"Felice chi è diverso, essendo egli diverso": la poesia di Sandro Penna

Durante i primi decenni del Novecento, la poesia italiana stava attraversando una fase involuta. Negli anni Trenta era l’ermetismo a dominare lo stile italiano, e in generale i poeti del nostro Paese utilizzavano un linguaggio complicato e “alto”. Ma fra questi poeti, non c’era sicuramente Sandro Penna.

Il poeta umbro faceva parte della cosiddetta “linea antinovecentesca“: un gruppo di poeti, di cui facevano parte anche Giorgio Caproni e Attilio Bertolucci, che avevano sposato una filosofia completamente diversa. Il loro era un linguaggio semplice—talvolta monocorde—che voleva legarsi alla tradizione. E che poeticamente non voleva staccarsi dall’ideale descrittivo e narrativo nella rappresentazione della realtà.

La vita

Nato a Perugia il 12 giugno 1906, Sandro Penna cresce in una famiglia della medio borghesia italiana. Il padre, Armando, combatte nella Prima guerra mondiale: durante il servizio tradisce la moglie e si ammala di sifilide, fatto che spingerà la conserte ad abbandonare il tetto coniugale portandosi dietro soltanto la figlia femmina. E lasciando i due figli maschi—fra cui Sandro—al padre.

La vita del giovane, dopo l’abbandono materno, si stabilizza. Comincia a frequentare l’istituto di ragioneria, ma durante l’adolescenza scopre che il suo vero amore è quello per la letteratura. Legge di tutto in modo vorace: D’Annunzio, Rimbaud, Leopardi, Crevel e molti altri.

Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.

Nel 1925, dopo essersi diplomato, comincia una relazione con un ragazzo di Roma che ha conosciuto durante l’estate. E nel 1928 decide di trasferirsi nella capitale, perché mal sopporta la chiusura mentale della sua città di origine.

In questo periodo capitolino intreccia rapporti con diversi poeti e scrittori. È amico di Gadda, Enrico Falqui, di svariati artisti fiorentini, e “discepolo” di Umberto Saba. Nel 1929, infatti, invia al poeta alcuni suoi versi, e i due cominciano un rapporto di confronto e dialogo.

In questo periodo svolge lavori di tutti i tipi—dall’allibratore di scommesse, al recensore di bozze, fino al commerciante di libri antichi—e comincia seriamente a scrivere poesie. E soprattutto a pubblicare.

Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.

Dopo la guerra si trasferisce a Milano per lavorare come correttore di bozze per la casa editrice Bompiani, dove rimane fino al 1964. Anno in cui muore la madre. Sempre preda di dissesti economici, Sandro decide di trasferirsi nella casa materna di Ostia, ormai vuota, dove continua a comporre versi. Muore a Roma il 21 gennaio 1977.

Le opere

La prima pubblicazione di Sandro Penna avvenne nel 1939, grazie alle amicizie e agli incoraggiamenti che riceveva negli ambienti letterari. La prima raccolta fu intitolata semplicemente Poesie. A cui seguiranno Presenza e profezia (1947) Appunti (1950) e Arrivo al mare (1955).

Solo con Una strana gioia di vivere (1956), e con Poesie (1957) lo stile di Penna si fa più personale e marcato. Escono fuori i suoi temi più tipici, e si costruisce mano a mano il suo timbro lessicale. Un lavoro proseguito con Croce e delizia (1958), L’ombra e la luna. Sette poesie (1975), Segreti (1977).

E poi son solo. Resta
la dolce compagnia
di luminose ingenue bugie.

Dopo la morte dell’autore, inoltre, sono uscite moltissime opere postume. Fra cui vale la pena citare Il rombo immenso (1978), Confuso sogno (1980) e Una felicità possibile (2000).

La poetica

Come accennato, la poetica di Penna si differenziava dalla maggior parte dei suoi contemporanei. Rinnegando l’evoluzione formale e tematica della poesia italiana, i maestri di Penna furono sicuramente poeti come Pascoli e soprattutto Saba.

Il suo era un modello ideale basato sulla potenza narrativa della descrizione poetica della realtà: affezionato alla tradizione poetica italiana, Penna voleva servirsi di un linguaggio di facile fruizione. Ripudiava l’elitarismo e la poesia meramente estetica. La poesia non è un luogo estetico: è il luogo in cui il principio del piacere (del pensiero e dei sogni) si incontra con la realtà. In cui immaginifico e natura si fondono.

La vita è… ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all’alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell’aria pungente.

Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l’azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.

E questo si riscontra anche nei temi principali di Penna: che principalmente sono due. L’amore (omoerotico) e l’infanzia vista come culla nostalgica della vita. Nelle poesie di Penna ricorre sempre la figura del fanciullo: come specchio e narrazione di se stesso e della realtà. Un approccio monotematico che si riallaccia alla volontà di lavorare su una poesia che sia autentica e sentita.

Per approfondire

Per cominciare ad approfondire questo straordinario poeta, ti consigliamo di partire dall’opera che ha aperto la sua maturità stilistica: Una strana gioia di vivere.

Immagini: Copertina