Cinque grandi libri per avvicinarsi alla fantascienza di Philip K. Dick

Cinque grandi libri per avvicinarsi alla fantascienza di Philip K. Dick

Philip K. Dick è spesso definito “il più grande scrittore di fantascienza di sempre”, che ha influenzato il cyberpunk e il postmoderno. Per molti anni ha cercato, invano, di far apprezzare agli altri i suoi romanzi mainstream, non di genere. Non vi riuscì. Fu la fantascienza a mantenere un uomo sempre afflitto da problemi economici e di salute, che lo avrebbero portato a una morte prematura nel 1982.

Se fosse vissuto di più, Dick avrebbe assistito all’elevazione della fantascienza a genere “serio” presso l’opinione comune. Il che, nel corso del tempo, è avvenuto anche grazie a lui. Proprio l’anno della sua morte uscì “Blade runner” di Ridley Scott. Tratto dal suo libro “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”.

Non era che il primo di una serie inarrestabile di adattamenti cinematografici più o meno fedeli di opere dickiane. Da Atto di forza fino a Minority report di Spielberg, passando per A scanner darkly di Richard Linklater. Se possibile, sono stati ancora di più i film non dichiaratamente ispirati a Philip Dick, ma debitori alle sue ambientazioni e ai suoi temi. Matrix, ad esempio, o The Truman Show.

Come avvicinarsi, se di lui non si è letto nulla, a questo scrittore paranoico, consumatore di anfetamine, innamorato della musica classica, sconvolto da visioni mistiche, e soprattutto grafomane (più di 40 romanzi, più di 120 racconti)? Se sei un “novizio”, ecco 5 libri da cui iniziare, secondo noi.

Sean Young in Blade Runner (1982). Via

Sean Young in Blade Runner (1982). Via

Tempo fuor di sesto

I protagonisti di Philip Dick sono spesso uomini impegnati a dare un senso al tran-tran quotidiano. Questo significa, in un romanzo di Dick, intraprendere una lotta contro la propria percezione del mondo.

È quel che fa Ragle Gumm, pacioso bighellone che vince ogni giorno il gioco a premi indetto dal giornale locale (ciò lo ha reso celebre), amoreggia con le vicine, vive dal cognato. A un certo punto, complici misteriose “sparizioni” di oggetti intorno a lui, Gumm cade in paranoia. C’è qualcosa di avvilente nella sua vita liscia, di inquietante nel perfetto sobborgo anni ’50 in cui si trova a vivere. Chi è davvero il protagonista, in che modo la sua inquietudine è collegata al gioco a premi, cos’è la sua cittadina, e cosa c’è fuori? Tempo fuor di sesto è la visione plastica di una convinzione forte dell’autore:

Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà.

Un altro grande libro dello stesso periodo si chiede “cosa è reale?” Si tratta di “L’occhio nel cielo“.

"The Truman Show", sicuramente ispirato a "Tempo fuor di sesto". Via

“The Truman Show”, liberamente ispirato a “Tempo fuor di sesto”. Via

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

La detective-story incontra la fantascienza post-apocalittica nel libro che ha ispirato Blade Runner. Libro e film sono molto diversi. Ma, come si apprende in Dangerous days, documentario sulla realizzazione del film, Dick—che vide spezzoni della pellicola—trovò la Los Angeles al neon immersa nella pioggia molto aderente a quella che aveva immaginato scrivendo il libro.

La differenza maggiore fra libro e film, aldilà della trama? Il libro è più filosofico, ricco com’è di riflessioni sull’empatia,  .

La svastica sul sole

Forse il più celebre libro di Philip Dick, e il più agevole punto d’accesso al suo mondo. “L’uomo nell’alto castello“, questo il titolo originale, è un esempio perfetto di “alternate history”, o ucronia. Le potenze dell’Asse hanno vinto la Seconda guerra mondiale. Soggiogando, grazie alla bomba atomica, anche gli Stati Uniti: l’East Coast è controllata dalla Germania nazista, la West Coast dall’Impero Giapponese. Qui trovi una mappa dell’assetto “politico” del mondo romanzesco di Dick.

In quel mondo circola un libro sovversivo di storia alternativa, “La cavalletta non si alzerà più”: in cui la guerra, come nel mondo del lettore di “La svastica sul sole”, è stata vinta dagli Alleati. L’autore vive rinchiuso in una dimora fortificata, conosciuta come l’Alto castello. Questo è solo uno dei fili del romanzo che coinvolge diversi protagonisti di varie nazionalità. Da “The man in the high castle” è stata tratta una serie Amazon.

Un oscuro scrutare

Sicuramente uno dei più cupi, ma anche uno dei più belli, fra i più ricchi di umorismo nero insieme a “Ubik“. “A scanner darkly” è un romanzo contro la tossicodipendenza, in cui però si mostra più simpatia verso i “freaks” che verso i “perbene”, i borghesi del tutto estranei alle droghe. Impossibile raccontarne la trama senza lungaggini. Ti diciamo solo che è ambientato negli anni ’90, in California: c’entrano una droga letale—la sostanza D (death)—delle tute disindividuanti che impediscono il riconoscimento, e un protagonista scisso, che è sia un “tossico”, Bob, che un agente della narcotici in incognito, “Fred”. Sicuramente da leggere.

Labirinto di morte

In questo libro sottovalutato, quattordici esseri umani alienati e fallimentari se ne vanno dalla Terra sul pianeta Delmak-O in cerca di un nuovo inizio. Parrebbe possibile, ma il satellite delle comunicazioni si rompe. I protagonisti si ritrovano soli, sempre più impauriti. Fra kafkiani “palazzi” inaccessibili, allusioni al Signore degli anelli e alla saga nibelungica di Wagner, religioni inventate e anticipazioni di Matrix, in questo libro c’è un morto a capitolo: si è parlato del “dieci piccoli indiani” di Philip Dick. Se riuscirai ad arrivare al penultimo capitolo con la sensazione di non aver capito assolutamente nulla, sarai ampiamente ripagato dal finale.

Qui trovi tutti i libri di Philip K. Dick di cui abbiamo parlato, più molti altri. “Divine invasioni” è la più accurata biografia di Dick. Una biografia romanzata l’ha scritta Emmanuel Carrère. Su Amazon Prime Video puoi vedere la serie tv tratta dai racconti dell’autore, Electric dreams.

Immagini: Copertina