Le quattro stagioni del cinema di Pedro Almodóvar

Le quattro stagioni del cinema di Pedro Almodóvar

Pedro Almodóvar è forse, insieme a Luis Buñuel, il regista spagnolo più famoso nel mondo. Vincitore del Premio Oscar nel 2000 (per il miglior film straniero), e nel 2003 (per la miglior sceneggiatura originale), a partire dagli anni Ottanta è stato uno dei grandi astri del cinema mondiale.

La sua cinematografia ha attraversato delle fasi ben precise e scandite nel tempo. Quattro “periodi“, che hanno incanalato il suo stile e i temi che ha trattato. E ognuno di questi periodi ha dei film simbolo, che spesso sono diventati dei veri e propri cult. Cerchiamo di ripercorrerli insieme.

Gli inizi di Pedro Almodóvar

Nato a Luis Buñuel—nella regione di Castiglia-La Mancia—il 25 settembre del 1949, Almodóvar cresce in una famiglia delle media borghesia spagnola. A otto anni si trasferisce con il padre e la madre nella regione dell’Estremadura, dove inizia a studiare dai salesiani.

La grande passione del giovane Almodóvar, fin da bambino, è il cinema. E a soli 16 anni convince la famiglia ad iscriverlo alla Scuola Nazionale di Cinema di Madrid. Una volta diplomato, però, non entra subito nell’ambiente. Inizia infatti a lavorare come impiegato alla società di telecomunicazioni spagnoli Telefonica.

Il lavoro, però, nonostante lo mantenga, non lo entusiasma. E parallelamente, nel tempo libero, inizia a collaborare con diversi artisti underground. Entra nella compagnia teatrale Los Goliardos, si interessa alla pubblicazione di fumetti, e scrive per diverse riviste indipendenti di Madrid.

Nel 1980, infine, decide di lavorare al suo primo lungometraggio. E inizia definitivamente la sua carriera come regista. La sua prima produzione è serrata, e incontra il gusto di un pubblico colto e di nicchia. Ma pian piano la sua fama si espande: prima in Spagna, e poi nel resto del mondo.

E questa crescita segue appunto il flusso delle quattro stagioni tematiche e stilistiche che hanno innervato la sua produzione.

Il periodo sperimentale

I primi film del regista spagnolo, anche considerato l’ambiente underground in cui si era formato, sono fortemente sperimentali. Comprende i suoi primi quattro film: Pepi, Luci e Bom e le altre ragazze del mucchio, Labirinto di Passioni, e Che ho fatto io per meritare questo?. 

Al di là dell’approccio tecnico, in cui Almodóvar sperimenta le tecniche di ripresa e utilizzo del tempo narrativo, queste prime opere mettono in mostra la “Spagna sotterraneapostfranchista. Un paese in rinascita, ma che nasconde ai margini tutta una serie di personaggi che il regista intende raccontare.

Giovani lesbiche che vogliono mettere la propria verginità in vendita, spacciatrici eroinomani che si rifugiano nei conventi e fanno assumere LSD alle suore, famiglia delle media borghesia che devono affrontare il tema-tabù dell’omosessualità. In questi primi film insomma, nonostante le sperimentazioni, il regista mette in mostra alcuni dei suoi temi ricorrenti: le figure femminili di margine, e l’omosessualità.

Il periodo del perfezionamento di Almodóvar

A partire dal 1986, il regista spagnolo entra in una nuova fase. In cui mette a punto uno stile proprio, e comincia ad approfondire le tematiche che si sono già intraviste nei suoi primi film, ma che col passare del tempo diventeranno dei veri e propri leitmotiv.

Di questa fase di transizione fanno parte altri sei film: MatadorLe leggi del desiderio, Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Lègami!, Tacchi a spillo, e Kika – un corpo in prestito

I toni di queste opere sono più intimi, e meno legati—anche se non del tutto estranei—a quell’aura di sottocultura che aveva segnato i primi film. Si concentrano maggiormente sui personaggi e sugli aspetti emotivi della trama. Grazie a questi film Almodóvar riesce a farsi conoscere a livello prima nazionale—dove diventa un regista affermatissimo—e poi internazionale. Ottiene infatti la prima candidatura all’Oscar nel 1989, con Donne sull’orlo di una crisi di nervi. 

Il periodo dell’impegno sociale

Il regista spagnolo entra nella sua terza fase a metà degli anni Novanta. Sperimentando un cinema più sintonizzato sulle dinamiche sociali. Le sue storie cominciano ad avere un taglio più ampio, un respiro che si collega non soltanto ad un aspetto intimista, ma riesce a scandire il ritmo della contemporaneità.

Di questo periodo fanno parte cinque film: Il fiore del mio segretoCarne trémula, Tutto su mia madreParla con lei La mala educaciónE consacrano definitivamente la carriera del regista, che grazie al film cult Tutto su mia madre, nel 2000 vince il Premio Oscar per il miglior film straniero.

Ormai i temi ricorrenti del regista—la passione omosessuale, le condizioni delle donne nella società moderna, e la vita degli emarginati—sono riconoscibili e stabili.

Il periodo introspettivo

Dopo gli anni della consacrazione, l’opera del regista è tornata a concentrarsi maggiormente su toni più personali e intimi. Meno legati al racconto della società. È l’ultima fase del suo percorso artistico, quella attuale. Ed è partita a metà degli anni Zero.

Di questo periodo fanno parte cinque film: VolverGli abbracci spezzati, La pelle che abitoGli amanti passeggeri, Julieta e il suo ultimo lavoro, Dolor Y Gloria, presentato al Festival di Cannes 2019, con Antonio Banderas, suo alter ego cinematografico, che in in questo film interpreta il regista stesso, in una lunga confessione, un testamento morale, forse la pellicola più autobiografica di Almodóvar che racconta il dolore privato e i successi pubblici della sua lunga vita.

Una storia intima e autoironica che mette a nudo la vita del regista: la droga, i molteplici problemi di salute, le passioni omossesuali e l’amore per la madre. Un film che con delicatezza tira le somme di un’intera vita e ne delinea il suo obiettivo primario: scrivere film per quanto dolore possano causare.

Immagini: Copertina via Wikimedia Commons – foto di Gorupdebesanez