Piero Manzoni: guida a uno degli artisti italiani più irriverenti

Piero Manzoni: guida a uno degli artisti italiani più irriverenti

Il progresso del mondo dell’arte nel corso del tempo non è dipeso soltanto dallo sviluppo delle tecniche e delle correnti artistiche. Spesso l’eccentricità e l’animo visionario di alcuni artisti sono stati necessari per smuovere radicalmente il mondo dell’arte. Personaggi come Pablo Picasso, ad esempio, e Piero Manzoni in Italia.

Manzoni è stato un pioniere dell’arte: nel corso della sua breve vita ha cercato di rivoluzionare i linguaggi che si applicavano normalmente all’arte, attraverso i concetti espressi dai lavori presentati. Non è stato soltanto un dissacratore, il cui intento era scioccare il pubblico: questo artista, semplicemente, vedeva l’arte in modo diverso.

Nato a Soncino nel 1903, Manzoni cresce in una famiglia benestante appassionata d’arte: il padre Egisto infatti frequenta gli atelier milanesi più all’avanguardia, ed è amico di Lucio Fontana, il fondatore dello spazialismo. Trascorre l’infanzia in un istituto gesuita, ma il suo interesse per l’arte si mantiene intatto grazie all’ambiente familiare, e una volta diplomato inizia a fare i primi passi come autore.

Inizialmente si dedica alla pittura, realizzando quadri a olio che ritraggono amici o paesaggi. A partire dal 1955 però inizia a sperimentare—seguendo le ispirazioni che gli ambienti d’avanguardia milanesi gli forniscono. Tenta di utilizzare oggetti di uso quotidiano, come chiodi o tenaglie, per dipingere.

Nell’anno successivo inizierà un percorso teorico netto: pubblica infatti il piccolo manifesto artistico Per la scoperta di una zona di immagini, in cui getta le basi per una nuova visione artistica, secondo cui la pittura è un processo organico in cui i materiali utilizzati si fondono nel significato dell’opera tanto quanto i soggetti che si vogliono ritrarre. Entra così a far parte di un collettivo di artisti noto come Gruppo Nucleare, e partecipa alla stesura del Manifesto contro lo stile.

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Nel 1958 realizza alcuni dei lavori che lo renderanno celebre in tutto il mondo dopo la morte, i famosi Achromes, delle tele monocromatiche realizzate utilizzando materiali di diversa natura: gesso grezzo, quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone e peluche. In questo periodo espone più volte alla Galleria Prater al fianco di Lucio Fontana, e gli viene data anche la possibilità di esporre delle mostre totalmente personali.

A questo punto il suo progetto artistico si complica ancora di più: dopo aver abbandonato il Gruppo Nucleare, Manzoni entra nel 1959 in contatto con il Gruppo Zero di Düsseldorf e comincia a produrre degli “oggetti concettuali” attraverso cui sondare nuove forme d’espressione. È di questo periodo, infatti, l’idea della serie Fiato d’Artista, comuni palloncini per bambini riempiti d’aria che hanno nel loro contenuto l’essenza stessa dell’opera. Nasce così in Manzoni l’idea di un’arte anti-informale e dello “spazio totale“: una concezione secondo cui la dimensione di opera d’arte si può estendere senza limiti.

Alla fine dell’anno apre a Milano il centro espositivo Azimut, che diventerà il luogo d’elezione per gli artisti che abbracciano questo nuovo modo di vedere l’arte: autori come Klein, Mack e Castellani. È qui che nel 1960 Manzoni dà vita alla sua performance dal vivo più famosa—Consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte—in cui firma con le sue impronte digitali delle uova sode, che poi fa mangiare al pubblico.

Continua nel frattempo a lavorare sugli Achromes, e sul concetto di spazio totale. Progetta ad esempio la Base Magica: un piedistallo sgombro che eleva a opera d’arte chiunque ci salga sopra. Le sue opere cominciano a creare scalpore all’interno degli ambienti culturali italiani, e come segno di irriverenza una sera durante una cena arriva al punto di firmare la sua scarpa destra e dichiararla opera d’arte.

Sul finire dell’anno realizza il lavoro più riconoscibile della sua carriera: Merda d’artista. 90 scatolette sigillate con un peso di 30 g, e con un prezzo al grammo identico a quello dell’oro. Nei due anni successivi Manzoni continua a sviluppare le sue tele monocromatiche, e amplia la Base Magica realizzando un piedistallo che innalzi ad opera d’arte l’intero pianeta: la Base del Mondo. All’inizio del 1962 espone allo Stedelijk Museum di Amsterdam, poco prima di morire a soli 29 anni per un infarto improvviso.

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