La straordinaria incursione della poesia nella metropolitana di Londra

La straordinaria incursione della poesia nella metropolitana di Londra

La poesia può nascondersi dove meno te lo aspetti. Non è scritto da nessuna parte che debba trovarsi solo nelle antologie. E proprio per questo motivo potresti imbatterti nei suoi versi nei luoghi più insoliti, persino in metropolitana.

Di solito, dopo essersi seduti su un vagone, per passare il tempo, capita di iniziare a leggere tutto ciò che ci circonda: pubblicità, manifesti, titoli di giornali del nostro vicino. Il più delle volte, però, si tratta di una lettura distratta calibrata alla velocità delle migliaia di messaggi che ogni giorno ci si pongono davanti.

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Grazie alla forte credenza secondo cui bisogna avere sempre la possibilità di avere un attimo per sé e di riflessione, la nascita di un progetto molto speciale è arrivata alla sua trentesima edizione. Si chiama “Poems on the Underground” e consiste nel disporre al posto delle inserzioni pubblicitarie delle poesie, all’interno dei vagoni e nelle stazioni metropolitane.

L’idea è nata a Londra ed è piaciuta talmente tanto da coinvolgere negli anni altre città come New York, Parigi, Dublino, Stoccolma, Barcellona, San Pietroburgo, Helsinki e Shanghai. In sostanza, per tre volte all’anno la poesia entra nel luogo per antonomasia sinonimo di fretta e corsa e lo trasforma in un luogo di riflessione.

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“È un regalo che abbiamo voluto fare ai nostri viaggiatori”, ha spiegato Nick Brown, responsabile dei trasporti londinesi in occasione di questo trentesimo anniversario. Ma ad essere più precisi, è soprattutto merito degli scrittori Judith Chernaik, Gerard Benson e Cicely Herbert che nel 1986 ebbero questa geniale intuizione.

I componimenti sono tra più disparati e in lingua inglese. Possono essere sia di alcuni dei più grandi scrittori della letteratura tra cui William Shakespeare e John Keats, o di poeti emergenti o ancora poco noti. L’unico appunto è che non devono essere troppo lunghi e soprattutto devono sempre invitare e invogliare “il viaggiatore a condividere i sogni e le visioni di un altro essere umano che parla attraverso il tempo e lo spazio”, come ha spiegato l’ideatrice Judith Chernaik.

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