Come dire la stessa cosa in 99 modi diversi: gli

Come dire la stessa cosa in 99 modi diversi: gli "Esercizi di stile" di Queneau

Di solito, associamo l’idea del tema con variazioni alla musica classica, che ce ne offre molti esempi, illustri, come le Variazioni Goldberg di Bach. Proprio l’ascolto di un’opera speculativa di Bach (L’arte della fuga) in un concerto alla Salle Pleyel, nella Parigi del 1927, invogliò Raymond Queneau a tentare un esperimento letterario prima di allora mai compiuto: un tema con variazioni fatto di parole anziché di note. Si tratta di Esercizi di stile, che solo Umberto Eco si è cimentato nell’impresa di tradurre in italiano.

Raymond Queneau (1903-1976) è stato un geniale scrittore francese del ‘900, dalla formazione eteroclita, fuoriuscito dal surrealismo nel 1929. Appassionato di matematica, scacchi, mistica. Scrisse moltissimo e, per iniziare a conoscere la sua scrittura graziosa e deliziosamente evasiva come la musica di Francis Poulenc, ci si può avvicinare a tre libri fondamentali: Zazie nel metro (da cui Louis Malle trasse un film), Esercizi di stile e I fiori blu.

Fondò l’Oulipo, un “laboratorio di scrittura potenziale” composto da scrittori e matematici di lingua francese (e non solo: c’era anche Calvino) dedicato alla ricerca creativa sulle regole formali in letteratura. In tale “officina” avevano un ruolo decisivo le “costrizioni”, limitazioni formali autoimposte che trasformavano la scrittura di un libro in qualcosa in bilico tra la formulazione rigorosa di una regola e il gioco: è tale ad esempio La scomparsa di Georges Perec, parodia di romanzo giallo in cui non compare mai la vocale ‘e’.

99 storie diverse o la stessa storia raccontata in 99 modi diversi?

L’edizione definitiva di Esercizi di stile (1969) deve molto all’attività dell’Oulipo. Questo libro bizzarro è un agglomerato di 99 variazioni di una stessa trama volutamente banale. La prima di esse, “Notazioni”, per la sua perspicuità può essere presa per il “tema” da variare. Si dipana tra una corsa in autobus e un incontro davanti alla stazione di Parigi Saint-Lazare (dove è stata scattata la splendida foto di Henri Cartier-Bresson che vedi sotto).

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore più tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: “Dovresti far mettere un bottone in più al soprabito”. Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

HenriCartierBresson…#DerrierelaGareSaintLazare…#Molevanvitellianancona…

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In un’esplorazione semiseria dell’ars rhetorica nel suo complesso, Queneau ce lo racconta altre 98 volte. C’è il resoconto in forma di sonetto, in versi liberi, o nel metro tanka, antenato dell’haiku giapponese. In “Retrogrado”, leggiamo la storia al contrario. In “Pronostici”, al futuro. In “Precisazioni”, con tanti inutili dettagli. “Svolgimento” è un tema di quinta elementare: “Ieri la maestra ci ha portato a fare la consueta gita in autobus (linea S) per fare interessanti esperienze umane e capire meglio i nostri simili…”

Dal comunicato stampa al latino maccheronico: come giocare con gli stili

Comunicato stampa” è il lancio ridicolo di un libro:

Chi ha detto che il romanzo è morto? In questo nuovo e travolgente racconto l’autore […] fa rivivere con asciutto e toccante realismo dei personaggi a tutto tondo […] La trama ci parla di un eroe, allusivamente indicato come il Passeggero, che una mattina si imbatte in un enigmatico personaggio, a sua volta coinvolto in un duello mortale con uno sconosciuto. Nella allucinante scena finale, ritroviamo il misterioso personaggio dell’inizio che ascolta con assorta attenzione i consigli di un ambiguo esteta. Un romanzo che è al tempo stesso di azione e di stranite atmosfere, una storia di terso e spietato vigore, un libro che non vi lascerà dormire.

C’è poi lo stile “evocativo” che assumiamo quando annoiamo gli altri col racconto di un sogno. E notazioni relative a ciascuno dei cinque sensi, uno alla volta. Trovi tutti i brani qui.

Se vuoi ripassare qualche figura retorica, inoltre, non c’è che da scegliere. Non ricordi cos’è l’omoteleuto?

Un giorno d’estate, tra genti pestate come patate su auto non private, vedo un ebète, le gote devastate, le nari dilatate, i denti alla Colgate, e un cappello da abate con le corde intrecciate. Un di razze malnate, con le mani sudate, le ciglia corrugate, gli dà delle mazzate sulle reni inarcate, e il primo, come un vate, con frasi apostrofate, gli grida ‘ma badate! E andate a prendervi a sassate!’. Poi si gira a spallate, e ha già posate le natiche ingrassate […].

Claude Monet - La Gare Saint-Lazare, 1877. Via

Claude Monet – La Gare Saint-Lazare, 1877. Via

Perché rileggere “Esercizi di stile”

Sicuramente perché è una lettura che diverte. Vi si nota una qualità fondamentale di Queneau definita da Stefano Bartezzaghi “balordaggine del pensiero”. Inoltre, il suo principale insegnamento sarà interessante per chi ama la letteratura e il linguaggio: non c’è un confine preciso che separi l’espressione dal contenuto. Per rendertene conto, puoi leggere il paragrafo “Metaforicamente”: di primo acchito, stenterai a riconoscere il testo base. Infine, è uno dei tanti modi per ricordare l’intelligenza di Umberto Eco: la sua traduzione è una riscrittura, di cui Eco dà conto nell’introduzione.

Qui un’ampia pagina di approfondimento di Radio3 su Raymond Queneau, con Stefano Benni che legge I fiori blu

Immagine: Copertina di HealthyMond