Qual è il primo uomo della storia di cui conosciamo il nome?

Qual è il primo uomo della storia di cui conosciamo il nome?

30.000 anni fa, quando ancora la scrittura non era stata inventata, l’unico modo che un uomo aveva per lasciare un segno del proprio passaggio sulla Terra era quello di realizzare un disegno o di lasciare un’impronta della propria mano sulla roccia delle caverne.

Ed è stato così per circa 30-40 secoli, in tutte le regioni del mondo abitate dall’uomo.

Solitamente siamo abituati a prendere in considerazione la vita di questi esseri umani in modo molto approssimativo, per il semplice fatto che senza la possibilità di lasciare testimonianze in forma linguistica le nostre conoscenze su di loro sono molto approssimative.

Li conosciamo solo come uomini delle caverne, cacciatori o raccoglitori, tribù neolitiche. Eppure anche questi uomini avevano storie da raccontare e dei nomi.

Prima del 3200 a.C. non conosciamo un solo nome appartenuto a una persona vissuta sulla Terra, ma in epoca mesopotamica fu inventata la scrittura, i primi simboli fonetici, e quindi apparvero anche i primi nomi.

Ma quale è stato il primo uomo che grazie alla scrittura ha reso il suo nome immortale? Qual è il primo essere umano di cui il linguaggio scritto ci ha reso testimonianza? Sarà stato un re? Un guerriero?

Nel suo libro Sapiens: A Brief History of Humankind, Yuval Noah Harari, un storico israeliano, ha percorso a ritroso 33 secoli prima della nascita di Cristo. E grazie al suo lavoro, siamo finalmente in grado di dare un nome al primo uomo di cui abbiamo notizie.

Harari è risalito a una tavoletta di argilla di 5000 anni fa, su cui sono scolpiti i simboli necessari per registrare uno scambio commerciale dell’epoca. La nota di una spedizione di orzo.

Nei pochi simboli incisi, si legge “29,086 misure orzo 37 mesi Kushim.” Che probabilmente stanno a significare che in 37 mesi sono state ricevute dalla persona incaricata di scrivere la tavoletta 29,086 misure di orzo.

La parola più interessante del testo, però, è Kushim: che secondo alcune interpretazioni potrebbe essere il nome adibito a descrivere il lavoro di contabile, ma per Harari è semplicemente la firma dell’autore.

È dunque quello di un contabile il primo nome noto della storia, non quello di un importante sovrano. Secondo Harari, probabilmente Kushim era una persona incaricata di contare e trascrivere dati per altre persone del villaggio in cui viveva.

Il motivo per cui la prima persona di cui abbiamo traccia non è importante, è dovuto probabilmente al fatto che 5000 anni fa la maggior parte degli esseri umani presenti sul pianeta erano artigiani, pastori e contadini che dovevano tenere traccia del loro lavoro per necessità.

La scrittura, infatti, inizialmente è stata pensata per facilitare il lavoro, non come forma di esaltazione dei potenti. Anche le tavole analizzate da Harari che risalgono a periodi più recenti rispetto a quella di Kushim, mostrano nomi di persone comuni: un proprietario di schiavi, ad esempio, e quelli degli schiavi stessi.

Insomma, andando profondamente indietro nella storia, le prime tracce che abbiamo della vita di un singolo uomo risalgono alla storia di una persona comune.

Immagini: Copertina