L'amore impossibile tra Fernanda Pivano e Cesare Pavese

L'amore impossibile tra Fernanda Pivano e Cesare Pavese

Ti parrà assurdo, ma Primo Levi e Fernanda Pivano, alla licenza liceale, furono rimandati a ottobre in italiano. Era il 1937, liceo classico D’Azeglio di Torino: lo racconta la stessa “Nanda”, che in quella scuola, per qualche mese, aveva conosciuto, professore supplente “giovane giovane”, Cesare Pavese. Il quale, pochi anni dopo, si sarebbe innamorato di lei. Non ricambiato.

Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, / l’anima d’improvviso mi fuggì.

Questi versi, i conclusivi della poesia “Francis Turner”—il “malato di cuore” di Fabrizio De André —persuadono Fernanda Pivano della necessità di tradurre l’Antologia di Spoon River. Sono i primi anni ’40, la futura “Nanda” ha 26 anni, e il libro superproibito, come lo definirà lei, glielo ha passato proprio Cesare Pavese, che si occupa dell’opera di Edgar Lee Masters dal 1930.

Si sono incontrati di nuovo nel 1938. Pavese è tornato dal confino e Fernanda è una studentessa universitaria piena di interessi. Pivano scopre la letteratura americana, che farà scoprire clamorosamente anche agli italiani, soprattutto grazie all’amicizia con Pavese. Che le presta HemingwayWhitman e Sherwood Anderson.

E la presenta all’Einaudi quando si accorge che ha tradotto Spoon River senza dirlo a nessuno. Pavese le fa la prima proposta di matrimonio nel 1940. Pivano rifiuta garbatamente. I due restano amici. Si vedono quasi ogni giorno per i successivi cinque anni. Dopodiché, Pavese tenta un’altra proposta: ancora inutilmente. Le date, 26 luglio 1940 e 10 luglio 1945, sono in epigrafe a Ferie d’agosto.

Chi non si salva da sé, non lo salva nessuno. #cesarepavese

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L’amore disperato di Pavese per Fernanda Pivano

Oltre che dalle lettere, in cui chiama la sua amica “Fern”, il crescente interesse per la Pivano è registrato nel Mestiere di vivere. In cui Pivano è spesso “il Gôgnin” (piccino, faccino, in piemontese). E solo una volta, l’ultima volta in cui è citata nel diario “la Piv.”: “La Piv. si è sposata stamattina. Sono raffreddato. Bene.”

Gli amori di Pavese, fin da quando ragazzino scriveva lettere a Milly (senza ottenere risposte), furono notoriamente tormentati. Egli stesso si angustiava per il suo proprio modo di amare con senso di inferiorità. Quel lasciarsi pervadere totalmente dall’immagine della persona amata che, secondo lui, portava fatalmente all’incapacità di gestire, a una lugubre impossibilità di piacere.

Una parola dopo l’altra, Pavese nel diario dice in molti modi la stessa cosa; è terribilmente affascinato da Fernanda Pivano. Nota del 17 agosto 1940:

Il modo del Gôgnin di «parlare a vanvera» smettendo capricciosamente un argomento e riprendendolo poi a gusto, è diventato uno stile, e diventa suo amico chi lo accetta e lo adotta. Lei se ne compiace e se ne fa un vezzo. Potenza dello stile.

Quanto la fascinazione fosse logorante si può immaginare dalle tortuosità che assumono l’indagine fantasiosa della personalità della persona amata, più giovane di lui, e i pensieri che gli ispirano. Nota del 7 agosto:

Tono del Gôgnin. Libertà di giudizio sessuale e sociale; […] Interiorità chiusa e schiva […]. Frattura comune in tempi di transizione: le forme sono nuove e l’anima invecchia. Non, come si crede, viceversa. Prima mutano le forme, poi le cose interiori. Potenza della parola, della forma, dello stile.

Talvolta Pavese sembra “guardare in faccia” il suo desiderio:

Amore e poesia sono misteriosamente legati, perché entrambi sono desiderio di esprimersi, di dire, di comunicare. Non importa con chi.

Le poesie dedicate a Fernanda Pivano

Per parte sua, anche Fernanda Pivano era innamorata: per l’oggi celebre architetto e designer Ettore Sottsass. Che sposò con rito civile nel 1949. Chiudendo il precedente matrimonio-lampo con un ufficiale, dovuto proprio a un iniziale rifiuto di Sottsass, e al desiderio di far contenti i genitori.

Alcune poesie di Pavese sono dedicate a Fernanda Pivano. Tre sono state inserite dall’autore nella seconda edizione di “Lavorare Stanca”: “Mattino”, “Estate”, “Notturno”. Ecco uno stralcio della seconda.

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,

di erba secca e di luce, che cuoce adagio

la sua terra. È una luce che sa di mare.

Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli

e ne scuoti il ricordo.

[…]

Ascolti.

Le parole che ascolti ti toccano appena.

Hai nel viso calmo un pensiero chiaro

che ti finge alle spalle la luce del mare.

Hai nel viso un silenzio che preme il cuore

con un tonfo, e ne stilla una pena antica

come il succo dei frutti caduti allora.

Qui trovi tutte le più recenti edizioni dei libri di Pavese, compreso il diario “Il mestiere di vivere” e tutte le altre opere che abbiamo citato. Qui invece i Diari di Fernanda Pivano dal 1917 al 1973. 

Immagini di Copertina: 1 e 2