Quattro sfortunati artisti che per le loro opere non sono mai stati pagati

Quattro sfortunati artisti che per le loro opere non sono mai stati pagati

Nel campo dell’arte, a volte, essere gentili non basta. Ci sono storie, poche ma significative, in cui i “bravi ragazzi” diventano purtroppo, a loro insaputa, degli “sfigati“. Artisti che per cortesia hanno dato una mano alla costruzione di un’immagine, di un ritornello, di una pubblicità ma che in cambio hanno ricevuto poco o niente.

Abbiamo voluto raccontare 4 storie emblematiche che dimostrano come all’insaputa del successo che seguirà è meglio cautelarsi e depositare i diritti del proprio operato.

AC/DC

Il logo della band australiana è uno dei più famosi del genere: un fulmine all’interno della scritta. Semplice e potente come la formula del gruppo. Il logo, con tanto di font, è stato ideato da Gerard Herta nel 1977. Il suo intento era quello di usarlo soltanto per l’album Let There Be Rock. Il manager degli AC/DC però, resosi conto dell’efficacia del lavoro di Gerard, ha deciso di usarlo per tutto il merchandising della band. Ovviamente senza avvisare il designer.

Eddie Van Halen

Questa è la storia di uno dei più grandi chitarristi della storia, chiamato in studio per registrare per un giovane Michael Jackson l’assolo di Beat It. A quel tempo Jackson non era ancora il mito che conosciamo oggi, così Van Halen, per gentilezza e con la promessa di sei lattine di birra in cambio registra, in venti minuti, uno degli assoli più famosi del Re del Pop. “Ho pensato, chi lo verrà mai a sapere se suono un pezzo sul disco di questo ragazzino?” Oggi nell’album, al posto del suo nome c’è un punto interrogativo e le birre Eddie non le ha mai viste.

Lo smile

In tutte le forme, la faccina sorridente ha attraversato più di mezzo secolo. Frutto della mente di Harvey Ball a cui una ditta chiese di creare un simbolo per motivare i suoi impiegati. Ball ha impiegato 10 minuti a crearlo ed è stato pagato 45 dollari. Quello che si era dimenticato di fare però era depositare i diritti a suo nome. Nel 2000, per farsi un’idea, hanno venduto il franchising per 500 milioni di dollari. E Harvey Ball che fine ha fatto? Ai raduni rilasciava qualche autografo.

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Verve vs Rolling Stones

La storia dei plagi è vecchia come la musica. Eppure c’è una storia, in un certo senso, unica: quella dei Verve. I violini che si sentono in “Bitter Sweet Symphony” somigliano molto al pezzo “The Last Time” dei Rolling Stones. Non è un plagio, visto che i Verve avevano chiesto il permesso all’etichetta che aveva pubblicato l’album degli Stones per campionarne il pezzo. L’ex manager degli Stones, però, non sapendo della faccenda, ha screditato pubblicamente la band e il tribunale ha stabilito che i Verve non avrebbero visto un centesimo da quella hit e i soldi sarebbero tutti andati a lui.

Immagini via FlickrWikipedia