Questo fotografo mostra Palmira prima e dopo la distruzione

Questo fotografo mostra Palmira prima e dopo la distruzione

Palmira, per secoli, è stata chiamata la “sposa del deserto“. I viaggiatori e i mercanti, fin dal I secolo a.C. la attraversavano per raggiungere Roma o la Cina. Il suo nome in aramaico è Tadmor, “palma”. La città si trova, infatti, in un’oasi sul fiume Eufrate ed è antichissima, le prime attestazione si trovano negli archivi degli assiri nel XIX secolo a.C. È citata anche nella Bibbia.

Fino a poco tempo fa Palmira era un sito archeologico protetto. A Palmira si trovava un tempio dedicato all’antico Dio Baal, archetipo di Zeus, una via di colonne che portava al santuario di Nabu, una divinità antichissima della Mesopotamia e altri siti storici. Culturalmente Palmira ha assimilato anche l’arte romana, erigendo le terme di Diocleziano e un teatro romano, edificati entrambi nel II secolo d.C.

Ma perché parliamo al passato? In seguito alla guerra civile in Siria, Palmira è stata parzialmente distrutta.

Un patrimonio che quella città conservava da millenni, come il tempio di Baalshamin e quello di Bel, è stato devastato. A confermare il terribile avvenimento sono state le prime foto satellitari scattate dalle Nazioni Unite. Oltre il danno la beffa: secondo un giornalista inglese i reperti delle rovine sarebbero inoltre stati messi in vendita sul mercato nero internazionale.

Palmira è stata liberata soltanto il marzo scorso. Joseph Eid, un fotografo dell’agenzia AFP si è recato qualche settimana fa sul posto e ha scattato una serie di foto che mostrano i danni della città. Per far capire cosa è andato perso per sempre, Eid ha confrontato lo scenario presente di Palmira con scatti di due anni prima dalla stessa prospettiva, mostrando il terribile cambiamento.

Il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim ha affermato che purtroppo risultano distrutti i due templi, le torri funerarie e l’arco di Trionfo. “Per ristrutturare quello che è stato distrutto”, ha detto il direttore al Times of Israel: “Serve l’aiuto dell’UNESCO, degli archeologi e degli esperti di tutto il mondo, per riportare all’antico splendore questo patrimonio dell’umanità intera”.

Immagine via Flickr