Il genio inafferrabile di Peter Sellers, l'attore che inventò Clouseau

Il genio inafferrabile di Peter Sellers, l'attore che inventò Clouseau

Con inquietante nonchalance Peter Sellers—uno dei più grandi attori comici di sempre, il “camaleonte” narcisista dai cento volti, intrattabile e tormentato tutta la vita da una grande insicurezza di fondo—scherzava sul fatto di essere sconosciuto anche a se stesso. Per lui, dietro a quei cento volti non c’era nessuno. In una puntata dei Muppets, l’attore che si era sposato ben quattro volte sussurrava alla rana Kermit, come un segreto:

Io non esisto. C’era un io, una volta… me lo sono fatto asportare chirurgicamente.

Non stupisce che uno dei personaggi suoi a cui teneva di più sia Chance: il giardiniere candido e analfabeta le cui semplici osservazioni sul giardinaggio sono scambiate per le metafore ermetiche di un sapiente. Il film è il bellissimo, in un certo senso “profetico”: Oltre il giardino di Hal Ashby (1980).

All’altro capo del Peter Sellers che ha dato vita, a fine carriera, al laconico Chance, c’è però il Sellers istrione, che si fa in tre dentro un solo film. Succede, come sappiamo, nella farsa di Stanley Kubrick del 1964, Il Dottor Stranamore. Ma è già successo, qualche anno prima, in un’altra satira, Il ruggito del topo (1959).

Peter Sellers e Stanley Kubrick

In Stranamore, Sellers interpreta il capitano Mandrake, il Presidente degli Stati Uniti e lo scienziato tedesco “Stranamore” dal braccio meccanico impaziente di prodursi nel saluto nazionalsocialista (doppiato in Italia da Oreste Lionello). Quando Kubrick lo contattò, Sellers era un attore di cinema da una decina d’anni. Il suo primo film importante era stato una commedia, La signora omicidi (The Ladykillers, rifatto dai fratelli Coen), in cui interpreta un criminale tonto e pasticcione.

Di fatto Sellers, eccezionale imitatore, aveva iniziato la carriera d’attore in programmi comici alla radio, il più importante dei quali è The Goon Show, con Spike Milligan e Harry Secombe. Le esperienze ancora precedenti erano state a teatro, sul palco e nel backstage: Sellers era un figlio del varietà. Figlio unico di due attori di music hall, da ragazzo si era diviso fra la recitazione (a cui il padre non lo incoraggiava) e la batteria jazz (suonava anche il banjo e l’ukulele) .

Kubrick era un ammiratore della mimica di Sellers. Nel 1962 lo contattò per interpretare Quilty in Lolita. Consapevole del fatto che Sellers era uno dei pochi attori famosi davvero in grado di improvvisare, lo lasciava fare piazzando su di lui tre telecamere (stessa cosa avrebbe fatto in Stranamore). L’attore lo ripagò con una delle sue interpretazioni migliori—la scena della partita a ping pong  con James Mason è totalmente improvvisata—anch’essa “multipla”.

Sellers è Quilty, infatti, ma Quilty, nel film, è un millantatore che con vari travestimenti si prende gioco di Humbert (è l’elemento buffo che rende Lolita un capolavoro). La maschera più divertente è quella dello psicologo sicuro che Lolita soffra di acute repression of the libido. Un personaggio che nei movimenti e nella mimica prefigura un po’ l’ispettore Clouseau.

Peter Sellers e Blake Edwards: l’ispettore Clouseau e la saga della Pantera Rosa

Del resto l’ispettore più pasticcione del cinema nasce appena un anno dopo. 1963. Peter Ustinov dovrebbe interpretare l’ispettore Jacques Clouseau, diretto da Blake Edwards, ma si ritira all’ultimo momento. Subentra Peter Sellers, che inventa il suo Clouseau in pochi giorni. Non si riesce a immaginare cosa sarebbe stato il personaggio senza di lui, che gli regala quella tragica serietà, quella prosopopea che non viene mai meno, anche nelle situazioni più ridicole. Anzi, permette al meccanismo comico di funzionare (sotto, una scena da Uno sparo nel buio).

Pantera Rosa è il nome del diamante della principessa Claudia Cardinale che, nel film del 1963, fa gola al ladro gentiluomo David Niven, inseguito dall’ispettore inetto che però, magicamente, risolve ogni caso involontariamente facendo imbestialire l’ispettore Dreyfus (Herbet Lom). Il fortunato titolo del primo film, una parodia del giallo tradizionale, finirà per identificare l’intera saga. Che sarà trascinata all’infinito—disgustando infine lo stesso protagonista—ma che ci ha regalato scene indimenticabili. Come gli allenamenti acrobatici di Clouseau con il maggiordomo Cato, incaricato di sorprenderlo nei “tempi morti”.

Hollywood party

Nonostante che dopo il secondo film della serie, Uno sparo nel buio (forse il più bello), l’attore e il regista avessero giurato di non collaborare più (Sellers era intrattabile), collaborarono di nuovo, prima ancora di riprendere la saga di Clouseau. Nel 1968 esce Hollywood Party (The Party), un film comico in cui un aspirante attore indiano, Hrundi Bakshi, dopo essere stato cacciato da un set dopo aver fatto esplodere un fortino tentando di allacciarsi un sandalo, finisce per errore a un festa dello stesso regista che lo aveva cacciato, provocando disastri.

Un film a suo modo “contestatario”, ancora oggi divertentissimo per le sue gag, con una colonna sonora bellissima di Henry Mancini. A quanto pare, il grande regista indiano Satyajit Ray, che avrebbe desiderato Sellers come attore in un film che aveva scritto e avrebbe dovuto girare a Hollywood ma non girò mai (il copione ispirerà E.T.), The Alien, fu infastidito da questa interpretazione.

D’altronde, lo stereotipo dell’indiano pasticcione—interpretato da un bianco come si faceva allora a Hollywood (pensiamo a Mickey Rooney che fa Yunioshi in Colazione da Tiffany)—che porta il caos esotico e liberatorio in una festa “precisa”, rivela anche un generale sottofondo razzista. Curiosità: Sellers andò a lezioni di sitar da Ravi Shankar.

L’ultimo scherzo di Peter Sellers

Il 22 luglio 1980 Peter Sellers avrebbe dovuto rivedere a cena i due compari del Goon Show. La trasmissione radiofonica che vent’anni e una quarantina di film prima gli aveva regalato i primi successi. Nel pomeriggio fu colpito da un infarto. Due giorni dopo morì. A quasi 55 anni. “Avrebbe fatto di tutto per non pagare una cena”, commentò uno dei due compari. Morire per non sborsare il costo di una cena era troppo anche per il senso dell’umorismo di Sellers. Che però uno scherzetto l’aveva preparato comunque. Al suo funerale volle suonata l’incongrua “In the mood” di Glenn Miller: il pezzo jazz che odiava di più.

Divertente e interessante il film biografico Tu chiamami Peter. Il trailer è qui sopra. La biografia in inglese più importante su Sellers è Mr. Strangelove di Ed Sikov. La voce Wikipedia in inglese è praticamente un lungo saggio, con filmografia dettagliata. Qui alcune riprese private di Sellers in cui si vede anche Kubrick.  

Immagine: Copertina