Lo splendido mito di Persefone: l'origine delle stagioni secondo la cultura classica

Lo splendido mito di Persefone: l'origine delle stagioni secondo la cultura classica

Come scriveva Bruno Snell nel classico “La cultura greca e le origini del pensiero europeo”, nel mondo omerico “gli dèi promuovono ogni mutamento”. Anche l’alternanza delle stagioni terrestri aveva la sua “spiegazione”, per gli antichi greci, in una delle tante litigiose vicende degli immortali: lo racconta il bellissimo mito di Persefone e Demetra, che, come alcuni altri grandi miti, sarebbe poi stato splendidamente narrato da Ovidio nelle Metamorfosi e scolpito nel marmo da Gian Lorenzo Bernini.

Secondo il mito più noto, Ade, “l’invisibile”, o forse meglio “colui che rende invisibile”—nei vasi antichi era rappresentato con la testa rivolta all’indietro—rapì, con il permesso di Zeus, la nipote Persefone, figlia di Demetra, dea dell’agricoltura e della fertilità. L’inno omerico a Demetra è la fonte più antica che racconti la storia. Fornendo al tempo stesso, insieme a un’allegoria dell’alternanza delle stagioni, notizie sull’origine mitica dei misteri eleusini.

Il rapimento di Persefone

La fanciulla divina “dalle belle caviglie” Core (κόρη, “ragazza”) giocava nei pressi del lago Pergusa cogliendo fiori con le amiche. Chinatasi stupefatta per cogliere un bellissimo narciso, la terra si aprì proprio alla radice del fiore. Ade sul carro d’oro ne uscì agguantandola per trascinarla negli inferi e farne la propria moglie. Un atto fulmineo—come in questo dipinto di Rembrandt per metà luminoso e per metà nero—che nel racconto pseudo-omerico è in realtà un viaggio non breve sul carro del sequestratore: sotto le stelle e il sole entrambi visibili (è dunque l’alba), quella che ormai è già Persefone (Proserpina per i romani), regina degli inferi, grida di dolore.

Testa di Proserpina, copia da Gian Lorenzo Bernini. Via.

Testa di Proserpina, copia da Gian Lorenzo Bernini. Via WikpediaCommons.

La madre Demetra, che ne ha sentito i lamenti, la cerca per nove giorni. Finché Elio, il dio per cui non ci sono segreti, non le rivela il fatto. In preda all’odio, la dea abbandona l’Olimpo e si abbandona a se stessa sulla terra, a Eleusi, scesa fra gli uomini con l’aspetto di una vecchia donna. Accolta dal re Celeo, Demetra si finge nutrice. In un “isterico” tentativo di sostituzione, cerca di trasformare il figlio dell’ospite in un essere divino immergendolo quotidianamente nel fuoco. Costretta dalle circostanze a mostrarsi nel suo vero aspetto, Demetra si installa infine in un tempio eretto in suo onore a Eleusi, piangendo la figlia.

“Il Ratto di Proserpina” di Bernini

Interrompiamo per un attimo la storia ricordando che, al racconto che del rapimento si fa nel più celebre serbatoio di immagini per la storia dell’arte, le Metamorfosi di Ovidio, è ispirato un noto capolavoro di Bernini oggi alla Galleria Borghese. Il Ratto di Proserpina. In Ovidio accade davvero tutto in un lampo: Proserpina paene simul visa est dilectaque raptaque Diti, dice il testo, cioè viene vista, amata e rapita da Plutone (Ade) quasi allo stesso momento.

Proprio di questa velocità Bernini cerca una corrispondenza figurativa. Immergendo la scena in un pathos che, oltre che dall’evidenza plastica del movimento e dall’espressività dei volti, è suggerito dai quei famosissimi particolari della mano del dio che affonda nella coscia di Proserpina, e dalla mano di lei che preme sullo zigomo di lui, nel tentativo di svincolarsi.

Il mito di Persefone e l’origine delle stagioni

Riprendiamo il racconto.

 Lungi da me mi sento. E ognor sognando / Cerco e ricerco, e resto ascoltatrice.

Il preraffaellita Dante Gabriele Rossetti pose questi e altri versi in un cartiglio al margine superiore sinistro di ognuna delle sue versioni del ritratto di Persefone—interpretata dalla povera Elizabeth Siddal—per sottolineare la malinconia della fanciulla condotta negli inferi. Persefone infatti, racconta il mito, era triste quanto la madre Demetra. Che nel frattempo, per l’ira, aveva provocato una grave carestia. E avrebbe spazzato via il genere umano se Zeus non avesse deciso di accordarsi con lei.

Per volere del capo degli dei, Ermes va da Ade per convincerlo a riportare Persefone alla luce, davanti agli occhi della madre. Ade acconsente. Ma prima dell’ascensione costringe la ragazza a mangiare un seme di melograno. Al riapparire di Persefone sulla terra la commozione della madre è tanto grande, che, nello stesso istante della loro ricongiunzione, anche la terra spazzata dalla carestia ritorna fertile. Tuttavia, a causa del melograno mangiato, Persefone sarà costretta a passare una parte dell’anno nell’Ade, come regina. E una parte sulla terra con la madre.

Ha origine mitica, così, il ciclo delle stagioni. Del resto, tra le varianti del mito ce n’è una in cui Persefone mangia sei chicchi di melograno. Una per ogni mese del semestre autunnale-invernale della sua residenza dell’Ade. Mentre al al suo ritorno sulla terra, per altri sei mesi, corrispondono la fioritura, il rinverdimento, la luce della primavera e dell’estate.

Letture consigliate

Gli dèi e gli eroi della Grecia di Károly Kerényi è quasi un libro di divulgazione scientifica sotto forma di lungo racconto. Ideale per chi voglia conoscere le storie della mitologia greca in modo semplice e serio. Al mito di Demetra e Persefone sono dedicate numerose pagine. Dello stesso autore, molto interessante Religione antica. Qui la raccolta degli Inni omerici. Il libro citato di Bruno Snell è La cultura greca e le origini del pensiero europeo. Qui un piccolo approfondimento sulla simbologia del melograno nella storia.

Immaginie di Copertina: foto di Int3gr4te via WikipediaCommons, CC BY-SA 3.0