d.C. Ammodernando e integrandolo con le nuove scoperte degli autori del tempo.

C’erano tutti i Paesi conosciuti: quelli europei, quelli asiatici, e perfino un abbozzo avveniristico del continente americano. Che non era ancora del tutto noto ed esplorato. Nonostante i rudimentali strumenti cartografici di cui si disponeva, è strabiliante notare come alcune delle carte siano precise. Di particolare nota è la cartografia delle isole britanniche, realizzata in modo quasi perfetto.

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La Sala delle carte geografiche di Palazzo Vecchio. Via.

In quel preciso periodo storico la Sala rappresentava un vero e proprio lusso. Oltre che un simbolo di oltraggio al potere. Gli italiani in quel momento del Rinascimento subivano il veto mercantile della Spagna e del Portogallo: non si poteva viaggiare, senza il loro permesso. E certe rotte erano proibite. Per questo il salone voluto da Cosimo I rappresentava un’affermazione di potere.

E funse anche da esempio, in questo senso. Circa vent’anni dopo, infatti, Danti fu chiamato in Vaticano per terminare la meravigliosa Galleria delle Carte.

Immagini: Copertina