Gli ultimi samurai giapponesi in queste foto a colori di fine ottocento

Gli ultimi samurai giapponesi in queste foto a colori di fine ottocento

Nonostante nell’ultimo secolo il Giappone sia completamente cambiato, il paese nipponico conserva ancora delle tradizioni ataviche e delle meraviglie culturali intatte: l’albergo più antico del mondo, attivo dal 705 d.C. e ubicato nei pressi del Monte Fuji; il paesino Ine no Funaya, una sorta di piccola Venezia mai intaccata dall’urbanizzazione; l’antica festa dell’Hanami—il periodo tra aprile e maggio in cui fioriscono i ciliegi—risalente al VII secolo d.C. e tanto cara ai Samurai.

Nell’iconografia classica, infatti, il fiore di ciliegio è sempre stato paragonato al guerriero: rappresenta al contempo tanto la sua grandezza quanto la sua caducità. Ma questa metafora si è purtroppo del tutto polarizzata sulla sua fragilità, quando, dall’inizio del periodo di modernizzazione del Giappone, la figura del samurai è lentamente sparita.

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La società giapponese inizia ufficialmente a cambiare a partire dal 1868, momento in cui l’imperatore Meiji decide di cambiare la politica del paese. Smantellando poco a poco l’antico sistema feudale, l’imperatore spezza un isolamento durato circa 200 anni e apre le porte del Giappone all’Occidente.

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Da quel momento, i samurai che rappresentano il 10 percento della popolazione nipponica e detengono un enorme potere, iniziano a perdere gradualmente il diritto di essere l’unica forza armata della nazione e il diritto di portare la propria spada nei luoghi pubblici. Fino a sparire del tutto agli inizi del Novecento.

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Al di là del fatto che la figura del samurai faccia ormai solo parte della storia e dell’iconografia del Giappone, il suo fascino resta, però, totalmente immutato. Tanto che queste foto d’epoca, scattate alla fine dell’Ottocento e restaurate a colori, rimangono degli importantissimi reperti di una filosofia, basata su dedizione e fedeltà, ormai impossibile da replicare.

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