Chi è stata Pina Bausch, il ritratto della donna che ha rivoluzionato la danza

Chi è stata Pina Bausch, il ritratto della donna che ha rivoluzionato la danza

Il mio lavoro è come un unico, grande pezzo, che nasce a partire dalle domande che più ci premono: si esplora, s’interroga, si guarda all’indietro, si riprende il viaggio.

La carriera di Pina Bausch, la “regina di tutte le avanguardie di questo secolo”, come l’ha definita Patrizia Giancotti, comincia tardi. Da ragazzina, dopo scuola, lavora al ristorante del padre, frequentato da artisti. Lei mette in mostra subito la sua predilezione per la creatività. Piroetta in sala e si nasconde sotto i tavoli, a guardare i piedi degli astanti. Da adolescente recita, per lo più in piccoli ruoli, nel teatro di Solingen, nella Renania tedesca. Dove era nata il 27 luglio 1940.

Non studia danza fino all’età di quindici anni, dopo aver visto un folgorante spettacolo di balletto. Come era successo per un altro grande: Nureyev. Entra nella Folkwang Hochschule di Essen che poi dirigerà.

Grazie a una borsa di studio si sposta a New York, e studia alla Juilliard School, con José Limon, Paul Taylor e Antony Tudor. Dopo il corso di perfezionamento, su invito di quest’ultimo, viene scritturata come ballerina dal Metropolitan Opera Ballett. Torna in Europa nel ’67. Dirige, come detto, la Folwang Hochschule che grazie al contributo di Pina diventerà una scuola di eccellenza, punto di attrazione per i ballerini di tutta Europa. Inizia a comporre le prime, rivoluzionarie, coreografie.

Il nome di Pina Bausch è legato a quello del Teatrodanza, il Tanz Theater, affermatosi in Germania negli anni settanta. Pina ha sempre preferito la sua traduzione invertita, letterale: “danza del teatro”. Come amava definire se stessa una “compositrice di danza”.

Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza, e per motivi del tutto diversi dalla vanità. Non per dimostrare che i danzatori sanno fare qualcosa che uno spettatore non sa fare. Si deve trovare un linguaggio—con parole, con immagini, atmosfere—che faccia intuire qualcosa che esiste in noi da sempre.

Il teatrodanza viene pensato come una terza via rispetto al balletto e al teatro. Un’arte totale che fonde la danza moderna e gli elementi recitativi. Uno degli elementi più importanti del teatrodanza è il ruolo dei danzatori che diventano una specie di campionatura della collettività. Emersi da una sorta di inconscio collettivo. Chiamati con il neologismo di “danzattori”, il cui gesto arriva al corpo di chi li guarda, prima ancora della comprensione. Sono chiamati alla creazione della pièce attraverso l’improvvisazione generata dalle domande continue che la coreografia pone loro. Dal 1973, a Wuppertal, viene istituito il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch.

I suoi lavori riscuoto subito successo, facendole vincere numerosi premi internazionali. Anche se non mancano le critiche. Qualcuno vede il suo teatro volgare, esagerato, di cattivo gusto. Nel 1974 si segnala “Fritz”, una pièce su musiche di Mahler. È poi il turno di “Orpheus und Eurydike” di Gluck, “Frühlingsopfer”, “Der zweite Frühling” e “Le sacre du printemps”, più che uno spettacolo, un “rito primitivo” come ha detto Patrizia Giancotti:

in cui i danzatori affondavano i piedi dentro la terra rossa che copriva tutto il palcoscenico.

Ma è soprattutto Café Müller del 1978, il suo capolavoro. Composto sulle musiche di Henry Purcell. Come lo ha definito Franco Quadri, direttore della Biennale Danza di Venezia (che gli consegnerà nel 2007 il Leone d’oro alla carriera):

Una storia di inseguimento all’amore in una foresta di sedie.

Uno spettacolo dove entrano per la prima volta, come si legge in un articolo celebrativo sul Corriere della sera in occasione della morte dell’artista:

Oltre alla musica, il suono, la voce, le risa dei danzatori.

Quaranta minuti di danza con sei interpreti, compresa la stessa coreografa. “In esso c’è la scoperta del verbo, della parola e di un’intera gamma di suoni originari, sintomatici di emozioni forti e pure, altamente sceniche e di grande impatto”. E poi urla, sussurri, piagnistei, colpi di tosse.

Negli anni ottanta, oltre a importanti opere come “Two Cigarettes in the Dark” e “Victor”, Pina inizia una collaborazione nel cinema, recitando in “E la nave va” di Federico Fellini (che aveva definito Pina “una santa su pattini a rotelle”).

La sua morte è improvvisa, a 68 anni, nel giugno 2009. A cinque giorni dalla diagnosi del cancro. Soltanto quindici giorni prima di morire, Pina era andata in scena per il suo ultimo spettacolo. L’ultimo gesto di una donna che aveva sacrificato la sua vita all’arte.

Per approfondire

Un film e un libro. Il documentario “Pina 3D” di Wim Wenders del 2011, presentato al Festival di Berlino. E la lettura di Pina Bausch. Una santa sui pattini a rotelle, di Leonetta Bentivoglio.

Immagine di copertina di Ahmad Odeh