Il principio dell'iceberg: come scriveva Ernest Hemingway

Il principio dell'iceberg: come scriveva Ernest Hemingway

Cercare di scrivere qualcosa che abbia un valore permanente comporta un impegno a tempo pieno, anche se la scrittura occupa poche ore al giorno.

Così Ernest Hemingway tentò di descrivere il suo modus operandi durante un’intervista. Il suo metodo di scrittura affascinava da sempre i giornalisti, perché il suo stile nella prosa aveva qualcosa di speciale.

Hemingway è sempre stato noto per il suo stile asciutto e diretto. Ma allo stesso tempo profondo e talvolta allusivo. Nei suoi raccontiromanzi si percepisce sempre che le parole sono usate con parsimonia, ma nascondono sempre un mondo dietro di loro. E questo perché Hemingway scriveva “secondo il principio dell’iceberg“. Secondo il quale “i sette ottavi di ogni parte visibile sono sempre sommersi”.

L’influsso del giornalismo

Come da lui stesso ammesso, aver cominciato come giornalista ha avuto un ruolo fondante nel suo stile di scrittura. Hemingway subito dopo il liceo si trasferì dai sobborghi di Chicago a Kansas City, dove iniziò uno stage da cronista per il Kansas City Star.

Lo Star era un giornale che praticava un giornalismo diretto ed esplicativo. Il caporedattore, Peter Wellington, insegnava ai suoi giovani giornalisti a utilizzare un linguaggio ponderato, e a non scadere nella retorica. “E questo non può che far bene a un giovane scrittore”.

Ma se la prosa doveva essere il più diretta possibile, la narrazione doveva riuscire a toccare il lettore. Hemingway capì che questa dinamica era contenuta nei dettagli.

Andavo a caccia di quei dettagli che scatenano le emozioni, come quando un giocatore di baseball getta il guanto senza voltarsi a guardare dove va a finire. O lo stridere delle scarpe di gomma del lottatore sul tappeto del ring. Notavo questi dettagli come le pennellate di un pittore. Sono queste le cose che commuovono ancor prima di venire a sapere tutta la storia.

L’amicizia con Gertrude Stein e l’alchimia delle parole

Un altro grande influsso nella carriera di Hemingway è stato quello di Gertrude Stein. Arrivato a Parigi, il giovane scrittore fu uno dei prediletti di Stein. La scrittrice, più matura e prodiga di insegnamenti, spiegò ad Ernest la sua visone della scrittura. Il modo in cui uno scrittore deve approcciarsi a essa quasi come un chimico, perché le parole sono legate fra loro da un rapporto di alchimia.

Molti anni dopo il loro sodalizio a Parigi, Hemingway ricordò l’influenza di Stein sul suo lavoro. “Non posso fare altro che ringraziare Gertrude per quello che mi ha insegnato sulla relazione astratta delle parole fra di loro”.

Ed è così che nel tempo ha cominciato a formarsi lo stile di Hemingway. Con un’attenzione particolare per i dettagli significativi dei personaggi, e un utilizzo parsimonioso e chiaro delle parole. Che però nascondesse un’armonia di fondo.

Il principio dell’iceberg

E quindi arriviamo allo sviluppo dello stile che contraddistinse le opere di Hemingway. Scrivere rispettando il principio dell’iceberg per Hemingway significava raccontare storie in cui il messaggio profondo, e parte della storia dei personaggi, non sono palesati con il linguaggio. Ma evocati proprio dalle esitazioni, e dal modo in cui sono costruite le frasi e i dialoghi.

Ridurre al minimo quello che lo scrittore mostra con la scrittura, per rendere molto più potente quello che questa evoca indirettamente. Attraverso quello che si legge fra le righe e attraverso i dettagli indiretti che scatenano l’attenzione e la riflessione del lettore.

Tutto quello che conosco e che so è materiale che posso eliminare, lasciare sott’acqua, così il mio iceberg sarà solido. L’importante è quel che non si vede. Ma se uno scrittore omette qualcosa perché ne è all’oscuro, allora le lacune si noteranno.

Alcuni esempi dello stile di Hemingway

Hemingway descrisse il modo in cui aveva strutturato Il vecchio e il mare. Uno dei suoi lavori più celebri. Disse che avrebbe potuto dare molte più informazioni al lettore. Descrivere il passato del protagonista minuziosamente, la vita degli abitanti del villaggio in cui vive, e molto altro ancora. Ma quello che gli interessava era “eliminare le parti superflue, e trasmettere al lettore un’esperienza che potesse entrare a far parte della sua, come quelle reali.”

La scrittura di Hemingway costringe il lettore a dover completare il lavoro. Riuscire a decifrare i dettagli offerti, per capire in cosa consistono i sette ottavi sommersi della storia. Un racconto celebre della scrittore, da questo punto di vista, è Colline come elefanti bianchi.

Nel racconto, il lettore legge semplicemente una serie di dialoghi fra fidanzati, che stanno bevendo in un bar. La tensione fra i due è evidente, ma il motivo di questo problema non viene mai specificato. Né dal narratore, né dai protagonisti durante i dialoghi. Sono le esitazioni, la costruzioni delle frasi di circostanza fra i due, e i dettagli a farci capire che la protagonista è incinta, e ha paura che il compagno non voglia il bambino e la spinga ad abortire. Ed è proprio perché il nucleo della storia rimane sommerso, che il racconto acquista potenza.

L’ispirazione e il metodo di lavoro

La devozione di Hemingway alla scrittura—e alla sua visione di essa—era totale. Ormai divenuto celebre, dopo il successo di Per chi suona la campana, nella maturità lo scrittore mise a punto una routine quotidiana che lo aiutasse nel suo lavoro. E per sua stessa ammissione, anche il rispetto di certe regole era necessario al suo principio di scrittura.

Hemingway iniziava a scrivere alla prime luci dell’alba, in piedi, appoggiato a un’asse di legno su cui disponeva i fogli e le matite. Ogni giorno iniziava riguardando il testo che aveva scritto il giorno prima, per riprendere il via, e poi scriveva fino a mezzogiorno. Una volta terminato, segnava le parole prodotte su un tabellone di cartone. E fino al giorno successivo, non scriveva più niente.

Essere avidi nella scrittura è dannoso per uno scrittore.

Secondo Hemingway, infatti, le dinamiche interiori di ispirazione e storie personali per uno scrittore sono come un pozzo. E bisogna attingere acqua dal pozzo con metodo, perché altrimenti si prosciuga.

Se si termina la sessione sapendo già come si deve proseguire il giorno dopo, il lavoro prosegue, perché si sa come iniziare quando si riparte. Poter iniziare a scrivere è tutto per uno scrittore, perché è la parte più faticosa. Ma anche sapere quando fermarsi per non esaurire l’ispirazione è importante.

Immagini: Copertina