Paul Gauguin, l’artista che ha trasformato il viaggio in opera d’arte

Paul Gauguin, l’artista che ha trasformato il viaggio in opera d’arte

Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? Questi tre quesiti compongono il titolo di uno dei dipinti più famosi di Paul Gauguin, ma sintetizzano al contempo l’incessante ricerca artistica che ossessionò il pittore francese durante tutta la sua esistenza.

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Per quanto le opere più note di Gauguin (1848–1903) mostrino paesaggi esotici, donne rilassate e tempi indefiniti, la verità è che le giornate dell’artista erano il più delle volte dettate dall’irrequietezza. Condizione che spinse, a un certo punto della sua vita, l’artista francese a viaggiare consapevolmente a Panama, a Tahiti, in Polinesia alla ricerca di risposte e tranquillità interiore.

Gauguin

Tale ricerca fu sempre accompagnata da quella artistica. Se è indubbio che almeno inizialmente Gauguin si avvicinò all’Impressionismo tramite l’amico Camille Pissarro, è altrettanto vero che non abbracciò mai completamente né questo né altri movimenti artistici.

A riprova di ciò, col passare del tempo l’artista francese eliminò gradualmente prospettiva e giochi di luce (che caratterizzavano produzioni artistiche come quelle di Monet o Renoir) per passare a figure dai colori compatti e a contorni netti—secondo uno stile che venne poi definito cloisonnisme (che significa divisione in compartimenti).

Gauguin

Una delle esperienze più famose accadute a Gauguin non riguarda tanto lo sviluppo del suo stile personale, bensì l’epilogo della breve convivenza con l’impressionista Vincent Van Gogh. L’idea era venuta nel 1888 al mercante Theo van Gogh che, preoccupato per la salute di Vincent, aveva chiesto a Gauguin di trascorrere del tempo col fratello in un casolare un po’ fuori Parigi.

La convivenza, però, non durò molto: la leggenda vuole che dopo copiosi litigi e dissapori tra i due artisti, Vincent, esasperato, si tagliò con furia il lobo dell’orecchio sinistro—anche se esistono diverse versioni di questa storia.

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