"Cannella", "imprudenza", "alibi": le parole preferite dai grandi scrittori

Il talento dei grandi scrittori è composto da due aspetti. Saper creare una narrazione profonda, e portarla avanti attraverso delle parole scelte con cura. Il lessico dei giganti della letteratura lo riconosci subito. Ci sono costruzioni, o termini usati in un determinato modo, che appena li leggi pensi “questo è Nabokov”, oppure “questa è Virginia Woolf”, anche se hai aperto un libro a caso senza guardare la copertina.

Ma esiste un modo per riconoscere le parole preferite degli scrittori? Lo statistico—e a sua volta scrittore—Ben Blatt ne ha messo a punto uno. Un programma che attraverso un algoritmo è in grado di ripercorrere rapidamente tutti i testi pubblicati da un determinato scrittore, e individuare la sua parola preferita.

Il funzionamento dell’algoritmo

Il programma di Blatt si basa su una dinamica molto semplice. Vengono caricati tutti i testi pubblicati da un autore, e l’algoritmo individua quali sono le parole che vengono utilizzate in modo superiore alle percentuali delle altre. Il tutto, ovviamente, scartando gli articoli e le preposizioni. Che maschererebbero il vero gusto lessicale di uno scrittore.

Dopodiché, il programma mette in relazione questi termini con quelli raccolti dall’analisi dei testi di altri autori, presenti in memoria. Questo incrocio di dati, permette di individuare le parole che rispetto alle altre un determinato scrittore utilizza di più in percentuale.

Foto di Ksenia Makagonova. Via.

Foto di Ksenia Makagonova. Via.

Le parole hanno sempre un significato

Come espresso da Ben Blatt in un articolo del Guardian, alcune delle parole scelte dagli scrittori non sono legate soltanto a un gusto casuale. Ma alla loro storia.

Ad esempio Ray Bradbury—l’autore di Fahrenheit 451—ha dichiarato in varie interviste che fin da piccolo aveva una predilezione particolare per le spezie. Nella casa della nonna si addentrava nella dispensa e odorava tutti i barattoli che contenevano le spezie per cucinare e fare i dolci. E infatti da quanto risulta dai dati emersi grazie all’algoritmo, “cannella” è fra le parole che utilizza di più nei suoi testi.

Altre volte, invece, la scelta delle parole è legata a una particolare sensibilità personale degli scrittori. Come spiega Blatt, ad esempio, Nabokov aveva l’abitudine di associare a pensieri e sensazioni dei colori. Lo scrittore russo, infatti, soffriva di sinestesia. Uno stimolo uditivo gli suggeriva anche un colore. E infatti nella sua produzione i nomi dei colori sono presenti circa quattro volte di più rispetto alla media degli altri scrittori. In particolare, i dati suggeriscono che avesse una predilezione per il “malva“.

Per altri autori, invece, sembra che fosse il genere letterario a influenzare il lessico. Non stupisce più di tanto, infatti, che la scrittrice di gialli Agatha Christie utilizzasse soprattutto le parole “spaventoso” e “alibi“.

Foto di Luke Palmer. Via.

Foto di Luke Palmer. Via.

I risultati più interessanti dell’analisi di Blatt

Ovviamente la curiosità dei lettori è incentrata soprattutto sui termini, e solo successivamente sulle cause che spingono gli autori a utilizzarli. Lo statistico ci ha scritto un intero libro, ripercorrendo la sua ricerca, che si intitola Nabokov’s Favourite Word Is Mauve.

Nel libro di Blatt, si viene così a scoprire che fra le parole preferite da Charles Dickens c’era “ricongiungere“. Che Zadie Smith ama utilizzare la parola “occhiata“. O che John Updike, scrittore dalla prosa molto variegata, amava l’aggettivo “orlato“.

Poi ci sono i costrutti. Modi di dire abitudinari, a cui alcuni scrittori fanno spesso ricorso. L’autore di romanzi Dan Brown, ad esempio, utilizza moltissimo “chiudere il cerchio“. Salman Rushdie scrive soprattutto “l’ultima goccia“. Mentre Jane Austen amava l’espressione “con tutto il cuore“.

Immagini: Copertina