Post Office: il libro che lanciò la carriera di Charles Bukowski

Post Office: il libro che lanciò la carriera di Charles Bukowski

Avevo due scelte: rimanere all’ufficio postale e impazzire… o giocare a fare lo scrittore e morire di fame. Ho scelto di morire di fame.

Con questa frase Charles Bukowski comunicava al suo editor, John Martin, che accettava la sua offerta di anticipo per il suo primo romanzo Post Office, e che per festeggiare aveva deciso di lasciare il suo lavoro all’ufficio postale di Los Angeles.

Bukowski all’epoca aveva già 49 anni. Inviava da tempo racconti e poesie a varie riviste, ma non aveva mai veramente fatto il salto come scrittore. Aveva alle spalle tre raccolte di racconti pubblicate con case editrici molto piccole, e altrettante raccolte di poesie: ma era un autore conosciuto soltanto nell’ambiente underground. Fu grazie a questo primo romanzo, infatti, che la sua carriera esplose definitivamente. Mostrando al mondo un’America invisibile.

Charles Bukowski, uno scrittore emarginato

La vita di Bukowski è sempre stata segnata da un filo comune. L’incapacità di sapersi relazionare alle dinamiche e alle regole imposte dalla società. Era un uomo che non si sapeva adattare, e che non voleva piegarsi alle imposizioni. Fin dall’infanzia, a causa del suo accento tedesco—il padre e la madre erano emigrati negli Stati Uniti quando lui aveva tre anni—i compagni di scuola lo deridevano e lo escludevano. E questo creò in lui un profondo disgusto per il concetto di “gruppo” e per la vita sociale in generale.

I suoi istinti misantropi, poi, si riversarono anche nel suo rapporto con le istituzioni e la famiglia. Dopo aver rifiutato la leva militare ed essere stato rinnegato dai genitori, cominciò a spostarsi di città in città, vivendo una vita da rinnegato. Beveva molto, frequentava la schiuma della società, e scommetteva ai cavalli. Sopravvivendo grazie a lavori di fortuna che cambiava continuamente.

Mentre viveva questa esistenza alla deriva, però, Bukowski continuava a scrivere. La scrittura era una passione che aveva cominciato a coltivare fin da giovane, incalzato da un professore del liceo che aveva visto in lui del potenziale. E soprattutto dalle letture fatte nelle biblioteche pubbliche, dove si rintanava quando non aveva un soldo e dove aveva scoperto Dostoevskij e John Fante.

L’esperienza come postino

Alla fine degli anni Cinquanta Bukowski tornò stabilmente a Los Angeles dopo anni in giro per gli Stati Uniti. E trovò un impiego come postino. Quella fu la prima esperienza di lavoro continuativa dell’aspirante scrittore, che portò avanti per circa 12 anni.

Era un lavoro di cui odiava la mediocrità, la ripetitività, la noia. Il sistema postale gli sembrava l’esempio perfetto della fine ingloriosa del sogno americano. Un apparato burocratico infinito, pieno di regole e imposizioni spesso inutili, in cui per fare carriera si doveva arruffianarsi i superiori. Dove ci si scannava fra colleghi per ottenere i quartieri migliori in cui consegnare la posta. E dove si veniva continuamente trattati male dai destinatari delle lettere.

E fu proprio questa esperienza a sistematizzare il credo narrativo di Bukowski. Fino a quel momento i suoi sforzi letterari avevano avuto sempre un’impronta riconoscibile, ma dal punto di vista contenutistico sembravano non avere un fine ultimo. Bukowski raccontava episodi di emarginazione e disagio nei suoi racconti, ma non sembrava mai individuare un punto di fondo.

Sul finire degli anni ’60 Bukowski entrò in contatto con John Martin: un manager aziendale con una grande passione per la letteratura. Martin aveva fondato una piccola casa editrice nel 1966, la Black Sparrow Books, e cercava scrittori promettenti da pubblicare. Aveva letto i racconti e le poesie di Bukowski, e ne era rimasto folgorato.

Post Office, il libro che lanciò Bukowski

Così Martin decise di fare una proposta allo scrittore. Fornirgli un anticipo adeguato per potergli permettere di scrivere con continuità, e pubblicare il suo primo romanzo. Bukowski ormai da tempo pensava di lavorare a un’opera di prosa più lunga, sistematizzando la sua esperienza nel sistema postale americano. E grazie a Martin riuscì a trovare le risorse per mettersi al lavoro sul libro. E soprattutto a pubblicarlo, nel 1971.

Post Office rappresenta un po’ la matrice dei romanzi di Bukowski: se ne sentono richiami in ogni lavoro lungo successivo, da Factotum a Panino al Prosciutto. Il protagonista è l’alter ego di Bukowski, Henry Chinaski, che vive una vita ai margini della società mentre si sbatte a consegnare la posta. Dentro Bukowski ci ha messo tutti gli anni che ha passato come postino.

La miseria dei quartieri malfamati di Los Angeles, la disperazione nel portare avanti un lavoro senza sbocchi e senza ambizioni, l’ottusità di un sistema che ti vuole perfetto e funzionale, i vizi deleteri a cui si prestano gli emarginati quando il sistema non gli accoglie. Il romanzo è un vortice di cinismo in cui vediamo precipitare il protagonista. Donne senz’anima, ippodromi anonimi, e i resti del grande sogno americano che guidano vite senza scopo.

“Come faccio a lavorare 12 ore per notte, dormire, mangiare, lavarmi, andare avanti e indietro dall’ufficio, portare la biancheria in lavanderia, far benzina, pagare l’affitto, cambiare i copertoni, fare tutte le piccole cose che vanno fatte e trovare il tempo per studiare quella roba?”, chiesi a uno degli istruttori nella stanza degli esami. “Fa’ a meno di dormire”, disse lui. Lo guardai. Quell’idiota parlava sul serio.

Un caso editoriale

Nonostante sia l’autore che la casa editrice fossero sostanzialmente sconosciute al grande pubblico, Post Office fu un successo. I critici acclamavano la voce potente e distruttiva di Bukowski, e il pubblico americano rimase affascinato da queste storie di margine e solitudine, così lontane da quello che proponeva negli anni ’70 la letteratura americana.

Nel romanzo di Bukowski c’era un’America invisibile, che non era mai stata raccontata con tanta sincerità. E che metteva in luce un sentimento che si stava facendo largo nella società americana, specialmente a causa della Guerra del Vietnam: la disillusione. Per decenni gli americani si erano raccontati che il loro sistema rappresentava la perfezione: un paese di uomini liberi. Ma la realtà cominciava a mostrare qualcosa di diverso.

Per Bukowski fu l’inizio di una seconda vita. Finalmente potette veramente dedicarsi alla letteratura a tempo pieno, e nel corso dei due decenni successivi pubblicò la maggior parte della sua produzione. I suoi libri diventavano sempre più famosi e letti, e lui era ormai considerato un autore di culto.

Per approfondire l’opera di Bukowski ti consigliamo di partire dal romanzo Panino al prosciutto. E poi proseguire con gli altri romanzi e raccolte di racconti. Panino al prosciutto è forse il romanzo più autobiografico di Bukowski: parte dalla sua infanzia, e cerca di narrare come l’autore è diventato quello che è.

Immagine di copertina di Matt Boyd via Flickr.