Ecco perché non dovresti preoccuparti se non riesci a finire un romanzo

Ecco perché non dovresti preoccuparti se non riesci a finire un romanzo

Non è una questione di lunghezza: un libro di 100 pagine può essere più “pesante” di uno di 400. Sono la trama, i dialoghi, le descrizioni e altri fattori a rendere noioso un libro e farcelo chiudere prima della parola fine.

Appena pensiamo di abbandonarlo, da bravi lettori fortistringiamo i denti e facciamo di tutto per portarlo a termine: “perché i libri non si lasciano a metà“, recita il nostro comandamento.

Bookriot, un blog che si occupa di temi sensibili per i lettori in modo ironico e divertente, ha provato a spiegare perché non riuscire a finire un romanzo non è la fine del mondo e da dove nasce questa nostra sensazione di “peccato”.

Finire un libro controvoglia è un’abitudine molto simile a quella di mangiare fino all’ultimo boccone una pietanza, anche se non abbiamo più fame. Questo, pensaci bene, non succede quando siamo a casa (visto che possiamo mettere in frigo gli avanzi e finirli i giorni successivi) ma al ristorante, perché, in fondo in fondo, ci dà fastidio buttare via o non godere completamente di qualcosa che abbiamo pagato.

Stesso principio è quello che può accadere al cinema. Piuttosto che lasciare la sala, davanti a un film noioso è meglio dormire.

È il cosiddetto “costo irrecuperabile“: una volta che si è investito il denaro (o il tempo) in un libro o un film, ci sembra impossibile tirarci indietro senza andare in perdita.

Smettere di leggere un libro, o lasciare la sala, significherebbe buttare all’aria le energie e il tempo che abbiamo già impiegato.

Qual è allora la soluzione? Rigirare la domanda. Una volta capito che quel libro non è poi così interessante, non è meglio smettere piuttosto che continuare a sprecare tempo?

Magari dobbiamo soltanto aspettare il momento giusto per leggerlo. Un giorno ci sarà. Forse sì, forse no. Beh, in questo secondo caso, un’idea sarebbe quella di fingere di averlo letto.

Immagine via Flickr